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Quest’opera di architettura contemporanea è stata oggetto di molte accese discussioni. L’hanno criticata: per come si rapporta col contesto (si è trattato del primo intervento di nuova architettura nel cuore di Roma dal dopoguerra); per come si rapporta con l’Ara Pacis; per alcune scelte tecniche adottate. Al di là delle critiche il progetto ha ottenuto due obbiettivi principali: creare un locale adatto a proteggere e conservare un monumento che la vecchia struttura non riusciva più a preservare e offrire alla città un'opera moderna, capace di attrarre allo stesso tempo turisti in cerca di sacralità archeologica e cittadini in cerca di spazi e servizi per la cultura. E i visitatori fin dal primo giorno sono stati moltissimi!
La storia inizia con la costruzione dell’altare della pace eretto dal 13 al 9 a.C. in Campo Marzio lungo la via Flaminia per celebrare le vittorie dell'imperatore Augusto in Spagna e nella Gallia. Negli anni l’Ara rimase sotterrata dalle inondazioni del Tevere. Nel 1938, in occasione del bimillenario della nascita di Augusto, venne ricostruita dall’archeologo Giuseppe Moretti all'interno di una teca di vetro e cemento dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo in via Ripetta. Tale teca si rivelò insufficiente a difendere il monumento dallo smog, dalle vibrazioni e dagli sbalzi di temperatura. Nel 1995 l'allora sindaco Francesco Rutelli affidò direttamente a Richard Meier il compito di realizzare un museo tecnicamente adeguato. Nel 1998 il Consiglio comunale approva il progetto di Meier con alcune modifiche al disegno originale. Nel 2000 si avviano i lavori di costruzione che si allungheranno, tra polemiche, verifiche e stop. Alle ore 21 del 21 Aprile 2006, in occasione del 2579esimo compleanno di Roma, l’inaugurazione, a lavori non finiti. Successiva è stata la realizzazione della fontana, e il completamento del piano seminterrato, dell’auditorium e delle terrazze.
E' una costruzione stretta e lunga che costeggia per più di cento metri il lungotevere all'altezza di piazza Augusto e raccoglie intorno al rudere del IX secolo a.C. una serie di nuove funzioni museali e pubbliche: uno spazio per mostre temporanee, un centro di documentazione digitale sulla vicenda archeologica del monumento e dell'area, una libreria, una biblioteca, un bar, due terrazze, un auditorium e uno spazio convegni.
La firma di Meier è senz’altro evidente: trasparenza, bianco e luce; volumi semplici che si intersecano con piani e linee. Sul lato lungo il Tevere una parete di vetro lunga circa cinquanta metri attira verso l’Ara Pacis lo sguardo di chi percorre in automobile o a piedi il lungofiume.
Più “solido” risulta l’affaccio verso la piazza dove al di sopra del muro delle Res Gestae (sul quale è appunto 'scritto' in latino con caratteri dorati il testo autobiografico dell'Imperatore, la più lunga iscrizione romana della città, ma incisa nel marmo nemmeno 70 anni fa, unico residuo dell’apparato mussoliniano) è considerevole l'aumento di massa, pur se alleggerita dal colore e dalle vetrate. L’ingresso, movimentato da una fontana (un muro di acqua, 16 geyser con getti di quattro metri), dall’obelisco e dalla scalinata, gioca con i volumi per raffrontarsi con la cinquecentesca chiesa di San Girolamo degli Illirici e con la chiesa di San Rocco la cui facciata si può ammirare dall’alto.
La struttura è formata da grossi pilastri circolari che sorreggono la copertura modulare vetrata. I setti sono creati con elementi portanti in acciaio rivestiti da grosse lastre in travertino grezzo (tratto dalle stesse cave di quello dei palazzi costruiti negli anni dal 1937 al 1940 che delimitano piazza Augusto Imperatore) di tonalità rosate e superficie rustica che contrasta con le grandi, lisce, squadrate pareti dall’intonaco bianco.
Si articola in tre volumi principali: il foyer, la grande sala con l'altare e il corpo chiuso verso via Ripetta. Il profondo atrio d’ingresso che ospita i servizi di accoglienza (biglietteria e un fornitissimo bookshop) e un primo spazio espositivo è avvolto nella penombra, chiuso tra intonaci bianchi, sfondo per i pannelli didattici, e pareti in travertino, sfondo per le nove teste in gesso degli uomini, donne e bambini importanti che si ritrovano nelle processioni dell'Ara Pacis. La luce esplode nella sala dell'Ara Pacis, la più sorprendente, un grande spazio senza ostacoli tutto vetrato che realizza una forte comunicazione tra interno ed esterno ricollocando il monumento nel contesto della città: da un lato il lungotevere trafficato e 'moderno', dall'altro i cipressi e le rovine del Mausoleo. Attraverso vetri e riflessi irrompono e si mescolano edifici, monumento, archeologia, alberi e traffico in un’unica bizzarra prospettiva spaziale e temporale. L'altare è illuminato dalla luce naturale diffusa dall'alto e da un gran numero di faretti alogeni montati in nicchie del soffitto, ad evidenziare i bassorilievi.
Accanto alla sala un mosaico che misura circa 42 metri quadrati, che l’artista contemporaneo Mimmo Paladino ha appositamente realizzato per l'Ara Pacis e per il Museo di Richard Meier.
La sala multimediale in legno chiaro, moquette, poltrone in pelle color nocciola trasmette un senso di leggerezza. E’ parte del percorso museale anche la terrazza, un’ottima visuale sul Mausoleo di Augusto e sulla storica via di Ripetta.
7 anni di lavoro, 4mila mq di calcestruzzo, 3mila di vetri (ciascuno ampio circa 2 metri per 5) per infissi lucernari e facciate, 2300 di travertino, 26mila chili di ponteggi e 300mila chili di acciaio; in media hanno lavorato al giorno 90 operai. La vasta sala dell’Ara Pacis misura 1.200 metri quadrati e sotto ha una paratia lunga 160 metri e profonda 25 che “scollega” l’edificio dal terreno e quindi, dalle pericolose e dannose vibrazioni. I cristalli in 2 strati di vetro temperato, ciascuno di 12 mm, con una intercapedine di gas argon e dotati di uno strato di ioni di metallo nobile per il filtraggio dei raggi luminosi, una tecnologia studiata per ottenere un rapporto ottimale tra resa estetica, trasparenza, fonoassorbenza, isolamento termico e filtraggio della luce.
Le pareti con finiture autopulenti. I soffitti fonoassorbenti. Gli intonaci con effetto vellutato. Le luci: riflettori alogeni dotati di accessori anti abbagliamento, filtri per la resa del colore e lenti che circoscrivono e modulano la distribuzione del fascio luminoso in base alle caratteristiche delle opere. La climatizzazione: un sistema di sensori mantiene costanti, in estate e inverno, temperatura e umidità; i gradi di calore sono sempre esattamente 20, mentre l’umidità è sempre al 40%; un 'velo' d'aria scorre sulle vetrate, per impedire fenomeni di condensa.
Per approfondire la vostra conoscenza dell'opera potete andare a questa pagina del sito uffciale.
Ultima revisione: 22 marzo 2008
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