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I parametri in base ai quali abbiamo stilato l'indice di indipendenza (IDI) sono:
In una tabella al fondo di questa pagina è riportato lo schema complessivo attraverso il quale avviene l’elaborazione del punteggio.
Misura la situazione di fatto in cui si trova un determinato territorio attraverso tre sottoparametri:
Questi sottoparametri vanno a formare un sub-indice (da 0 a 5 punti) così composto:
Se il sub-indice varia tra 3 e 5, il punteggio assegnato all’indipendenza politica è di 2 punti; se il sub-indice varia tra 1 e 2, il punteggio assegnato all’indipendenza politica è di 1 punto; se il sub-indice è uguale a 0, anche il punteggio assegnato all’indipendenza politica sarà di 0 punti.
E' il parametro ritenuto più importante, l'unico a cui si assegnino fino a tre punti. Misura la tensione della popolazione e/o delle istituzioni politiche verso l'indipendenza (più il punteggio è alto, maggiore è la propensione all’indipendenza). Tale parametro è anche quello più difficilmente valutabile in termini oggettivi.
Noi terremo conto della presenza di movimenti di liberazione e di forze politiche indipendentiste, facendo eventualmente riferimento anche alla formulazione delle istanze indipendentiste attraverso canali istituzionali (per esempio i referendum sull’indipendenza). Non ci nascondiamo, tuttavia, che la valutazione dell’effettiva rilevanza di questi elementi rimane fortemente legata alla nostra personale sensibilità.
Occorre tenere distinta l'ipotesi in cui un territorio voglia staccarsi dallo stato dominante per divenire a sua volta uno stato indipendente (nel qual caso otterrà il massimo punteggio: es. Somailand) dall'ipotesi in cui un territorio voglia staccarsi dallo stato dominante per unirsi a un altro stato (nel qual caso otterrà il punteggio minimo: es. Abkhazia).
Viene calcolata la distanza tra il territorio dipendente e lo Stato dominante, distinguendo tra territori continentali e insulari. A distanza maggiore corrisponde un punteggio più elevato. La distanza è misurata dal capoluogo del territorio al lembo di costa più vicino dello Stato dominante.
Per quanto riguarda i territori continentali, si considera se territorio dominante e territorio dominato si trovano o meno sul medesimo continente e, se sì, se sono o meno confinanti. Per quanto riguarda i territori insulari, il riferimento è costituito dalle 200 miglia marine della zona economica esclusiva (convenzione di Montego Bay del 1982).
Si asegnano 2 punti se i territori continentali si trovano in un altro continente e se quelli insulari sono distanti più di 200 miglia e altri stati sono più vicini di quello dominante.
Si assegna 1 punto se i territori continentali si trovano nello stesso continente ma non confinano e se quelli insulari sono più distanti di 200 miglia, ma nessuno stato è più vicino di quello dominante; oppure sono più vicini di 200 miglia ma c'è almeno un altro stato più vicino.
Si assegnano 0 punti se i territori continentali confinano con lo Stato dominante o sono all'interno di esso e quelli insulari sono più vicini di 200 miglia e nessun altro stato è più vicino di quello dominante.
Questo parametro è il più delicato, perché potenzialmente foriero di gravi fraintendimenti. Lo scopo è di individuare un parametro il più possibile semplice attraverso cui registrare la differenza esistente tra due popolazioni residenti, rispettivamente, in un territorio dominante e in un territorio dominato (si pensi, per fare un esempio eclatante, alla popolazione francese rispetto alla popolazione della Nuova Caledonia).
Prendiamo, a tal fine, in considerazione le differenze somatiche, religiose e linguistiche.
Quanto alle prime (le differenze somatiche), siamo consapevoli che si tratta di caratteristiche esteriori che rivestono scarso o nullo significato dal punto di vista biologico. Come spiega il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza (cfr. Geni, popoli e lingue, Adelphi, Milano 1996) tutti gli uomini esistenti sulla terra appartengono a un’unica specie, l’Homo sapiens, e sono tutti connotati da una sostanziale uniformità genetica. Le differenze esistono, ma sono minime, al punto che non ha alcun senso parlare di razze umane. Non si può negare, tuttavia, che esistono differenze somatiche tra gli individui, che permettono di distinguere, quantomeno, gli abitanti originari dei cinque continenti gli uni dagli altri. La differenza tra i caratteri somatici (o, per meglio dire, antropometrici) è l’esito della selezione naturale dovuta al clima, che ha permesso, in ogni parte del mondo, agli individui di adattarsi progressivamente alle condizioni climatiche in cui si sono ritrovati a vivere. Nonostante, come già detto, a tale differenza somatica non corrisponda alcuna significativa differenza dal punto di vista genetico, è innegabile tuttavia che, sul piano culturale, tali differenze abbiano esercitato e tuttora esercitino un’influenza notevole sulla maniera in cui le persone percepiscono se stesse, identificano i loro simili e individuano «gli altri». È per questo che prendiamo in considerazione, come elemento del criterio che definisce la disomogeneità di popolazione, le differenze somatiche, per la loro effettiva influenza sulla vita degli uomini, al di là dell’assodata loro insignificanza dal punto di vista biologico.
Per non esagerare l’influenza di questo fattore, faremo riferimento ai seguenti tipi antropometrici: (1) nativi americani; (2) europei; (3) medio-orientali; (4) africani; (5) indiani; (6) asiatici; (7) aborigeni dell’Oceania.
Non pone particolari problemi il secondo elemento compositivo del criterio, la differenza di credo religioso, che distinguiamo in differenza di religione (per esempio tra cristiani e mussulmani) e in differenza di confessione (per esempio, nel cristianesimo, tra cattolici e protestanti o, nell’islam, tra sunniti e sciiti). Naturalmente due popolazioni che appartengono a religioni diverse sono maggiormente disomogenee di due popolazioni che appartengono a confessioni diverse.
Di nuovo complicato è l’ultimo elemento, quello che misura la differenza linguistica. Il problema, questa volta, è di natura pratica, non teorica. Che esistano differenze linguistiche è, infatti, dato di comune esperienza, così come è scientificamente assodato che le varie lingue esistenti siano tra di loro legate da rapporti di parentela (al punto che alcuni studiosi teorizzano la derivazione di tutte le lingue, vive e morte, da un’unica lingue madre ancestrale; altri, al contrario, propendono per l’esistenza di più lingue originarie). Il problema è che la ricostruzione delle aggregazioni linguistiche (le cosiddette famiglie, in cui sono raggruppate le lingue simili) è frutto di scelte (almeno in parte) arbitrarie compiute dagli studiosi, con il risultato che non esiste una ricostruzione condivisa.
Noi seguiremo la ricostruzione proposta da Meritt Ruhlen (cfr. L’origine delle lingue, Adelphi, Milano 2001), che raccoglie tutte le circa 5000 lingue parlate oggi sulla terra in diciannove grandi famiglie, e più precisamente: (1) Khoisanide; (2) Niger-kordofaniana; (3) Nilosahariana; (4) Afroasiatica; (5) Caucasica; (6) Indoeuropea; (7) Uralica-yukaghir; (8) Altaica; (9) Ciukci-camciatca; (10) Eschimo-aleutina; (11) Dravidica; (12) Sinotibetana; (13) Miao-yao (Austrica); (14) Austroasiatica (Austrica); (15) Daiac (Austrica); (16) Indopacifica; (17) Australiana; (18) Nadene; (19) Amerinda.
Così come per il credo religioso, anche con riguardo alla lingua considereremo sintomi di maggiore disomogeneità il parlare lingue appartenenti a diverse famiglie linguistiche (per esempio l’italiano e il cinese) piuttosto che lingue diverse, ma appartenenti alla medesima famiglia (per esempio l’italiano e il francese).
Riassumendo, la disomogeneità di popolazione è calcolata secondo tre sottocriteri:
Questi sottocriteri formano, a loro volta, un sub-indice (da 0 a 7 punti) così composto:
Se il sub-indice varia tra 4 e 7, il punteggio assegnato alla disomogeneità di popolazione è di 2 punti; se il sub-indice varia tra 1 e 3, il punteggio assegnato alla disomogeneità di popolazione è di 1 punto; se il sub-indice è uguale a 0, anche il punteggio assegnato alla disomogeneità di popolazione sarà di 0 punti.
La concreta misura del parametro in questione risente della circostanza che difficilmente le popolazioni dello stato dominante e del territorio dominato possono essere trattate come un tutto omogeneo. In molti casi in un determinato stato o territorio convivono tipi antropometrici dversi, si professano religioni o confessioni differenti, si parla una pluralità di lingue.
In tal caso, se all'interno del terriorio dominato è presente una cospicua minoranza somatica, religiosa o linguistica, tale presenza viene, per ciascuna caratteristica, valorizzata assegnando al sottocriterio interessato il punteggio intermedio.
Si esaminano le rivendicazioni internazionali. Viene applicato un bonus di 1 punto a quei territori che non suscitino particolari interessi presso Stati sovrani diversi da quello dominante. Questo perché l’assenza di rivendicazioni viene valutata come sintomo di un possibile riconoscimento d’indipendenza.
Secondo quanto riportato presentiamo qui la tabella riassuntiva dei punteggi assegnati a ogni parametro:
| INDIPENDENZA POLITICA | PROPENSIONE ALL'INDIPENDENZA | DISOMOGENEITA' GEOGRAFICA CON LO STATO DOMINANTE | DISOMOGENEITA' DI POPOLAZIONE CON LO STATO DOMINANTE | CONFLITTUALITA' INTERNAZIONALE |
| - | 3 PUNTI È in corso una lotta di liberazione, anche non violenta o tale lotta è cessata perché di fatto si è ottenuta l'indipendenza. |
- | - | - |
| 2 PUNTI Si tratta di uno Stato di fatto indipendente (anche se non riconosciuto come tale di diritto) oppure di un territorio dotato di una ampia e garantita forma di autogoverno. Il sub-indice varia tra 3 e 5. |
2 PUNTI C’è un radicato movimento politico indipendentista, anche non maggioritario, ma che incide in modo determinante nella vita politica dello Stato sovrano (ad es. concorre alla guida democratica del territorio). |
2 PUNTI Il territorio in questione è estremamente lontano dalla madrepatria; se essi sono separati solo dal mare, ci sono altri stati sovrani più vicini del territorio dominante. |
2 PUNTI La maggioranza della popolazione del territorio dipendente è radicalmente diversa da quella dello Stato dominante. Il sub-indice varia tra 4 e 7. |
- |
| 1 PUNTO Si tratta di un territorio dotato di una scarsa possibilità di autogoverno o direttamente amministrato dallo Stato dominante, ma non equiparato alle unità amministrative della madrepatria. Sono comprese anche le regioni o le province autonome e le forme di autonomia ampie ma non garantite. Il sub-indice varia tra 1 e 2. |
1 PUNTO C’è un movimento politico indipendentista minoritario e senza un seguito popolare rilevante. Questo movimento non ha alcuna possibilità di portare all'indipendenza (ad es. in caso di un referendum, più del 75% della popolazione ha votato o voterebbe contro l'indipendenza). |
1 PUNTO Il territorio considerato è lontano dalla madrepatria oppure è vicino ma altri stati sono più vicini a esso. |
1 PUNTO La maggioranza della popolazione del territorio dipendente è diversa da quella dello Stato dominante. Il sub-indice varia tra 1 e 3. |
1 PUNTO Nessuno Stato rivendica il territorio dipendente, oppure la rivendicazione riguarda una parte trascurabile della sua superficie. |
| 0 PUNTI Si tratta di un territorio completamente integrato nel sistema politico e amministrativo dello Stato dominante. Il sub-indice è uguale a 0. |
0 PUNTI È politicamente e socialmente schiacciante la volontà di mantenere la dipendenza con lo Stato dominante. Non si è mai arrivati all'istituzione di un referendum. |
0 PUNTI Il territorio confina con la madrepatria, è all'interno di essa oppure è un'isola vicina. |
0 PUNTI La maggioranza della popolazione del territorio dipendente è la stessa di quella dello Stato dominante o il territorio è privo di popolazione (salvo ricercatori, militari, ...) Il sub-indice è uguale a 0. |
0 PUNTI Almeno un altro stato rivendica il territorio dipendente. |
2-3 punti: INDICE DI INDIPENDENZA BASSO
4-6 punti: INDICE DI INDIPENDENZA MEDIO
7-10 punti: INDICE DI INDIPENDENZA ALTO