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Chiesa del Santo Volto | Torino

  • Architetto: Mario Botta

  • Tipo intervento: nuova realizzazione

  • Categoria: visitare | luoghi di culto

  • Data inaugurazione: 8 dicembre 2006

  • Indirizzo: via Valdellatorre, 11

  • Orari di apertura: tutti i giorni 8-12 e 15-19

  • Sito internet: www.diocesi.torino.it

Il contesto

Il “Complesso del Santo Volto” comprende: un centro parrocchiale con chiesa, a servizio di una nuova comunità che già oggi conta 12.000 abitanti, una casa canonica, opere di ministero pastorale, strutture per attività di formazione e ricreazione dei giovani, una sala per assemblee e convegni diocesiani, un sotterraneo di 5000 metri quadrati e 1000 posti, un nuovo fabbricato adibito a uffici per la diocesi.
Voluta dal Cardinale Severino Poletto e affidata alla progettazione dell’architetto di fama internazionale Mario Botta, la chiesa è stata al centro di numerose polemiche sull’opportunità di spendere milioni per realizzarla. Il complesso sorge sulla "spina 3”, area in espansione della nuova Torino, un tempo zona industriale regno di fabbriche, altiforni e acciaierie abbandonate negli anni ’80 e ’90. A partire dal 2000 l'area è interessata da un programma di riqualificazione urbana che riguarda una superficie di oltre un milione di mq (1% del territorio comunale), iniziata con l’edificazione di una serie di edifici residenziali, un ipermercato, una multisala e dove progetti pilota come Environment Park, sono già realizzati e in attività. Tra i comprensori di maggior rilievo vi è quello delle ex acciaierie Fiat, di cui rimangono poche tracce monumentalizzate, all’interno di un grande parco in allestimento, al fondo del quale sorge il complesso diocesiano.

La chiesa

La chiesa nello specifico si inserisce all’incrocio di più assi di transito, con un corpo a volume unico a pianta poligonale che non privilegia un unico asse visuale. Arrivando dal centro, il visitatore deve seguire un percorso lungo un arco di cerchio in lieve pendenza per raggiungere la scalinata che dà l’accesso al sagrato, rialzato rispetto al piano stadale, progettato come luogo d’incontro (che spesso manca nelle periferie) per il nuovo quartiere che sta sorgendo. Secondo la definizione che ne dà lo stesso architetto Botta, il corpo dell’edificio richiama l’immagine di un “ingranaggio”, evocativo della memoria industriale del luogo, come la ciminera/campanile, eredità della cultura operaia. Quest’ultima, separata dal corpo di fabbrica centrale, è sicuramente il segno più forte, unica vera testimonianza dell’archeologia industriale. Un tempo utilizzata per espellere i fumi dell’altoforno delle acciaierie Fiat, in seguito a un importante intervento di restauro ha tutt’oggi caratteristiche non solo estetiche e simboliche, ma anche funzionali. L’interno, costituito da un doppio strato di mattoni refrattari, è stato risanato e rifunzionalizzato come scarico delle centrali termiche, nonchè per l’esecuzione la presa d‘aria degli impianti di condizionamento.

Non solo ciminiera, ma anche e soprattutto simbolo religioso che richiama l’immagine di un campanile post-moderno, sebbene le campane si trovino ai suoi piedi, di fianco alle gradinate che danno l’accesso al sagrato. Decorata con una spirale elicoidale di lame in acciaio inox di lunghezza variabile (da 70 cm a 2 m), terminanti con sfere dello stesso materiale che risultano equidistanti, la ciminiera, per un gioco ottico, appare un cilindro sulla cui sommità, a un’altezza di 60 m, è posizionata la croce, visibile a grande distanza e particolarmente suggestiva di notte. Illuminate dal basso, le sfere in acciaio, molto leggere, vibrano mosse dal vento e rifrangono la luce artificiale, creando un particolare effetto ottico. Accanto alla simbologia operaia, molti sono i rimandi a simboli della religione cristiana. Il numero 7, che richiama i giorni della settimana e i sacramenti. L’ingranaggio di Mario Botta si compone infatti di sette torri perimetrali che, con i loro 35 m di altezza, si stagliano verso il cielo, chiuse da lucernai inclinati a 45°. Sette sono anche le cappelle laterali della chiesa, volumi più bassi, che dall’esterno appaiono quasi corpi separati che circondano le torri principali. Infine una suggestiva stella a sette punte disegna il soffitto della sala congressi sotterranea, realizzata con travi ribassate in cemento armato. Salite le scale, raggiunto il sagrato, lasciata alle spalle la ciminiera di spine, lasciando alla propria destra l’edificio a L a tre piani che ospita i nuovi uffici della curia, si arriva all’ingresso della chiesa.

L'interno

All’interno siamo accolti da un ambiente unico, luminoso. Un amplio corridoio lievemente in pendenza conduce verso l’abside. L’attenzione è subito catturata dall’immagine del Santo Volto che si anima di fronte al visitatore, alle spalle dell’altare sopraelevato su una pedana di marmo nero. Ancora un gioco ottico che riproduce un immenso ologramma del volto della Sindone. Come racconta il progettista in un’intervista pubblicata da “la repubblica” dell’8/12/2006 in occasione dell’inaugurazione: ”...ho preso l'immagine in negativo del volto impresso sul lino e l'ho trasformata in pixel.” Sul muro le pietre rosse di Verona sono ora verticali ora inclinate, la luce zenitale batte e ricrea quell'immagine attraverso un gioco di luci e ombre. Avvicinandosi all'abside, però, il volto scompare. E' questa l'unica immagine presente nella chiesa.

L’interno risulta molto sobrio, privo di decorazioni: le acquasantiere, due semisferi in marmo bianco, inserite in due colonne a losanga in pietre rosse di Verona forate da un cilindro; i banchi, in acero dalle linee essenziali, disposti a raggera; i confessionali, volumi cubici lisci anch’essi in acero che quasi scompaiono in una delle cappelle laterali; l’altare in marmo bianco. Un gioco di volumi essenziali impreziositi da metriali di pregio. L’illuminazione ha un ruolo fondamentale. Durante il giorno la luce, esclusivamente naturale, afluisce in modo zenitale dai lucernai altissimi in cima alle sette torri, arrivando molto attenuata; una luce più forte e radente proviene invece dai lucernai dalle basse cappelle laterali. Il visitatore si trova quaindi avvolto dalla luce che lo ragiunge da percorsi invisibili. Inoltre la luce zenitale, unita alla struttura ettagonale, trasforma l’edificio in una sorta di orologio solare. Durante la notte il gioco si inverte: la chiesa illuminata dall’interno irradia luce. 700 finestrelle quadrate in vetro, incassate nelle torri in fase di getto, lasciano trapelare la luce; la superficie dell’edificio irradia di raggi luminosi. Sulla torre corrispondente all’abside appare illuminata una croce, costituita da una vetrata di 22 metri per 8. La prima prietra del cantiere fu posata simbolicamente il 24 giugno 2004 (San Giovanni è il patrono di Torino). L’inaugurazione, prevista per il 24 giugno 2006, è invece slittata all’8 dicembre 2006; comunque un tempo record per un cantiere italiano.

Ultima revisione: 27 aprile 2010

Opere di architettura contemporanea in provincia di Torino

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