Fu costruito nel 1976 ed è visitato ogni anno da circa 20 milioni di pellegrini. Di che cosa stiamo parlando?
Agosto 2006: la nostra meta è Baia Mare, in Romania. Ci arriviamo gradualmente, con la Panda, confine dopo confine.
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Agosto 2006: la nostra meta è Baia Mare, in Romania. Ci arriviamo gradualmente, con la Panda, confine dopo confine.
Austria: il Pandino sfreccia rapido lungo la stada serpeggiante tra verdi colline sormontate da generatori eolici a perdita d’occhio, alti eleganti con le loro pale slanciate in perenne lento movimento.
Ungheria: il Pandino prosegue tranquillo lungo la strada, un po’ dissestata, tra le colline sormontate da bassi mulini a vento sparsi qua e là con le tozze pale in lento e stentato movimento.
Ungheria: è notte e il Pandino continua tranquillo lungo la stada, dritta in mezzo a un nulla piatto, illuminata da fiochi lampioni.
Romania: il Pandino sobbalza fra le buche della stessa strada, dritta in mezzo a un nulla piatto, illuminata dalla luna piena.
Un balzo indietro nel tempo. Campagna e montagne verdissime, senso di tranquillità, pace, paesaggi splendidi! Carretti al posto delle auto, case in legno (alcune sono dei veri capolavori con magnifici portoni in legno intarsiato) al posto del cemento. Chiatte al posto dei ponti per attraversare i corsi d’acqua. Le persone curiose, risevate, cordialissime e allegre. La maggior parte contadini al lavoro dall’alba al tramonto. Ma in montagna non mancano i turisti da Bucarest che concludono le vacanze estive festeggiando con immensi falò (capolavori d’ingegneria!) che, per magia, collassano su loro stessi senza dar fuoco alle tende intorno.
Le attrazioni turistiche sono tante, ci sono rimaste nel cuore in particolare le miniere di sale di Turda. Chiuse nel 1932 riaperte successivamente come museo: qualche pannello esplicativo, poca illuminazione elettrica, un divieto di accesso a una scala palesemente pericolante, per il resto sembra tutto come è stato lasciato alla chiusura. Un altro tuffo nel passato che condividiamo con altri tre giovanissimi visitatori rumeni.
Arriviamo a Baia Mare, in una splendida giornata di sole nel bel mezzo della festa di paese, ci sembra di essere alla festa dell’unità, in una pittoresca piazza baroccheggiante su cui affacciano bar e ristorantini.
Siamo tornati ai nostri giorni. In serata scopriamo la periferia. L’idillio è finito.
Alloggiamo in un diroccato casermone stile sovietico, difficile da ritrovare in mezzo agli altri 1000 identici. Ci stupisce la coda nei chioschi, aperti anche di sera, per comprare l’acqua; “viziati questi rumeni di città! non bevono quella del rubinetto che sa di cloro?”. Ci torna in mente il disastro ecologico del gennaio 2000 con il Danubio contaminato dal cianuro proveniente da una miniera nei pressi di Baia Mare. Ci spiegano che l’acqua ancora oggi non è potabile. Scendiamo a comprare qualche bottiglia!
L’indomani scopriremo l’hinterland della città, con le sue baracche abitata da zingari, rumeni caduti in disgrazia e bambine (11, 12, 13 anni) che si prostituiscono di giorno e alla sera vanno a dormire abbracciate a spelacchiati orsacchiotti e ogni tanto si fanno profondi tagli sulle braccia per dimostrare amore e fedeltà ai fidanzati. Forse questa è una realtà più difficie da vedere, ma se passate da quaste parti andate qualche giorno alla Fundazia; padre Albano saprà come usare al meglio le vostre potenzialità per dare una mano! (si troveranno a proprio agio anche atei, agnostici, e mangiapreti).
Non mancano i posti turistici, come il “cimitero allegro”, dove ogni tomba con la sua croce disegnata con colori accesi racconta una storia, ma all’uscita potreste trovare una coda di 20 camper chiassosi ... e italiani ... Si può sempre tornare a rifugiarsi nell’idillio della campagna, dove ritroverete altre splendide croci di legno intarsiato, forse conservate un po’ peggio, ma dall’aspetto più genuino.