Fu costruito nel 1976 ed è visitato ogni anno da circa 20 milioni di pellegrini. Di che cosa stiamo parlando?
Un viaggio in Namibia lo desideravo ormai da qualche anno, senza capire realmente perché ero cosí affascinata da questa meta in particolare. L’ho capito appena arrivata, appena abbiamo cominciato a percorrere i primi chilometri lungo le piste di questo paese quasi disabitato.
|
Un viaggio in Namibia lo desideravo ormai da qualche anno,senza capire realmente perché ero cosí affascinata da questa meta in particolare. L’ho capito appena arrivata, appena abbiamo cominciato a percorrere i primi chilometri lungo le piste di questo paese quasi disabitato (2,5 ab/kmq, la piú bassa densitá al mondo), dove domina la forza e la bellezza della natura ancora padrona incontrastata, in cui la presenza umana si avverte appena. In realtá nelle poche cittá esistenti l’uomo sta cominciando a far danni, ma la natura stessa gli si sta rivoltando contro.
A Walwis Bay la deviazione del corso d’acqua per facilitare l’estrazione del sale sta provocando la desertificazione dell’area, ma ora la sabbia minaccia di ricoprire la piccola cittá. Non si pensi peró di trovare sempre gli stessi paesaggi davanti agli occhi, si rimane affascinati dalla varietá di ambienti che caratterizzano questo paese. Il mio consiglio è di cercare di visitarlo tutto, da Sud a Nord, ma per questo servono almeno tre settimane. Chiaramente non ci si puó affidare ai mezzi pubblici, assolutamente inesistenti, ma guidare sulle piste sterrate non è difficile, anche se la guida è a sinistra, si viaggia per ora senza incontrare anima viva e siccome non piove mai, a parte al nord al confine con l’Angola nel periodo invernale, lo stato delle strade è ottimo. Raccomandano peró di non viaggiare dopo il tramonto, in quanto non esiste illuminazione lungo le strade, e di avere sempre la ruota di scorta, perché forare non è cosí infrequente.
L’unica zona poco sicura dal punto di vista di possibili attacchi da parte della popolazione locali è nella zona del Caprivi, a nord verso il Botswana, dove ci sono tensioni sociali, ma lí non permettono di entrare senza guida. Per il resto la gente, quella poca che si incontra purtroppo, è molto amichevole e disponibile: entrati unici bianchi nell’unico bar trovato aperto la sera a Swakopmund siamo stati persino invitati a ballare. Come in Sudafrica, di cui la Namibia è stata protettorato fino a pochi anni fa dopo essere stata colonia tedesca (di cui di vedono le tracce nell’architettura di Luderitz e Swakopmund), i neri sono la maggioranza, ma i bianchi detenngono ancora il potere economico. La Namibia non è ancora indipendente economicamente in quanto il Sudafrica le ha dato l’indipendenza mantenendo peró il diritto di sfruttamento per 99 anni sulle uniche ricchezze del paese, diamanti e sale.
Descrivere la Namibia in poche righe è impossibile, altrettanto capire che cosa affascina maggiormente. Noi partendo da Windhoek, la capitale posta su un altopiano al centro del paese, siamo scesi al sud, verso la Quiver Tree Forest, foresta pietrificata di alberi d’aloe, le sorgenti calde di Ais-Ais e lo spettacolare Fish River Canyon, il secondo al mondo dopo il Grand canyon…ma meno affollato! Di lí siamo risaliti lungo la costa incontrando via via tutti i colori del Namib, il deserto piú antico del mondo. A Sossuvlei domina il rosso, soprattutto se si ha la forza di svegliarsi alle 4 per godere dell’alba dalla duna 45. Piú a nord le dune giallo ocra di Sandwich Bay e poi la Skeleton Coast grigia e lugubre, sempre coperta di quelle nuvole presagio di tempeste e di naufragi da cui il luogo deriva il nome.
All’interno risplende il sole sui monti dello Spitzkoppe, l’Uluru namibiano pomposamente chiamato il Cervino d’Africa (!) e sulle incisioni rupestri di Twyfelfontein. I primi incontri con tribú locali si hanno al Nord, al confine con l’Angola dove vivono gli Himba in villaggi di fango vicino alle Epupa Falls, mentre nei loro tradizionali costumi le donne Herero sono l’immagine vivente delle monumentali maman del secolo scorso. La Namibia non ci ha ancora peró finito di stupire…ed ecco che gli ultimi giorni trascorsi nel parco dell’Etosha ci permettono di vedere e fotografare animali noti solo attraverso i documentari, gnu, orici, gazzelle, giraffe, zebre, elefanti, leoni, leonesse coi loro leoncini, rinoceronti e perfino il leopardo! Insomma la Namibia ha mantenuto le sue promesse…e anche di piú!