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Nilo breve | Viaggio di Clara Zanni

E cosí cosa porti con te dell’Egitto? Sicuramente la bellezza incomparabile dei dipinti che ornano le tombe della Valle dei Re, la grandiositá della sala ipostila del tempio di Karnak e la maestria degli artisti che sopravvive al passare del tempo e ancora oggi ci riempie di ammirazione.

  • Itinerario: Cairo - Giza - Saqqara - Menfi - El Minya - Beni Hasan - Tell al Amarna - Sohag - Abydos - Dendera - Luxor - Edfu - Komombo - Aswan - Abu Simbel

  • Periodo: 26 dicembre 2007 - 5 gennaio 2008

  • Giorni: 11

  • Tipo di viaggio: avventure nel mondo

  • Mezzi di trasporto: pulmino con autista

  • Costo: 1.500 euro (1.000 viaggiare, 250 dormire e mangiare, 250 visitare e comprare)

Racconto di viaggio

Si arriva al Cairo in una tiepida notte invernale egiá si intuisce che il piumino rimarrá in valigia per 10 giorni. Il caos stradale cittadino è impressionante e il giorno dopo se ne avrá conferma. I taxi che ci scarrozzano tra cittadella, suq e museo archeologico sfrecciano nel traffico a colpi di clacson, in un codice morse tutto loro che peró pare funzioni: incidenti non se ne vedono. Ma il tuo sistema nervoso ne esce provato.

Il tempo al Cairo è poco bisogna concentrare tutti gli aspetti di questa cittá in un solo giorno; ecco che allora la cittá musulmana e il museo archeologico mischiano il loro fascino fino a rendere difficile reggerne il “peso”. Siamo solo all’inizio di questo viaggio, e uno dei piú grandi tesori della cultura egizia si presenta ai nostri occhi, il tesoro di Tutankhamon giá da solo merita la visita del museo. Il giorno dopo è la volta delle Piramidi di Giza e della Sfinge, imponenti e maestose. Sembrano sfidare tempo e spazio, vorresti far sparire tutte le altre centinaia di turisti che in qualche modo ti impediscono di cogliere appieno la forza quasi sovrumana che trasmettono. Da qui in avanti sará un susseguirsi di templi, tombe e siti in un percorso che termina ad Abu Simbel, potente da togliere il fiato, da far girare la testa …sindrome di Stendhal da manuale.

Ma esci dal Cairo e l’altra faccia dell’Egitto ti colpisce con altrettanta forza: ecco la povertá, la miseria, il fango e la sporcizia che molti, troppi egiziani conoscono quotidianamente. Avverti quanto questa gente sia davvero lontana culturalmente da te. Non ci sono giudizi di merito in questa affermazione, ma solo il profondo senso di estraneitá provato nell’avvicinarsi a un mondo cosí vicino nello spazio e cosí lontano nel tempo. Gli antichi egizi erano cosí succubi del potere teocratico dei loro faraoni da dedicare la loro vita a un lungo, interminabile lavoro di scalpello, annichiliti dalla necessitá di permettere al loro sovrano di continuare a vivere in eterno. Non sembra forse lo stesso giogo che accettano gli egizi moderni che negli anni passati hanno trascorso giorni, mesi, anni a togliere il limo depositatosi sulle colonne del tempio di Philae, semi-sommerso dalla prima diga, per salvarlo dalla seconda che l’avrebbe perso per sempre? O che adesso trascorrono la loro vita con la schiena piegata a lavorare la terra dei campi attorno al Nilo, verde sí, ma sempre meno fertile perché non arriva piú il limo a nutrirla?

E cosí cosa porti con te dell’Egitto? Sicuramente la bellezza incomparabile dei dipinti che ornano le tombe della Valle dei Re, la grandiositá della sala ipostila del tempio di Karnak, la maestria degli artisti che sopravvive al passare del tempo e ancora oggi ci riempie di ammirazione, la confusione di nomi di faraoni e dinastie, che solo qualche aneddoto riesce a fissare nella memoria (come dimenticare Akhenaton, il faraone eretico, Hatshepsut, l’unica donna faraone, o Ramses II, innamorato di sé oltre che della splendida Nefertari). Ma soprattutto ti rimane impresso nella mente l’enorme divario tra ricchezza e povertá, in un paese che ha risorse energetiche e acqua ma che non sa distribuirle in modo equo tra la popolazione.

Consigli

POSTI EVITABILI: il Villaggio Nubiano è una baraccopoli di fango; non occorre andare fin lí per essere consci di come la gente di Nubia abbia pagato in prima persona per la costruzione della Grande Diga. L’UNESCO ha fatto tanto per salvare i siti archeologici, ma che cosa si è fatto per questa popolazione che è stata privata delle sue terre? Altrettanto la Grande Diga è una delusione, sembra un semplice terrapieno, niente a che vedere con la grandiositá delle nostre.

CONTRATTARE: ho trovato sfiancate la contrattazione in Egitto. Il Marocco non è nulla al confronto. Si contratta su tutto, anche sull’acqua. Mediamente sparano prezzi 10 volte piú alti del sensato, si risponde con 1/10 e prima di arrivare a una conclusione accettabile l’equilibrio psicofisico è messo duramente alla prova. Tutto ció poi per un assortimento di carabattole impressionante, non esiste un vero e proprio artigianato interessante. Un suggerimento? Far credere di essere all’ultimo giorno di viaggio con gli ultimi soldi disponibili: accettano tutto a quel punto anche di scendere da 20 a 2 euro senza contrattare; provato ben due volte (anche se una delle due oltre agli “ultimi” soldi, ho dovuto cedere anche una penna e un rossetto pressoché finito).

ABBIGLIAMENTO: A cipolla. Il periodo è ideale, si puó girare anche nelle ore centrali della giornata senza patire il caldo. Noi siamo stati fortunati, l’anno scorso è stato un inverno freddo per cui la sera erano necessari pile e piumino; io al massimo camicia e giubbotto leggero (notoriamente peró non patisco il freddo). In generale vedevo gli altri con felpina al mattino, poi in maniche corte e la sera di nuovo felpa e giacca (ma non piumino). Comunque un paio di bermuda e un paio di sandali in valigia li metterei, oltre alle scarpe da ginnastica (assolutamente inutili gli scarponcini da escursionismo). Per le fanciulle, son musulmani, soprattutto nei luoghi meno battuti dal turismo evitare le spalle e le ginocchia scoperte, ma al cairo e Luxor e Assuan ho visto tedesche e affini conciate nei peggio modi.

CROCIERE: Da escludere, si perde la percezione dell’Egitto reale, fatto di case fatiscenti, villaggi di fango e liquami scaricati nei canali d’irrigazione (scena vista con i nostri occhi); non si visitano alcuni siti del medio Egitto, gli unici che siamo riusciti a godere senza frotte di altri turisti ma deserti e quindi ancora piú imponenti. Senza contare che nei porti le navi vengono ormeggiate una attaccata all’altra per cui la vista sul Nilo è sorte fortunata per pochi.

ALIMENTAZIONE: poco varia (pollo grigliato, kebab, kofta e falafel sempre costantemente accompagnati da un montarozzo di riso) e troppo speziata per i miei gusti. Insomma in Egitto non ci si va per la cucina. Sempre valida l’attenzione a non mangiare verdura fresca e bere solo l’acqua in bottiglia. Gli ultimi giorni ho ceduto ai pomodori e non mi è successo nulla, ma forse son solo stata fortunata.

SICUREZZA: capitolo dolente, dopo gli ultimi attentati i turisti vengono scortati ovunque, i trasferimenti tra le localitá si effettuano in carovane di pullman e auto, nessuno è autorizzato a circolare per conto proprio. La presenza della polizia è massiccia, ci sono posti di blocco lungo le strade e i siti sono presidiati. Tutta questo dispiegamento di forze in realtá a volte sembra un proforma, i metal detector presenti ovunque (alberghi, musei, siti, luoghi pubblici) suonano di continuo ma nessuno controlla. Inoltre le grosse carovane hanno l’effetto di ammassare i turisti tutti negli stessi posti e renderli ancora piú evidenti. Insomma se volessero compiere un attentato in Egitto sarebbe facilissimo andare a segno. Comunque non ho particolarmente patito l’onnipresenza della forze dell’ordine, sono tutto tranne che marziali. Personalmente comunque (anche visti i fatti degli ultimi giorni) ho percepito maggiore insicurezza a causa della pessime abitudini di guida degli egiziani, tutti troppo veloci con mezzi malridotti e del tutto indifferenti alle regole, e del pessimo stato dell’impianto stradale.

FOTOGRAFARE: c'è da perdersi a fotografare ogni cosa. Dal paesaggio stupendo e selvaggio ai margini del deserto, ordinato verde e perfetto nei campi coltivati. I villaggi sono fonte di centinaia di persone, per le case, di fango, ma con la parabola e magari la porta coloratissima, le bancarelle per strada, per terra, con mucchi di frutta verdura, in mezzo a carne macellata all'aperto, le persone, giovani, bambini, vecchi; migliaia di volti e di scatti. Purtroppo questa parte e' difficile da immortalare, primo perche' il viaggio in bus non ha quasi soste al di fuori dei siti archeologici, e i soggetti piu' caratteristici non sono nei siti archeologici (anche se qualche chicca la si trova). Secondo perche' le persone a volte non vogliono essere fotografate (e a volte invece si mettono in posa, ma per sicurezza e' meglio chiedere il permesso). Altra fonte di scatti a raffica sono i monumenti e i siti archeologici; purtroppo un cavalletto sarebbe molto utile ma non e' possibile usarlo, se non pagando un biglietto aggiuntivo che in alcuni casi e' pari al biglietto d'ingresso. Nelle tombe e nei siti piu' belli assolutamente negli interni non si puo' fotografare ne videoriprendere, anche senza flash o faretti e ci sono molte persone che controllano. Si puo' tentare di "rubare" qualche scatto al volo, ma data la poca luce e la ressa, e' veramente difficile. Una nostra compagna di viaggio e' stata ripresa perche' il sorvegliante pensava che stesse fotografando, le ha preso la macchina fotografica e ha visulizzato le ultime foto scattate per verificare; quindi se volete provarci, a vostro rischio. Nei posti meno battuti (Beni Hasan e Tell al Amarna) abbiamo contrattato una mancia per il guardiano per farci autorizzare a fotografare; purtroppo la bellezza dei bassorilievi dipindi delle tombe della valle dei re o di Abu Simbel sono rimasti solo nella nostra memoria.