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Villaggio Olimpico | Torino

  • Architetti: Benedetto Camerana e altri

  • Tipo intervento: ampliamento

  • Categoria: visitare | residenziale

  • Data inaugurazione: 4 febbraio 2006 (villaggio/case); 30 ottobre 2006 (arco)

  • Indirizzo: via Giordano Bruno

  • Orari di apertura: tutti i giorni 7-22 (villaggio/arco)

  • Sito internet: -

La Torino dei giochi olimpici invernali del 2006 ha vissuto in questo luogo alcuni dei suoi momenti più importanti. Scegliendo come fulcro dell'intervento gli ex mercati generali inaugurati nel 1934, Benedetto Camerana e gli altri architetti dell'equipe hanno scommesso sul recupero di un'area da troppi anni in decadenza, l'hanno ampliata e unita al vicino complesso del Lingotto.

I mercati generali

La struttura prevede tre edifici ben distinti: uno centrale e due laterali. Le storiche arcate di Umberto Cuzzi, risalenti al 1932, pervadono l'intera costruzione. Esse sono state riempite da ampie vetrate, alte anche cinque metri e plissettate a spigoli grazie a una tecnica d'avanguardia. Si è così ancorata a terra la centrale copertura sospesa e anche le due serie di arcate laterali hanno trovato un meritato riutilizzo. I materiali impiegati sono poveri, nel rispetto della storicità del luogo e del linguaggio elegante e semplice di Cuzzi. Sono acciaio e vetro per le facciate nuove verso la città e grigliati geometrici sulla facciata che protegge verso la ferrovia. Le coperture mantengono la loro immagine e il colore originale, ridefinite dal rigore di superfici lisce e piatte in pvc, completate dalle finiture in zinco. Durante il periodo olimpico nell'edificio a nord avevano sede gli spazi gestionali e l'accoglienza, nell'edificio centrale si trovavano gli spazi commerciali e in quello a sud gli spazi per gli atleti. Il tradizionale ingresso da via Giordano Bruno veniva affiancato da un secondo accesso, tramite la passerella sospesa proveniente dal Lingotto.

La passerella e l'arco

Dal lato orientale è stata quindi costruita una passerella per unire il neo villaggio olimpico al Lingotto, luogo sede di gare e vetrina della più importante trasformazione urbanistica pre-olimpica. Il progettista Hughes Dutton spiega di aver raggiunto "l'aureo compromesso tra resistenza e leggerezza". Dopo cento elaborazioni sui più sofisticati computer e analisi nella galleria del vento ecco prendere vita questo camminamento fatto di una parte curvilinea di oltre 200 metri a scavalcare la ferrovia appena a nord della stazione, che si raccorda a una parte rettilinea su pilastri. Attraverso un breve raccordo si viene poi immessi all'ingresso sospeso del Lingotto già progettato da Renzo Piano. Al centro della passerella svetta prepotente l'arco che è già diventato uno dei simboli della nuova Torino. Alto 69 metri e largo 50, esso è inclinato a oriente e sostiene la passerella, formando con il rosso della struttura esterna e i raggi interni un affascinante gioco di luci, ombre e colori.

Le case colorate

Spostandosi lungo via Giordano Bruno, verso sud, sorge invece la parte costruttivamente più innovativa. Si tratta di 41 palazzine, da 5 a 7 piani, che giocano allegramente con la contrapposizione di colori vivaci e mai fastdiosi. Tra le palazzine prendono forma piacevoli giardinetti che rimangono nascosti al traffico delle vie adiacenti. Il punto di forza di questa sezione è stato l'affidare a una equipe di architetti la realizzazione dei diversi lotti. Seguiti da un coordinamento unitario, si sono quindi espressi diversi linguaggi del progettare. Le altezze diverse degli edifici, i differenti colori e la varietà dei loro fronti, alleggeriscono l'impatto visivo del complesso e creano quinte scenografiche ed effetti prospettici inaspettati. Durante le manifestazioni olimpiche i 100.000 metri quadrati degli appartamenti ospitavano 2500 atleti e 1000 giornalisti.

L'attuale utilizzo delle strutture

Fino a qui la genesi e la realizzazione dell'intervento e l'utilizzo durante le due settimane d'oro della città. Ma dopo?
L'area degli ex mercati generali, che d'altra parte non ha mai avuto una destinazione precisa, giace abbandonata così come era l'ultimo giorno dei giochi. All'interno della struttura si possono ancora vedere tutte le installazioni del 2006. L'unica porzione utilizzata è quella all'ingresso dove si è insediato il PAV, distaccamento del museo di arte contemporanea, che raramente utilizza questa sede per eventi espositivi.
Il cancello è aperto soprattutto in funzione dell'attraversamento della passerella, che rappresenta il secondo fallimento. Poco utilizzata, dato che collega il Lingotto a un'area abbandonata, registra una cronica carenza di manutenzione, soprattutto agli elevatori che dovrebbero portare le biciclette e i disabili da un livello all'altro. Solo l'arco emerge ancora affascinante, ma il consiglio è quello di ammirarlo dal treno o dal Lingotto.
Le palazzine colorate avevano invece una precisa destinazione: all'interno di esse dovevano trovare posto appartamenti di edilizia sociale, uffici e laboratori dell'Arpa e una foresteria dove alloggiare gli atleti per le future manifestazioni sportive. Nella realtà i problemi di una frettolosa costruzione sono emersi poco dopo i giochi olimpici e l'area è stata chiusa per parecchi mesi. Attualmente le 14 palazzine centrali ospitano effettivamente l'Arpa, che si è però insediata solo nel novembre 2007. Le 13 palazzine già su via Pio VII sono state adibite a uso residenziale e sono abitate, anche se faticano a trovare posto i servizi essenziali a questi nuovi abitanti dell'area. Il vero scempio riguarda però le prime 14 palazzine, quelle poste tra il villaggio olimpico e la sede dell'Arpa. Abbandonate, con le serrande abbassate, ospitano appena una manciata di sedi associative. In quest'area i cinque cerchi olimpici hanno lasciato solo il posto a tristezza e degrado.

Curiosità

la passerella e le case colorate del villaggio olimpico appaiono in alcune sequenze del film "Tutta colpa di Giuda" di Davide Ferrario (2009).

Ultima revisione: 27 aprile 2009

Opere di architettura contemporanea in provincia di Torino

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