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Muro di Sormano | Sormano (Como)

  • Architetti: ifdesign (Franco Tagliabue e Ida Origgi)

  • Tipo intervento: recupero

  • Categoria: viaggiare | strade e ponti

  • Data inaugurazione: 13 ottobre 2006

  • Indirizzo: Sormano

  • Orari di apertura: sempre

  • Sito internet: -

Una salita impossibile

Il muro di Sormano è un fulgido esempio di come anche il territorio possa costituire occasione per fare design, tramite i semplici elementi della natura e della storia sportiva.
Il ciclismo italiano ha da sempre proposto alcune delle più dure salite a livello internazionale e il Giro della Lombardia ne includeva alcune molto impegnative. Tuttavia alla fine degli anni cinquanta le consuete ascese non facevano più la selezione che l’organizzatore Vincenzo Torriani voleva vedere. Per questa ragione egli cercò quella asperità che potesse far saltare il banco.
Ecco dunque che si imbatté in un muro in provincia di Como, a metà strada tra i due rami del lago. Si trattava di un’impennata breve ma di un’intensità inusuale. Il Giro della Lombardia la propose per tre anni di seguito, dal 1960 al 1962. I corridori dovevano affrontare dieci minuti di autentico calvario; al limite dello sforzo alcuni scendevano dalla sella, altri venivano spinti. Le proteste dei corridori e le spinte degli spettatori ebbero la conseguenza di far eliminare il muro di Sormano dal Giro della Lombardia, restituendo agli annali una storia breve ma gloriosa.

Abbandono e recupero

La salita fu dunque restituita al traffico veicolare fino alla costruzione, nel 1976, della provinciale che copriva lo stesso dislivello con una lunghezza doppia. A quel punto la strada visse un costante declino.
Tuttavia il muro di Sormano rimaneva nel cuore di molti appassionati di ciclismo e nel 2005 si decise di recuperarla, arricchendola di elementi di design paesaggistico assai originali.
Il progetto, curato dallo studio ifdesign di Franco Tagliabue Volontè e Ida Origgi, ha voluto legare il percorso fisico all’ambiente circostante, ma anche alla sua breve storia agonistica. Le numerose scritte sull’asfalto, dell’altezza di 30 cm, riportano l’altimetria, le frasi celebri dei campioni del ciclismo e i tempi di percorrenza durante le tre edizioni del Giro di Lombardia. Oltre alle scritte ci sono diverse indicazioni paesaggistiche, ognuna costituita da una serie di cerchi concentrici con i nomi delle montagne sullo sfondo; al centro un punto indica la posizione migliore per l’osservazione del territorio. E’ come se la strada ci narrasse la sua stessa esistenza legandola agli avvenimenti sportivi e alla lettura del paesaggio circostante.

La visita

Si inizia l’ascesa a 827 metri sul livello del mare e ci si rende subito conto che, anche a piedi, la fatica si farà sentire. A scandire i passi e il respiro sempre più affannoso ci sono le indicazioni altimetriche che riportano la quota metro dopo metro, associata ogni volta a una diversa specie arborea rintracciabile sul percorso. La distanza tra i segni muta a seconda della pendenza: una serie più ravvicinata indica che il gradiente è più elevato. Si è ancora immersi nel bosco quando, all’altezza di 880 metri slm, Bartali ci dice “Un passista non ha alternative. Deve arrivare ai piedi del muro con almeno dieci minuti di vantaggio così poi, se lo fa a piedi impiegando un quarto d’ora di più di quelli che lo faranno in bici, arriverà in cima con cinque o sei minuti di ritardo e potrà ancora sperare”. Sempre nel bosco scopriamo l’ordine d’arrivo delle edizioni del 1960 e del 1961. Poi gli alberi si diradano e attorno ai 950 metri slm la strada emerge dal buio. Ed ecco, dopo un tornante, il primo punto segnaletico che indica la posizione dei monti Resegone, Cornizzolo e Barzaghino. Saliamo ancora per leggere l’ordine d’arrivo del 1962, dove scopriamo che il record della salita appartiene a Ercole Baldini con 9’24”. Proseguendo sul rettilineo altri due punti segnaletici ci indicano altre montagne: i Corni di Canzo e il Grigna. Siamo a 1050 metri slm e dobbiamo affrontare l’ultimo, durissimo tornante. Due citazioni ci permettono di pensare ad altro e di allontanare la fatica. Bartali ci dice: “Davanti il 50 e il 42, dietro il 24, 17, 19, 23, 26 perché codesta gli è una salita da fare col 42x26 un si scappa; è durissimo il primo strappo che si dovrà fare quasi da fermo, perché viene dopo una curva a gomito. Saranno duri quei 2 chilometri abbondanti che ci sono da scalare in quanto presentano curve secche con impennate paurose. Sarà difficilissimo l’ultimo strappo”; poi è Ercole Baldini a parlare: “Non mi posso rendere conto del motivo per cui Torriani abbia voluto scegliere una novità di tale genere. Capisco che il Ghisallo non dava più garanzie di selezione, ma francamente si è esagerato nel senso opposto. Questa salita è semplicemente bestiale, impossibile da percorrere.” Ma ormai siamo alla fine, ai 1107 metri slm di Colma di Sormano, raggiunti dopo 1700 metri di ascesa e 280 metri di dislivello, con pendenze che arrivano al 25% e una media del 17%.

Consigliamo a tutti i visitatori, provati da questa gioiosa fatica, di rinfrancarsi con ottimi pizzoccheri alla valtellinese o con un piatto di cacciagione al ristorante ubicato subito oltre il ricongiungimento con la strada provinciale.
Il muro di Sormano è certamente un’opera originale, che fonde architettura del paesaggio e sport. Tuttavia non bisogna trascurare la sua manutenzione, peraltro difficile. Durante la nostra visita nel mese di maggio del 2010 alcune scritte erano sbiadite e l’asfalto mostrava diverse crepe.
Per maggiori informazioni potete consultare la scheda dell’intervento sul sito www.europaconcorsi.com dove una galleria fotografica vi illustrerà anche il lavoro di verniciatura delle scritte.

Ultima revisione: 27 ottobre 2010

Opere di architettura contemporanea in provincia di Como

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