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Palaisozaki Palasport Olimpico | Torino

  • Architetti: Arata Isozaki e Pierpaolo Maggiora
  • Tipo intervento: nuova realizzazione
  • Categoria: divertirsi | impianti sportivi
  • Data inaugurazione: 13 dicembre 2005
  • Indirizzo: corso Sebastopoli, 123
  • Orari di apertura: durante le manifestazioni

Avvicinarsi al Palaisozaki

Nasce come Palahockey, realizzato in occasione delle Olimpiadi invernali tenutesi a Torino nel 2006, ma i torinesi l’hanno subito ribattezzato “Palaisozaki” cogliendone (involontariamente?) l’aspetto multifunzionale. La progettazione ha interessato non solo il palazzo sportivo, ma tutta l’area circostante compresa tra il parco di Piazza d’Armi e l’area “ex Combi”, al cospetto di due grandi edifici storici: l’ex stadio comunale e la “Torre Maratona” costruiti in occasione di un altro importante evento sportivo: i Campionati Internazionali Universitari di Calcio del 1933. Arrivando nell’area dal centro (corso IV Novembre o corso Galileo Ferraris) filari di alberi che costeggiano il parco di Piazza d’Armi guidano lo sguardo in un sistema prospettico verso il palahockey e lo stadio. Si incrocia quindi corso Sebastoboli, chiuso al traffico e trasformato in grande piazzale pedonale, tra il parco e gli impianti sportivi. Qui, nella linea prospettica, agli alberi si sostituiscono i lampioni, che ricordano candele a luce fredda, realizzati con tubi trasparenti in policarbonato alti 5 metri (come il basamento del nuovo palahockey); essi formano un tessuto di colonne di luce e ospitano tre fari ruotanti in tutte le direzioni per illuminare con la massima flessibilità i percorsi e la facciata dell’edificio. Le pavimentazioni esterne sono realizzate in cordoli di pietra di luserna che perimetrano ampie gettate di cemento con graniglia di pietra grigia. Ad accogliere il visitatore da questo “ingresso”, l’opera scolpita dell’artista britannico tony cragg: tre colonne ellittiche di bronzo, alte 12 metri, con un'anima in acciaio inox, che svettano dinamiche verso il cielo, forti di una robusta base di 3,5x3 metri. L’elemento emergente rimane comunque la restaurata “Torre Maratona”; posta di fronte al parco e al termine di un canale d’acqua di circa 150 metri, in cui si rispecchia enfatizzando la sua verticalità e centralità nello spazio.

L'esterno

Il vecchio stadio, importante testimonianza del passato, rifunzionalizzato secondo le nuove esigenze, crea le linee guide per la nuova opera, che lo eguaglia in altezza, senza superarlo, e dialoga con esso per contrasto. Accanto allo storico edificio in cemento dalle forme tondeggianti e sorde, il nuovo: un rigoroso parallelepipedo (lungo 183 mt, largo 100 mt e alto 18 mt) sospeso da terra (poggia su un basamento alto 5 mt in vetro e cemento a vista) rivestito in acciaio, sulle cui facciate, lucide e riflettenti, si specchiano il verde e i volumi circostanti. I prospetti esterni dell’edificio di Isozaki enfatizzano l’idea di una scatola in acciaio inox realizzata con pannelli di 5400x500 mm composti con fogli di acciaio inox con finitura opaca e bugnature superficiali, alternati a un’ampia serie di finestre orizzontali, strette e lunghe di 2700x500 mm, disposte in modo irregolare che aggiungono un effetto dinamico al volume.

L'interno

Lo stesso effetto di “vibrante lucentezza” accompagna il visitatore all’interno: all’ingresso una parete inclinata riflettente ricorda un mosaico di specchi. Difficile descrivere gli altri spazi interni per la loro natura “cangiante”. Tutto all’interno è in continuo divenire. La struttura è stata infatti progettata per adattarsi a ospitare con la massima flessibilità i più svariati eventi, gare di hockey innanzitutto ma successivamente pronta ad accogliere: incontri di pugilato, gare di atletica (in occasione degli Europei 2009), concerti di musica classica, spettacoli teatrali. Molti gli accorgimenti di tipo tecnico-funzionale per garantire questa totale funzionalità. Il volume interno in parte interrato si sviluppa su 4 livelli: un piano interrato, a -7,50 metri, con il campo di gara e i locali di servizio; un livello intermedio, a -3,75 metri, per la famiglia olimpica, i media e le federazioni sportive; un livello terra, destinato agli accessi e alle aree di distribuzione e di movimetazione delle tribune; un piano a quota 6 metri, che fa da ballatoio perimetrale di circolazione e ospita i servizi di ristorazione.

Questa la configurazione in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006. Il pubblico, in tale occasione, entrando nell’impianto si trovava a dover salire o scendere brevi tratti di scale per trovare il proprio posto. Ma sie le tribune, sia il piano della pista, sono dotati di un sistema meccanico che ne permette il movimento. Il campo da hockey puo essere riportato a livello del piano terreno per trasformarne le dimensioni. Le tribune sono invece composte di tre tipologie. Una sola fissa, quella delle trubune superiori in cemento armato, posizionate parallelamente ai lati lunghi, che ritroverete sempre allo stesso posto sia che visitiate l’edificio in occasione di un evento sportivo, di un concerto o di un spettacolo teatrale. Le tribune a livello interrato arretrando e “impacchettandosi” sotto il suolo, liberano il campo permettendo la sopraelevazione del solaio (dell’originaria pista di ghiaccio). Infine i 400 posti delle 6 tribune disposte sui lati corti dell’edificio possono essere mosse attraverso macchine telecomandate per il loro sollevamento e trasporto. Lo stesso concetto di flessibilità si ritrova nel rapporto fra l’interno e l’esterno dell’edificio. Il piano terra nell’affaccio verso il parco è separato dalla Piazza d’Armi da grandi vetrate trasparenti che creano continuità visiva anche da chiuse, ma che possono essere interamente aperte in caso di grandi manifestazioni. Anche le cancellate enterne verso la piazza sono di tipo mobile, in lamiera stirata di acciaio inox, con ruote alla base dei telai per poterle trasportare nei magazzini sul retro. In occasioni di grandi manifestazioni è quindi possibile fondere edificio, piazzale e parco in un unico grande spazio. Il parco, riprogettato anch’esso in occasione delle Olimpiadi, reinterpreta la forma dell’edificio con un grande prato verde completamente vuoto di fronte al Palaisozaki, e continua con un percorso improntato alla semplicità lineare, in cui gli spazi pedonali sono pavimentati con la stessa trama di cemento chiaro alternata a pietra di luserna e conducono a zone di gioco per bambini e a un laghetto posto al centro del parco. Ancora in fase di realizzazione la zona (ex Combi) retrostante il palazzetto che ospiterà un palazzo del Nuoto con piscina olimpica e campi sportivi.

La visita

Segnaliamo due alberghi dove soggiornare nelle vicinanze: Hotel Galimberti e Astor Hotel.

Ultima revisione: 3 giugno 2007

Opere di architettura contemporanea in provincia di Torino

   
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