Fu costruito nel 1976 ed è visitato ogni anno da circa 20 milioni di pellegrini. Di che cosa stiamo parlando?
Tra le migliaia di isole che formano l’arcipelago indonesiano, Giava, Bali e Lombok sono forse le più turistiche ma anche le più ricche di storia e di fascino. Da Yogyakarta, la città delle tre religioni, ci spostiamo verso est e presenziamo alla magnifica alba sul Monte Bromo; poi Bali con le risaie di Tirtagangga, la cena sulla spiaggia di Jimbaran e gli artigiani di Ubud; infine Lombok, dalla deserta striscia di sabbia di Kuta alle paradisiache Gili, isole senza mezzi motorizzati e contornate da un'ininterrotta lingua di sabbia bianca. Inoltre un raro esempio di clima tropicale perfetto per il mese di agosto.
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L’avversario è invisibile e fortissimo. Toglie il respiro e ti copre di un appiccicoso strato di sudore in pochi minuti. Depositati in questa pentola a pressione, esiste un unico sollievo: l’aria condizionata. Riusciamo a ragionare solo chiusi nella nostra veloce gabbia di metallo. Pensiamo alla meta successiva che puntualmente non riusciremo a goderci. E allora attraversiamo gli Emirati Arabi Uniti dietro al finestrino. Come fanno quelle donne a bagnarsi vestite là fuori? E quelle mucche in strada, che contrasto con i luccicanti grattacieli! Siamo immersi nei contrasti. Ci facciamo largo tra i campi di golf e le dune, tra giovani disinibite e rigide osservanti, tra ricchi emiri e operai pakistani. Nella terra del petrolio è racchiuso tutto lo spettro della condizione umana. Non si muore di fame, certo, ma la povertà può essere anche più deprimente, dovendo misurarsi con un’opulenza senza limiti. Su tutto però ha la meglio un’immagine, quella del magnifico Burj Al Arab; ritaglio la sua vela rosa dal cielo e la porto in viaggio con me.
Ora siamo a Yogya, una città che alla fine si è rivelata molto allegra e incasinata, la gente qui ride sempre, parla in continuazione, è a dir poco esuberante. Alloggiamo in un alberghetto abbastanza decente, con un piccolo terrazzino. L’1 pomeriggio siamo partite per Java, dopo un ultimo piatto a base di pesce nel “nostro” localino sulla spiaggia a Lovina. La prima parte del viaggio in bus è stata diciamo impegnativa: un caldo porco, posto vicino al finestrino con sole a picco. Nel paese del porto ci hanno fatto scendere e aspettare più di un’ora un altro autobus, con tanto di aria condizionata e temperatura artica. All’inizio ci siamo messe nella fila davanti, ma poi lo spettacolo della strada e la guida del nostro autista erano davvero troppo “emozionanti”; dopo un paio di frontali mancati abbiamo preferito trasferirci nelle file dietro e non vedere. La sorpresona del viaggio è stato un inaspettato buono pasto per una specie di self-service dove abbiamo mangiato bene, in compagnia di due madame californiane un po’ in ansia per il fatto di recarsi in un paese musulmano. La mattina siamo sbarcate a Yogya alle 6 e subito la città non ci ha fatto una buonissima impressione. Dopo aver girato più e più alberghetti o troppo brutti o troppo pieni abbiamo trovato questo. Doccia, riposino e poi giro per la città, che nel frattempo si è animata, e la nostra impressione è cambiata. Una serie infinita di negozi e bancarelle che vendono ogni genere/cosa/servizio, moto, carretti, biciclette, un sacco di gente vivace e davvero casinista. Giro per il mercato e il centro commerciale, pranzo lì dentro con orchestra, incontro con tre studenti simpaticissimi usciti da un cartone giapponese. Giro al mercato degli uccelli e dei pesci e della bellissima zona intorno al Water Palace. Tante viuzze con piccole casette e cortili, molto tranquille, ricordava un po’ le isolette della Grecia. Visita al Water Palace, molto bello, e acquisto/sveno del batik (30$). Giro all’Università, incontro con un gruppetto di bimbi in un cortile all’interno nel quale si trova una piccola parete attrezzata per arrampicare e del loro animatore, molto gentile e carino. Ritorno in albergo sopra un carretto trainato da un vecchietto in bici, sensi di colpa di fronte alla sua immane fatica. Poi ci siamo fatte il gran numero: avevamo appuntamento davanti a un alberghetto con Luca e Clara; siamo riuscite a: sbagliare l’albergo (fino a quando ce l’ha fatto scoprire un ragazzo, altrimenti saremmo ancora là), sbagliare l’ora (non sapevamo che a Java ci fosse un'ora di differenza con Bali, quindi avevamo orologi sballati), ma soprattutto sbagliare giorno (io ero convinta che l’appuntamento fosse il 2, invece era l’1!) Grazie a internet siamo riuscite a leggere un messaggio di Luca che ci comunicava l’albergo in cui alloggiano, siamo andate, non c’erano, abbiamo lasciato un messaggio con il nostro indirizzo e alla fine sono arrivati loro.
Attraversare Java in autobus potrebbe essere l’esperienza più elettrizzante della vostra vita. Stipati in roventi mezzi con cinque sedili per fila, sarete schiavi dell’autista, vero signore della strada. Questi nipotini di Nuvolari hanno il vizio del sorpasso e gli altri devono farsi da parte. Provate a sedervi accanto all’autista, un videogioco non potrebbe essere più surreale. I frontali sfiorati saranno innumerevoli, ma all’ultimo i bestioni inferociti riescono sempre a evitare l’incornata. All’interno troverete un’atmosfera rilassata, allietata dai numerosi suonatori che strimpellano scadenti melodie folk e per i quali vi consiglio di tenere sempre una moneta in tasca. La pipì è vietata, non ci si ferma mai, la tabella di marcia va rispettata. Tra venditori di ogni merce, corteggiatori e bambini pulitori potete trovarvi, quasi per caso, ai piedi di un maestoso vulcano.
Viaggio pesantuccio verso Probolinggo, alle 7 eravamo alla stazione dei bus, siamo arrivati alle 17.30. Unica cosa degna di nota la quantità di gente che saliva sul bus per vendere ogni sorta di schifezza da mangiare e bere, ma questo si trova un po’ ovunque; la particolarità locale erano invece i tipi che salivano per suonare la chitarra e cantare, a volte bravi ma a volte davvero suonatissimi (per di più ti strimpellavamo a 5 cm dalle orecchie, peccato non aver fotografato alcune facce di Luca). Da Probolinggo abbiamo preso un altro pulmino che si è arrampicato su per il vulcano. Arrivati abbiamo trovato una specie di albergo-rifugio direi spartano, dove abbiamo mangiato una zuppa con spaghettini di riso e verdure buonissima.
Il cono del vulcano esce dal tunnel della notte e disegna il suo profilo di cartapesta. Un’alba senza eguali di fronte al giustamente celebre Monte Bromo. Una manciata di albe nella mia vita; di questa serberò perenne memoria. Un locale afferma che di qui sia passato anche Trapattoni. Noi non ci crediamo ma se l’hai fatto, Giovanni, immagino anche la tua veloce bocca tacere davanti a questo irripetibile spettacolo.
La picchiata nel cratere del nervoso vulcano è irta di difficoltà respiratorie. Lo zolfo si infila nei polmoni e non riusciamo ad avvicinarci. E’ il prezzo da pagare per avere il privilegio di abbracciare con uno sguardo una bella fetta dell’isola di Java che ci saluta con gli sbuffi dei lontani vulcani, uno in fila all’altro.
Levataccia alle 3.30 (sì proprio 3.30!), vestizione a strati con tutto il contenuto dello zaino più giacche a vento all’ultima moda affittate. Partenza in jeep verso un punto panoramico da dove si è vista l’alba, con affaccio su Monte Bromo, un cono vulcanico che sorge all’interno di un immenso cratere. Alba mozzafiato, emozionante se non fosse per l’affollamento mostruoso. Discesa al cratere e salita al Monte Bromo, affrontando i fumi tossici e puzzolenti di zolfo, da non riuscire a respirare, il tutto arricchito dalla polvere alzata dai cavalli che andavano su e giù. Al ritorno io e Chiara decidiamo di non tornare con la jeep ma a piedi, deliziandoci con una rigenerante e bucolica passeggiata. Ritorno in bemo a Probolinggo, bei paesaggi con terrazze coltivate a ortaggi, ripidissime, che mi hanno ricordato l’Ecuador. Viaggione mostruoso per Bali, con autobus affollato di simpatici scaraffaggini, separazione da Luca e Clara (in realtà è solo un arrivederci), arrivo tardi a Denpasar.
Com’è bello aprirsi un varco tra le risaie con la bicicletta. Salendo verso Tirtagangga, nell’est dell’isola, lo scenario è maestoso. I terrazzamenti propongono sempre nuove combinazioni di forme e colori con veri contadini che si confondono a simpatici spaventapasseri e il sole che si spegne nei piccoli specchi d’acqua. Ci fermiamo a parlare, Clara vorrebbe saperne di più sulla lavorazione delle piantine di riso, ma la comunicazione è ardua e non troviamo le risposte che cerchiamo. In vetta il water palace propone una magica serie di giochi d’acqua che certo sollazzavano il sovrano qualche secolo fa, ma che ora richiedono un po’ di immaginazione. Il ritorno, con le biciclette che tagliano il vento lungo la veloce discesa. Poi il dramma: un’incauta famiglia di polli attraversa la strada quando si avvicina un tir. I due piccoli si affannano e guadagnano l’altra sponda; la mamma che cercava di proteggerli chiude la fila e il mostro urlante non ha pietà. Ora giace lungo il fossato e i due pulcini si avvicinano sconsolati. Di colpo devono diventare grandi e cercare di sopravvivere alla crudeltà di un mondo che non è fatto per loro.
A Bangsal abbiamo nuovamente incontrato, stavolta al primo colpo, Luca e Clara e raggiunto, a bordo di una fantastica barchetta di vimini traballante in mezzo a un mare decisamente mosso e battuto dal vento, l’isola di Gili Meno, la più piccola dell’arcipelago, 400 abitanti e tanti bungalow pronti per accogliere turisti. Dopo varie ricerche ne abbiamo trovato uno sfigatissimo ma tranquillo (naturalmente il più economico). Passeggiata sulla spiaggia e poi pappa a base di calamari ripieni e pescione alla griglia. Il giorno dopo spiaggia e sole, sabbia bellissima, giro per la piccola barriera corallina anche se il mare era un po’ mosso, per la prima volta ho visto Luca in costume su una spiaggia! il potere delle donne! Passeggiata intorno all’isola (questo dà un’idea delle dimensioni), tramonto sulla vicina Gili Trawangan e in lontananza il Gunung Anung di Bali, che sogno! Cena a base di pesce alla griglia (barracuda): con 50.000 Rp (circa 6 euro) ci siamo tolti il disturbo; nanna alle 21.30 (diciamo che è stata una giornata faticosa). Oggi ci siamo spostati di isola, questa è più grande e decisamente più incasinata, troppo direi. Sembra di essere in Grecia, musica a palla, localini fighi assolutamente fuori luogo, un sacco di turisti tra cui un’orda di italiani, dacchè non ne vedevamo ora siamo circondati, ma da dove sono spuntati?? Cosa c’è un diretto Milano – Gili Trawangan??? Oggi però abbiamo fatto un bellissimo bagno con maschera, il mare era molto calmo e trasparente, ci siamo goduti lo spettacolo dei pesciolini tropicali, abbiamo incontrato persino una tartaruga! Nonostante questa dura vita di mare mi manca molto Bali, la sua gente chiacchierona e sorridente, i suoi paesetti pieni di fiori, i piccoli templi, la musica, qui è già un altro mondo. Dopo pranzo salutiamo Luca e Clara che faranno ritorno verso Bali e Java, noi ci avventureremo a Lombok, sono curiosa ma al tempo stesso un po’ timorosa, quest’isola sembra essere molto chiusa e poco ospitale, in passato ci sono stati incidenti con turisti, vedremo se saprà entusiasmarci come Bali oppure no.
Per l'Indonesia e per gli Emirati Arabi Uniti non occorre il visto.
Negli Emirati Arabi Uniti l'unico modo per spostarsi è affittare un'auto, anche perché le alte temperature non consentono di pensare a un altro mezzo. Le cifre sono piuttosto ragionevoli e non occorre la patente internazionale. In Indonesia il mezzo preferito sarà certamente l'autobus, ma quando potete scegliete il treno, più rilassante e sicuro. In autobus non sedetevi mai davanti perché potreste decidere di scendere dopo dieci minuti a causa della guida spericolata degli autisti. A Bali e Lombok non potrete fare a meno di altri mezzi di trasporto più rudimentali: i bemo (specie di grandi auto con una parte posteriore alta e coperta, dotata di panche), i ciddomo (carretti trainati da cavalli), i bajaj (specie di ape car), i becak (carretti trainati da bici) e gli ojek (motociclette con autista). Non dimenticate la bicicletta e la moto per brevi e panoramici tratti costieri.
Ecco un elenco di alcuni luoghi che potrete decidere di visitare e sui quali mi sento si spendere alcuni consigli:
BOROBUDUR E PRANBANAN: sono i due siti archeologici vicini a Yogyakarta; la scelta migliore è quella di visitarli entrambi con gite di un giorno dalla capitale regionale. Se non potete fare a meno di scegliere ricordate che Borobudur è buddista e Pranbanan induista e che a parer mio quest'ultimo è meno conosciuto e più affascinante.
MONTE BROMO: può meritare da solo il vostro viaggio in Indonesia, uno spettacolo magnifico. Durante la nostra estate il cielo è quasi sempre sereno e permette la visione di un'alba quasi surreale per i colori e le forme dipinte all'orizzonte. Dovrete dormire nel villaggio di Cemoro Lawang, raggiungibile da Probolinggo con un autobus che si inerpica sulla montagna. A questo punto avrete due possibilità: prendervela comoda e salire in jeep con partenza un paio d'ore prima dell'alba oppure affrontare l'ascesa a piedi e partire sopo cena. In ogni caso non aspettatevi che sia un'esperienza solitaria, in quanto il belvedere è sempre gremito di gente. Non cercate di vedere il sorgere del sole, ma disponetevi piuttosto dall'altra parte, quella che dal sole verrà illuminata. Portatevi maglie pesanti perché sarete a 2.800 metri di altezza. Scendendo optate per la passeggiata dal cono vulcanico verso Cemoro Lawang.
TIRTAGANGGA, Water Palace: è un palazzo davvero interessante, per le sue vasche, dove è possibile fare il bagno, e per le sue viste sulle risaie della campagna sottostante. L'attrattiva maggiore di Tirtagangga, tuttavia, è costituita dai suoi dintorni. Scegliete di arrivare fino a qui in bicicletta, magari dalla pianura. Una fatica ben ricompensata!
LOMBOK, Kuta e Takjung Aan: arrivando a Lombok la maggior parte dei turisti si reca subito verso l'arcipelago delle isole Gili. Io consiglierei invece anche una tappa a sud, nella località di Kuta (da non confondere con la più famosa Kuta di Bali). Le spiagge qui sono incontaminate e utilizzate soprattutto dai pescatori di alghe. Affittate una bici e una moto e andate verso la distesa bianca di Tanjung Aan, un vero spettacolo che gusterete da soli. Il vicino villaggio di Gurupak è interessante invece per la lavorazione e l'essicazione delle alghe.
LOMBOK, Gili Meno: se non avete ancora scelto, optate per Gili Meno o al massimo Gili Air, tralasciando la più rumorosa Gili Trawangan. Su Gili Meno potrete riposarvi davvero, lontani da qualunque stress. Il giro dell'isola si compie in un paio d'ore e la sabbia bianca vi accompagnerà a ogni metro. La sera è possibile scegliere il pesce direttamente dai pescatori e consumarlo sdraiati davanti al mare.
Ecco due hotel consigliabili provati durante il viaggio:
BALI (LOVINA): consiglio il Puri Bali, immerso in un verde rigoglioso offre piacevoli bungalow disposti ai lati di un vialetto e soprattutto una maestosa piscina a un prezzo veramente ridicolo.
LOMBOK (GILI MENO): se alloggiate nell'isola più tranquilla dell'arcipelago delle Gili, non abbiate paura di allontanarvi leggermente dalla spiaggia, che rimane comunque a due passi. Troverete i due bungalow Los Amigos che offrono una tranquillità leggendaria e un posto all'esterno per la lettura e il relax.
A Dubai andate alla ricerca di localini poco pretenziosi che risulteranno comunque puliti e più economici di centri commerciali o posti chic. In Indonesia il cibo è mediamente buono, anche se non ai livelli della Thailandia o del Vietnam. A Bali non dimenticate di partecipare a una cena sulla spiaggia di Jimbaran; è emozionante servirsi a volontà di ottimo pesce osservando il tramonto, con i tavolini piantati nella sabbia. Sulle isole Gili potrete scegliere il pesce freschissimo sulla passeggiata principale e farvelo servire sui comodi lettini davanti al mare. Un'esperienza unica da non perdere.
L'artigianato è una delle componenti che vi accompagnerà in Indonesia. A Bali soprattutto gli oggetti sono originali e utili. Da segnalare i diari in carta di riso, oggi reperibili anche in Europa ma a un prezzo decisamente maggiore, gli album fotografici, le borsette a forma di noce di cocco, i sarong e gli splendidi batik. Soprattutto per questi ultimi contrattate duramente e arrivate almeno alla metà del prezzo originale.