Fu costruito nel 1976 ed è visitato ogni anno da circa 20 milioni di pellegrini. Di che cosa stiamo parlando?
Parto da solo verso il sud. Un treno veloce e moderno che contrasta con la nave che mi porta in Montenegro. Qui il socialismo permea ancora l'atmosfera decadente della costa. Gli splendidi scenari sono velati da uno strato di polvere antica. Un treno buca le montagne fino a Belgrado e un altro mi consegna al gelo della Romania. Segue una settimana folle durante la quale, riunito alla mia fidanzata, percorro duemila chilometri, dal Mar Nero alla Moldavia, fino alle montagne dei Carpazi. Ancora più a nord salutiamo l'avvento dell'euro nella moderna Slovacchia che ci offre paesaggi urbani e naturali di tutto rispetto.
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Ero piccolo negli anni '70. Ricordo le forme arrotondate che punteggiavano le nostre case, la gioia del giradischi che suonava, la moquette e i capelli lunghi. Succedeva trent'anni fa e il ricordo si fa sempre più debole. Salendo sulla nave "Sveti Stefan" quelle immagini sbiadite diventano vivida realtà. L'odore di tessuti vessati dal tempo si aggira per i corridoi dove un'umanità dimenticata siede su logore poltrone. I vuoti ristoranti propongono tovaglie bucate e banconi dai tristi ornamenti di plastica. Tende lise fronteggiano arrugginite lavagne luminose con immagini bruciate dal sole. Un acre odor di fumo si leva dai tavoli e penso che solo un lungo sonno mi potrà riportare nel ventunesimo secolo.
La mattina è pulita e le montagne maestose. In giro nessuno. Tutt'intorno il socialismo si ripresenta sotto forma di zastava gialle, bar tenebrosi e scritte malandate in cirillico. Sul bus per Kotor appiccico il mio sguardo al finestrino dove scorrono immagini con l'acqua verde e cristallina. Sono al termine delle celebri bocche di Cattaro, il maestoso e unico fiordo di tutta l'Europa meridionale. Seguo le orme di Marco. L'anziano signore parla un italiano corretto e mi conduce alla fredda stanza di questa notte. Nessuno anche qui, solo una coppia di francesi che di tanto in tanto mi capita di incontrare nel dedalo di vicoli. Per avere una visione d'insieme salgo alla fortezza. Fa caldo per la stagione ma il vento spezza quella piacevole sensazione di primavera anticipata. Mi fermo a leggere sui gradini, ma la mano si crepa lenta a ogni folata. La sera devo stare al ristorante il più possibile, devo bere qualche bicchiere di vino rosso. In camera non c'è il riscaldamento.
Se non fossi un essere umano vorrei essere uccello. Per scrutare il mondo dall'alto e avere una prospettiva nuova, oggettiva e silenziosa. Per questo motivo quando posso cerco sempre di arrampicarmi sulle torri o in cima alle colline e fingere di essere un volatile. Quel francese che ha pensato a un mondo tutto dall'alto è stato geniale. Avrei voluto essere io quel genio.
A Budva arrivo in autobus e prima della picchiata verso il centro mi accorgo che da una curva si intravede la città vecchia. Non vedo l'ora di salire lassù con il mio zaino pesante e pieno di oggetti inutili. Arrivo ansimando. La terrazza dalla quale potrei scattare un paio di fotografie è di proprietà di un albergo che in questa stagione ha chiuso i battenti. A impedire l'ingresso una debole catena. Non ci penso due volte e scavalco. Mi avvicino al punto tanto desiderato attraverso una scoscesa parete erbosa ed eccolo laggiù, il cane, dietro un muretto per nulla rassicurante. Che fare? Movimenti lenti, mi hanno sempre consigliato così da non spaventare la bestiola, che comincia ad abbaiare. Attorno, nessuno. Decido che non se la prenderà troppo se prima della fuga avrò scattato una rapida immagine. Risulta che ho torto e la belva comincia a minacciare il salto. Mi allontano in fretta e sbarco in strada. Salvo tra le auto che sfrecciano. Ma il cane è riuscito a saltare e adesso è vicino a me. Per fortuna gli basta che io abbia lasciato la proprietà e la mia giornata può continuare.
Sono anni che sogno un viaggio su questa linea che in una giornata porta dalle miti coste dell'Adriatico al freddo continentale di Belgrado. E' ancora una tratta molto popolare anche tra la popolazione e la affronto in compagnia di un giovane e di una signora ingioiellata. Non è ancora passata un'ora che sulle sponde del lago di Scutari il treno si ferma in galleria. Dopo un'ora e mezza arriva una nuova motrice a tirarci fuori dai guai. Il mio vicino scruta la guida che sto leggendo e sbotta in un sarcastico "benvenuto nei Balcani occidentali". A Podgorica salgono due donne. Bela è malata e sua figlia Jasmine la sta portando all'ospedale della capitale serba dove potranno curarla meglio. Insieme ci arrampichiamo sul canyon di Maroca, una visione affascinante sempre accompagnata dal sole. Tuttavia la temperatura nel vagone scende e decidiamo di trasferirci in prima classe. Lo scompartimento è stipato. Al confine con la Serbia una mamma slovena e la giovane figlia vengono fermate dai doganieri e fatte scendere dal treno: sembra siano su una non meglio precisata black list governativa. Fuori adesso fa buio e il neon fatica a mettere in luce il viso di quel vecchio ciarliero che da ore sta intrattenendo la donna con il cappello e la ragazza dal naso ricurvo. Quando cercano di trovarmi una fidanzata migro nel vagone ristorante per concedermi una cena da film, come quella che Daniel Craig riceve proprio in Montenegro durante il film Casino Royale. Mentre mi perdo in queste fantasticherie, la capitale serba accoglie una tiepida pioggia che mi scorta nel mio nuovo albergo socialista. Socialista ma almeno per questa volta dal clima tropicale.
Quando i confini dell'orizzonte non sono definiti, cresce l'inquietudine. Vi ricordate di quello straordinario film, "Fargo", nel quale il bianco domina la scena e i protagonisti si perdono nei suoi labirinti fino a sfociare nella follia? Tra Constanta e Iaşi è proprio così, tutto bianco, e la nostra auto sfreccia senza meta sulle strade sconnesse di provincia. Capita che alcune lievi ascese mettano a repentaglio il proseguimento del viaggio, ma troviamo sempre la forza per continuare. Un piccolo furgone sembra scivolarci addosso ma si ferma a pochi metri dall'impatto. Un giovane viandante preferisce sfidare cinque chilometri al buio sotto la tormenta piuttosto dell'incertezza di un passaggio dato da sconosciuti: lo convinciamo, ma scruta le nostre espressioni per essere sicuro di non cadere in trappola. Poi il grande fiume con l'ultima chiatta che salpa poco dopo il nostro arrivo. Tutto per arrivare nella capitale della Moldavia rumena, dove i cani sembrano superare i padroni anche perché molti di loro un padrone non l'hanno mai avuto. Immersi nei loro latrati passiamo alcune piacevoli ore prima di tornare nell'avvolgente, candido e inquietante bianco.
I terremoti, purtroppo, hanno una forza distruttrice che dipende dalla loro intensità e durata. I luoghi vengono interessati in ragione di quanto siano popolati e di quanto le abitazioni presentino caratteristiche antisismiche. La ricostruzione invece segue dinamiche diverse a seconda dei soldi da investire e delle decisioni politiche dei paesi colpiti. Il 1977 è stato in questo senso emblematico per Bucarest. Molti palazzi non sono più stati restaurati e da allora il centro storico versa in una condizione di decadenza e abbandono unici in Europa. Ancora oggi gli abitanti della capitale si sorprendono se sanno di un turista interessato ai relitti di quella che un tempo era la Parigi dell'est. Meglio le discoteche, i locali alla moda o i centri commerciali. Lì sì che si vede il progresso e si può misurare il balzo in avanti della nazione. Allora mi sono detto che questo centro storico meritava davvero una visita e mi sono accorto che le strade nodali sono di due tipi: quelle desolate e quelle dissestate. Nelle prime i begli edifici sono lasciati in uno stato di abbandono che ferisce persino il turista, mentre nelle seconde, dove invece scorre la vita animata dai negozi, scavi a cielo aperto costringono i passanti a faticose gimcane e a pericolosi attraversamenti. Mentre sono immerso in questi pensieri sgranocchio un delizioso covrig, ne vado pazzo. Sono ciambellone di pane con alcune scaglie di sale grosso in superficie. Quando riuscirò a sedermi in queste stradine e a non preoccuparmi di quanta polvere cadrà sul mio covrig?
One shot! La grappa va bevuta in un lungo e unico sorso. Uno dei capi, forse il numero quattro, delle intercettazioni rumene me lo ricorda. Siamo in montagna, dove la famiglia Ceausescu aveva la sua residenza estiva, nell'antico castello Peles. La pensione che ci ospita è carina, anche se la nostra stanza non è attrezzata per incastrare quattro persone in due letti microscopici. Intorno lo spettacolo dei Carpazi è sorprendente e per provarne la potenza saliamo a quota 2000, dove il vento sferza indisturbato la nostra pelle. E' una magnifica giornata e il duemilaotto sta tramontando. Ogni anno si fanno i bilanci e oggi dall'alto tutto sembra più chiaro. La sera al tavolo siamo in tanti. C'è il londinese curioso trascinato dalla fidanzata metà e metà il cui cuore pulsa tra il Tamigi e il Mar Nero. Di fronte l'alto burocrate dello stato con la moglie e poi noi, un bel gruppo felice di abbracciare questo nuovo e misterioso anno.
E' notte. Forse non proprio notte, ma è buio, molto buio. I fari del pandino faticano a fare il loro mestiere ed evitiamo le altre auto indovinando le loro traiettorie all'ultimo momento. Superiamo la città industriale di Zilina e un debole nevischio continua a posarsi sugli stanchi tergicristalli. Fino a quando resisteranno? Sembra che nella stretta vallata che abbiamo scelto per continuare il cammino non ci siano ripari per la nostra fame e il nostro sonno. Poi, ecco una freccia, una stradina, una casa. Intorno solo buio. Al ristoro di una rassicurante stufa la ragazza ci accoglie con le buone notizie che aspettavamo. Le stanze sono carucce, strette da un soffitto che si schiaccia verso un lato del letto. La cena propone abbondanti zuppe colme d'aglio, verdure e bevande per un prezzo che ci fa sorridere in silenzio. La notte passa senza scossoni a una luminosa e fredda mattina. Siamo forti e pronti per l'avventura slovacca.
E' una specie di pala. La si porta con sé in cima alla salita e la si infila sotto al sedere. Poi si plana sulla neve. Più si è coraggiosi e più si prende velocità. Così si divertono i ragazzini a Vlkolínec, il paese dei lupi. Siamo nella Slovacchia centrale, in un piccolo centro diventato famoso da quando è stato iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità stilata dall'Unesco. Le sue case sono tutte realizzate con i tronchi d'albero anche se esteriormente sono intonacate. I turisti ci sono, solo locali, e un po' del fascino originario è sicuramente perduto, ma è innegabile che il panorama fiabesco abbia colpito tutti noi. Ci fermiamo ore a giocare con le sculture in legno raffiguranti gli animali più diversi e a perderci nel retro delle costruzioni. Una ha subito da poco un incendio e immaginiamo a cosa potesse servire. Qualcosa di misterioso sembra impedirci di partire e quando scendiamo a valle mi giro un paio di volte a dare un'ultima occhiata a questo shangri-la che lasciamo per sempre.
I ballottaggi sono crudeli. A vincere è solo uno. E' l'originale disposizione dei letti a decretare la sconfitta del simpatico grassone.
I fari illuminano i colorati edifici dell'ex città mineraria verso l'ora di cena. Nessuno in strada sfida i dieci gradi sottozero. In paese esistono diverse pensioni e noi ne scegliamo due che ci sembrano le migliori opzioni dalla descrizione che ne fa la guida. La prima è nella piazza principale. Si entra dal caldo ristorante, presidiato da un grassone. L'atmosfera non mi fa pensare che venga scelto, ma il responso del comitato esaminatore è positivo: belle stanze e poi...questo grassone che fa tanta tenerezza. Si incrociano gli sguardi, vorremmo vedere l'altra pensione e promettiamo di tornare. Scendiamo bucando il gelo invisibile che si frappone tra noi e la meta. La seconda pensione è bella e le stanze hanno una disposizione originale. Purtroppo però si tratta di tradire la discreta gentilezza del grassone.
La sera, a cena, tra noi e i deliziosi gnocchetti di formaggio aleggia il fantasma del grassone gentile, tradito da quattro italiani e due letti.
Non sono mai stato a Crema. Cremona sì, ma Crema mai. Non so nemmeno dove sia precisamente. Tra due bocconi di pollo superbamente impanato e un mestolo di zuppa Sandro ci racconta la sua vita di lavoro, come proprietario di un ristorante nel paese lombardo. E' venuto in Slovacchia a trovare alcuni amici e ora dalla penombra del suo tavolo ci illustra le virtù culinarie del paese carpatico. Fuori nevica e la fine del viaggio si avvicina. Anche per Sandro è l'ora del ritorno e vicino è anche il momento in cui al ristorante tutti gli chiederanno di illustrare le scoperte di questa breve gita natalizia. Noi abbiamo capito che se un giorno ci capiterà di passare di là, ci siederemo a un tavolo del Botero e ci tornerà alla mente quella sera in cui a Modra un simpatico lombardo, chiacchierone ma mai invadente, allietò la nostra cena.
In nessuno degli stati visitati è necessario il visto, ma in Serbia è obbligatorio presentare il passaporto.
MONTENEGRO: la rete stradale costiera è buona ed è servita da frequenti autobus. La ferrovia verso Belgrado è panoramica anche se i due treni giornalieri non sono particolarmente confortevoli.
ROMANIA: la rete stradale è ancora in cattivo stato se si escludono le due autostrade. Il fondo è spesso sconnesso e la segnaletica carente, per cui non è difficile perdersi. Consiglio a tutti di comprarsi una buona cartina e fare affidamento su di essa. D'inverno si aggiunge il problema della neve e del ghiaccio, con strade al limite della praticabilità sulle quali, tuttavia, i locali sfrecciano con indifferenza.
SLOVACCHIA: le strade, almeno nella parte occidentale, sono in discrete condizioni, ma non molto illuminate di notte. E' in corso il completamento della rete autostradale che collega Bratislava a Kosice, nell'est del paese.
KOTOR - FORTEZZA: è d'obbligo salire tra questi resti dell'antica fortezza soprattutto per godersi la vista della città dall'alto. Gratuito. Salita: 30 minuti.
SINAIA - QUOTA 2000: consiglio l'ascesa per ammirare la vista sulle montagne più alte della Romania. Dalla città si possono prendere due funivie oppure salire in auto e prendere solo la seconda funivia. In cima c'è un piccolo ristorante. Andata e ritorno: 16 lei (4 euro). Viaggio: 10 minuti.
BANSKA STIAVNICA - CASTELLO NUOVO: interessante la visita di questo castello-museo. All'interno si possono leggere le cronache delle aspre lotte tra gli invasori turchi e i locali che tentavano di difendersi nel corso del XVI secolo. Diverse mappe e un grande plastico ilustrano le loro gesta. Dall'ultimo piano bellissima vista sulla cittadina. Ingresso: 2 euro. Tempo della visita: almeno un'ora.
Ecco alcuni hotel dove mi sono trovato bene
ROMANIA: a SINAIA la PENSION BOEMIA è un classico albergo di montagna a conduzione familiare. Un po' lontano dal centro del paese (20 minuti a piedi), ha però il vantaggio di un ristorante con una buona cucina locale.
SLOVACCHIA: a VRUTKY la DUBNA SKALA è una piacevole sorpresa, con una conduzione simpatica, un ottimo ristorante e il clima da ultimo avamposto della civiltà. I prezzi sono veramente modici.
a BANSKA STIAVNICA la PENSIONE KACHELMAN è soprendentemente valida per la sua fascia di prezzo. Più impersonale della Dubna Skala, vanta però un servizio di qualità e stanze molto ampie e confortevoli. I bagni sono dotati di vasca.
MONTENEGRO E SERBIA: Il cibo è piuttosto pesante, ma a buon mercato. A Belgrado ottimi prodotti a base di pane.
ROMANIA: d'inverno il cibo può risultare pesante soprattutto a colazione, ma in Romania si possono gustare ottimi piatti semisconosciuti. Uno dei miei preferiti è il sarmale, involtino di carne in foglie di vite; oppure l'ikre, le uova di pesce, o ancora le placinte, sorta di crepes salate con il formaggio. Tra i prodotti più semplici la fanno da padroni i covrigi, ciambelle di pane con scaglie di sale grosso. Per concludere non può mancare la grappa (tuica) o la visinata, una bevanda alcolica preparata con le amarene.
SLOVACCHIA: i piatti tipici comprendono tra gli altri le zuppe (ottima quella all'aglio e con i fagioli) e i deliziosi gnocchetti al formaggio. Nella regione a nordovest della capitale si può anche sorseggiare dell'ottimo vino.
Purtroppo in questo viaggio non ho acquistato nulla di notevole. Segnalo solamente a Belgrado l'ottimo negozio dell'ufficio del turismo lungo la più trafficata via pedonale.