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Venezia, città storica per eccellenza, si arricchisce di un’opera di architettura contemporanea dal lungo iter progettuale/realizzativo, accompagnato da molte polemiche: il ponte della Costituzione progettato da uno dei “mostri sacri” dell’architettura, Santiago Calatrava.
Il ponte si staglia sul Canal Grande a collegare piazzale Roma (il punto di arrivo e di stop per i mezzi di trasporto su ruota) con la stazione ferroviaria e la città storica. Una posizione chiave dunque, “porta d’ingresso ”per chi arriva in auto o bus, nonché il primo punto d’osservazione su Venezia.
Per capire l’importanza di quest’opera e il perché delle tante polemiche può essere utile ricordare brevemente il contesto storico. Il quarto ponte sul Canal Grande (il 435esimo in totale) è stato realizzato dopo 125 anni dall’ultimo costruito su questo ampio canale. Il primo fu il ponte di Rialto aperto nel 1591 che rimase l’unico ad attraversare la principale “via di transito” della città fino alla metà dell’ottocento quando vennero realizzati due ponti in ferro: quello dell’Accademia e quello di fronte alla stazione ferroviaria; il primo ricostruito in forma provvisoria in legno nel 1931 e poi nel 1984 come lo vediamo oggi; il secondo, il “ponte degli Scalzi”, ricostruito nel 1934 in pietra d’Istria su progetto dell’ing. Eugenio Miozzi.
Si arriva quindi al 1997 quando il Comune di Venezia con Massimo Cacciari sindaco, ebbe in regalo da Calatrava il progetto di massima del quarto ponte.
Nel 1999 il Comune affidò l’incarico del progetto esecutivo architettonico e strutturale allo Studio Calatrava. Il progetto venne quindi esaminato e valutato da vari organismi, anche indipendenti quali l’ICMQ, prima di essere approvato. Parteciparono all’appalto, che fu vinto al massimo ribasso dall’impresa Cignoni, 90 ditte, mentre per la parti in acciaio fu scelta la ditta Lorenzon.
Nel settembre 2001 l’elaborato finale venne sottoposto al collaudo da parte della ditta ICMQ di Milano.
Nel 2003 iniziò la realizzazione. La Direzione Lavori fu affidata a uno staff interno guidato dall’ing. Roberto Scibilia, mentre all’arch. Calatrava fu affidato il ruolo di consulente architettonico e artistico. L’opera, non facile da realizzare, diede spettacolo e lasciò con il fiato sospeso facendo parlare di sé nelle fasi salienti della realizzazione.
Luglio 2007: la posa dei due conci laterali, ognuno del peso di 85 tonnellate per una lunghezza di 15 m, inizia alle ore 22 del giorno 27 quando la chiatta “Susanna “, lunga 50 m e larga 16 m, lascia porto Marghera con il suo pesantissimo carico e imbocca il Canal Grande diretta verso l’arcata in pietra del ponte di Rialto che viene superata senza essere sfiorata; tre ore dopo l’arrivo a piazzale Roma; il 28 alle ore 7 inizia il montaggio in appoggio su due martinetti comandati da un computer con il compito di compensare assestamenti e dilatazioni termiche.
Agosto 2007: è la volta del concio centrale 55 m per 270 tonnellate, trasportato ancora una volta senza intoppi dalla chiatta “Susanna” nella notte dell’8, per andare a collegarsi con precisione millimetrica ai due conci laterali, grazie a un sofisticato sistema computerizzato che, controllando martinetti e sistemi di rotazione, dopo sei ore di lavoro (alle 14.32 dell'11 agosto 2007) ha permesso di concludere il montaggio dell’ossatura portante in acciaio del nuovo ponte. I 4 giorni successivi sono stati necessari per completare le saldature.
I lavori sono poi proseguiti, parallelamente alle polemiche e al lievitare dei costi, fino al giorno dell’inaugurazione, immaginata inizialmente per il 21 giugno 2008, pensata poi per la festa del Redentore, rimandata a ferragosto e infine spostata al 18 settembre con l’arrivo di Napolitano in città.
Il 2 settembre l’ultimo sopralluogo di Calatrava, e l’11 settembre 2008 l’apertura, senza inaugurazione e senza ovovia, ovvero il sistema che dovrebbe permettere il superamento del ponte anche da parte di persone su sedia a rotelle, progettato e approvato dopo infiniti problemi, insoddisfazioni e polemiche non ancora concluse.
Il ponte della Costituzione si presenta come un grande arco di metallo (dal rosso scheletro in acciaio costituito da 74 vertebre), pietra d’Istria che crea la continuità con la città e vetro a enfatizzare il senso di leggerezza di questa straordinaria struttura.
La forma è ad arco (come quella degli altri ponti veneziani) ma un arco molto poco accentuato, un arco ribassato. Il rapporto tra freccia (“l’altezza” del ponte cioè la distanza tra gli appoggi e il vertice) e luce (la distanza tra gli appoggi) è pari a circa 1/17 (quello del ponte di Rialto è circa 1/4) possibile solo grazie alle opere di fondazione in conglomerato cementizio armato che ne contrastano le forti spinte orizzontali e conferisce un senso di orizzontalità e leggerezza alla struttura.
Questa forma ha permesso inoltre di lasciare un ampio spazio libero alla base del ponte, una zona che diventa un nuovo punto d’osservazione. Le due spalle di cemento che sostengono la struttura, a forma di mezza luna, rivestite con pietra naturale d’Istria sono sagomate in modo tale da realizzare due panchine sulle quali sedersi ad ammirare da sotto il rosso scheletro, fornendo una visuale inedita per un ponte veneziano.
Il parapetto, in lastre autoportanti di vetro temperato, sembra quasi sparire per farci cogliere l’essenza del ponte: la sua struttura, complessa e apparentemente leggera, dall’aspetto etereo pur con le sue 1.000 tonnellate di peso complessivo. La lunghezza della campata in acciaio è di 80,8 m, 93 m di luce, 7 m di altezza sul livello medio del mare e la larghezza del piano calpestabile che parte da 5,60 m agli accessi del ponte per allargarsi a 9,40 in mezzeria. Questo ponte infatti non vuol essere solo un luogo di transito e di collegamento tra due sponde, ma un luogo da vivere; con un ampio spazio centrale dove soffermarsi ad ammirare il primo panorama sulla città che sta per accoglierci, o a salutarla dopo una visita.
La trasparenza della balaustra si ripropone negli scalini. I 104 gradini sono tutti diversi l’uno dall’altro. Le alzate sono in pietra d’Istria. Le pedate sono al centro in trachite e lateralmente in vetro per trasformarsi in un tappeto di luce quando (nelle notti di festa) è illuminato anche dal basso.
I neon inseriti sotto al corrimano in bronzo e due fari (uno su piazzale Roma l’altro sulla Stazione) costituiscono l’illuminazione “di tutti le notti”.
L’illuminazione è stato uno dei temi delle controversie che hanno accompagnato tutto l’iter di quest’opera, oltre al lievitare dei costi, alla lentezza nella realizzazione e alla mancanza di accorgimenti che rendano fruibile il ponte (non solo come mezzo per attraversare ma anche come luogo da vivere) anche da parte di disabili su sedia a rotelle.
Sono molti i quotidiani che nel tempo hanno scritto in proposito. “L’ultima stima dei costi fatta dal comune di Venezia (5° perizia dell’11 novembre 2007) parla di circa 7 milioni di euro, cifra che copre però un’altra serie di importanti lavori (restauro di piazzale Roma, delle rive del Canal Grande, etc)”; per approfondire vi rimandiamo la sito ufficiale del comune di Venezia.
Ad oggi non risulta ancora installata l’ovovia, il cui progetto (approvato ma non proposto da Calatrava) prevede l’installazione di una cabina di trasporto di forma ellissoidale con scocca trasparente con funzione panoramica per permettere il transito e la fruizione del ponte anche a persone diversamente abili. A tal proposito l’architetto Calatrava scrive: “avrei preferito la seggiovia, le pietre laterali del ponte sono state intagliate apposta. Ma mi sono attenuto alle esigenze del Committente, il Comune. Inizialmente riteneva fosse più comodo risolvere il problema con i vaporetti. Avevo anche proposto di rivedere il progetto a mie spese” (Il sole 24 ore 03-09-2008)
Ad opera conclusa il progettista dice poi: “un ponte fatto con il cuore arricchito dalla straordinaria professionalità di chi ha sfiorato la perfezione lavorando la pietra il vetro l’acciaio. Non posso essere io a dire che è il più bel ponte che ho disegnato, ma certamente è un’opera maturata apposta per Venezia.” (Il sole 24 ore 13-09-2008).
In attesa che l’opera venga completata e diventi fruibile per tutti resta a nostro avviso ammirabile la straordinaria struttura ingegneristica dal grande fascino estetico.
“Casabella” n. 637 settembre 1996
“Casabella” n. 769 settembre 2008
Ultima revisione: 12 aprile 2011
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