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Questa piccola cappella funeraria si trova poco prima della frazione di Azzano di Seravezza, a 450 metri di altezza nell’entroterra della provincia di Lucca. Da Seravezza affronterete una ripida salita durante la quale le cave di marmo accompagneranno costanti il vostro sguardo. Arrivati alla sommità della collina, vedrete il piccolo cimitero di San Martino presso Cappella sulla vostra destra. Siamo appena sotto le pendici del Monte Altissimo, conosciuto per le impressionanti cave di marmo, già apprezzate da Michelangelo.
L’edicola funeraria è posta sull’asse d’entrata dell’ampliamento novecentesco del cimitero, appoggiata contro il muro di cinta verso monte. Di forma estremamente rigorosa, la cappella è posta su un basamento dal quale, sul fronte anteriore fuoriesce l’altare, ed è definita su tre lati da setti di muro, che si ergono imponenti da terra e che con l’innalzarsi s’inclinano verso monte, come a seguirne la pendenza. La copertura è assicurata da una leggera struttura metallica a forma di lente, aggettante verso valle a coprire l’altare, e leggermente distaccata dai muri di supporto per permettere al visitatore man mano che si avvicina di scorgere un ritaglio di cielo. La struttura portante è in calcestruzzo armato, rivestito con il marmo locale Bardiglio Cappella, di colore grigio vellutato, levigato in superficie, e in marmo massiccio è pure l’altare, mentre la copertura è realizzata in acciaio inossidabile. Come da tradizione locale nei luoghi di culto, l’utilizzo del marmo vuole restituire al cimitero un materiale più nobile rispetto al modesto mattone di cotto impiegato per l’ampliamento del secolo scorso. Nello spessore del rivestimento lapideo del muro di fondo, lo scultore Giuliano Vangi ha realizzato un bassorilievo di grande impegno rappresentante Giobbe nel deserto, avvalorato dalla luce radente che riceve lateralmente attraverso due fenditure verticali nei muri laterali. Botta e Vangi con questo progetto vogliono rinnovare il rapporto dialettico fra architettura e scultura; qui infatti le due arti con linguaggi espressivi propri, essenziali e distinti, ritornano ad interagire come nei secoli passati.
Ultima revisione: 7 febbraio 2010
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