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cairo-asmara
(2006) - i viaggi di luca sivieri
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| colore dei mezzi di
trasporto: AEREO, TRENO, AUTOBUS,
AUTO, NAVE |
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la mappa
a tutta pagina |
Dalle piramidi ai quartieri fascisti dell’Africa nera,
attraverso un paesaggio e un contesto culturale che muta diverse volte.
Dal grigio delle sabbie sahariane lentamente ci si spinge al verde
lussureggiante che da Khartoum veglia sui nostri chilometri.
L’umidità dell’Etiopia lascia spazio
all’aridità della Dancalia, mentre
caffè e spaghetti ci accompagnano verso la meno africana
delle capitali, un gioiello di architettura e decoro urbano. Un viaggio
di un mese tra autobus, navi e tetti dei treni, tra mille disagi e
avventure, ma con il calore e la generosità di chi
è sempre pronto ad aiutarti.
Periodo: 28
luglio - 29 agosto 2006
Giorni: 32
Compagnia:
Patrick
Mezzi di trasporto:
aereo, treno,
autobus, nave
Km percorsi:
7.864
Costo: 1.872
euro
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cairo-asmara
(2006) - fotografie e racconti
Cliccando sulle foto precedenti
accederete a
immagini e racconti delle diverse tappe del mio viaggio. Al
termine di ogni sezione potrete tornare all'indice.
28-30 luglio e 5
agosto - il cairo
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| cairo - la cittadella |
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cairo - vista da un minareto |
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cairo - i tetti |
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| cairo - da groppi |
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cairo |
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cairo |
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| cairo
- vista delle piramidi |
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cairo - sul tetto
dell'ostello dahab |
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cairo
- scale di emergenza |
31 luglio e 1 agosto - dahab
1-2 agosto - monte sinai
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| monte sinai |
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monte sinai |
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monte sinai |
L'alba perfetta
Freddo.
Avvolto da una sudicia coperta, uso le rocce come cuscino e aspetto
l'alba sul monte più sacro. Siamo appena in cinque sotto una
pioggia di
stelle cadenti. Mi sveglia un dolce canto. Sono coreani. Insieme a loro
sono arrivati in tanti. Una soave voce solista aiuta il sole a crearsi
un varco tra le montagne. Tutti mormorano sommessamente la loro
emozione, alcuni si abbracciano e altri, nascosti dalle coperte, si
baciano.
Qualcuno, forse, piange.
E' iniziato un nuovo giorno sul tetto del Sinai.
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| monte sinai |
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monte sinai |
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monte sinai |
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| monastero di santa caterina |
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monastero di santa caterina |
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dahab |
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3-4 agosto -
oasi di bahariya
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| egitto - oasi di bahariya |
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egitto - oasi di bahariya |
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egitto - oasi di bahariya |
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| egitto - oasi di bahariya |
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egitto - oasi di bahariya |
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egitto - oasi di bahariya |
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| egitto - oasi di bahariya |
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egitto - oasi di bahariya |
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egitto - oasi di bahariya |
6-7 agosto - aswan
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| aswan - isola elefantina |
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aswan - isola elefantina |
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aswan - isola elefantina |
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| aswan - isola elefantina |
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aswan
- isola elefantina |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
7-8 agosto - in nave da aswan a wadi halfa
Passaporto cercasi
Il treno affonda come un coltello nel
burro delle montagne
aride a
sud di Aswan. Davanti a noi solo acqua, il grande lago di Nasser. In
coda si avanza con grande difficoltà. Tutti devono passare
sul
piatto della mastodontica bilancia. C'è una piccola fessura
che
la divide dal cemento. Proprio lì cade il passaporto del
sudafricano. Lui che era ritornato dal Sudan solo per comprare un pezzo
per la sua 4x4, ora rischia di non poter partire. Tutti scrutano i
pochi centimetri causa del disastro. Nulla. Sotto, un morbido strato di
sterpaglia e immondizia sembra aver nascosto il prezioso documento.
Bisogna pagare per poter svitare parte del piatto. Sotto gli occhi
increduli di una fitta schiera di curiosi, il sipario è
finalmente alzato. Il sudafricano si coccola il trofeo, noi brindiamo
e proseguiamo.
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| traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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| traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
Fermi ad Aswan
Il sole si ritira sfinito dietro
l'improvvisata tendina.
Nascosti
sotto la scialuppa di salvataggio aspettiamo da otto ore la partenza
del traghetto. Per tutto il giorno, indefessi lavoratori, gli uomini
dell'equipaggio hanno issato sul rimorchio tonnellate di merce. Sotto
questo caldo che consuma abbiamo aspettato. Il Nilo davanti a noi
è
una lastra di vetro, nulla si muove.
Domani all'alba passeremo accanto ai templi di Abu Simbel ed entreremo
in Sudan dall'unica porta che ci ha lasciato aperta. Domani saremo
sempre qui sotto la scialuppa divorati dal sole, con la storia che
correrà al nostro fianco.
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| traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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| traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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traghetto aswan-wadi halfa
(sudan) |
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abu simbel dal traghetto |
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8-9 agosto - wadi halfa
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| sudan - wadi halfa |
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sudan - wadi halfa |
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sudan - wadi halfa |
Sulla collina
Il buio sta calando sul villaggio di
Wadi Halfa. Dall'alto di
una collina posso abbracciare tutto l'abitato. Una piazza polverosa e
due ristoranti. Il vento bollente mi appiccica la maglietta alla pelle.
Ma è bello, tremendamente affascinante. Forse non la pensavo
così
qualche ora fa. L'arrivo al porto dopo 18 ore di navigazione, la
camminata sotto l'impossibile peso del sole, l'addio con Joan e Bogdan
che in breve diventavano solo puntini nella sabbia. Poi è
arrivato il
treno settimanale da Khartoum e il paese ha preso forza. Un fiume di
camion, auto e carretti si è riversato ad accogliere i
poveri
viaggiatori. Siamo andati a portare il saluto ai nuovi arrivati. Domani
saliremo anche noi su questo treno. Ed è un treno che merita
davvero.
Per 24 ore non vedremo che sabbia bollente infrangersi sulle nostre
facce, stretti tra mille bagagli in un viaggio che è stato
definito da
"duro" e "terribile". Nel frattempo una grande luna piena ha dato il
cambio al sole e ci sorveglierà nella nostra notte sotto le
stelle.
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| sudan - wadi halfa |
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sudan
- wadi halfa |
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sudan - wadi halfa |
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| sudan - wadi halfa |
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sudan - wadi halfa |
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sudan - wadi halfa |
9-10 agosto - da wadi halfa ad atbara
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| sudan - wadi halfa |
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sudan - treno wadi
halfa-atbara |
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sudan - treno wadi
halfa-atbara |
Sul tetto del treno
Yunus mi fa notare l'ombra che il
treno proietta sulla sabbia.
Si vede qualcuno muoversi sul tetto. Lo convinco ad arrampicarsi con me
e saliamo su di una cisterna al fondo del convoglio. Mi spiega che
viaggiando qui si evita di pagare il biglietto. La mia esaltazione,
però, svanisce non appena la locomotiva indiana divora i
chilometri.
La sabbia del deserto sudanese, impertinente, mi schiaffeggia
impedendomi di aprire gli occhi. In bocca è come masticare
un
guscio
d'uovo e il respiro si fa via via più affannoso. Tra le dune
lungo il Nilo appare d'improvviso una scuola, ma il mio saluto alle
decine di
ragazzini dal lungo vestito bianco deve sembrare debole e svogliato.
Quando Mohamed infila la bottiglia nella cisterna e beve l'acqua
marrone destinata ai campi, mi sento mancare. Alla stazione successiva
torno a osservare le ombre da una rispettosa distanza, quella del mio
finestrino di seconda classe.
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| sudan - treno wadi
halfa-atbara |
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sudan - treno wadi
halfa-atbara |
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sudan - treno wadi
halfa-atbara |
Il regalo di Dio
Abu Hamed si guadagna il suo posto
anche in una mappa del
mondo. Non è che un piccolo paese, ma è l'unico
centro per centinaia di chilometri di deserto nubiano. Stritolato tra
la ferrovia e il Nilo, ha il suo momento di gloria al passaggio del
treno settimanale per Khartoum. Nell'ufficio del capostazione mi
emozionano due telefoni degli anni sessanta, ma con la sola
possibilità di chiamare il centralino.
Fadlella "il regalo di Dio" ci invita per un tè. Al centro
della scena sempre una donna. Versa l'acqua nel colino colmo di essenze
e come per magia fuoriesce una magnifica colata, forte e dolce allo
stesso tempo. Paghiamo, ma ci rincorre Abdul con il denaro. Siamo suoi
ospiti. Lui lavora in ferrovia e noi siamo gli unici bianchi su questo
lento e polveroso treno. Il coraggio è stato premiato qui in
Sudan, dove l'ospitalità è il primo dei doveri.
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| sudan - abu hamed |
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sudan - atbara |
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sudan - atbara |
11 agosto - meroe e khartoum
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| sudan - meroe |
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sudan - meroe |
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sudan - meroe |
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| sudan - meroe |
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sudan - meroe |
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sudan - meroe |
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| sudan - meroe |
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sudan - khartoum |
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sudan - khartoum |
12 agosto - gedaref e gallabat
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| sudan - gedaref |
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sudan - tra gedaref e gallabat |
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sudan - tra gedaref e gallabat |
Sul camion
"Video
Killed the Radio Star" è una bella canzone.
L'ho
ascoltata tante volte. Ora, sul cassone di un camion, la condivido con
Alì. Lui mi guarda e accompagna il coro con sorrisi
compiaciuti. E'
scesa la notte sul nostro viaggio verso il confine etiope. La pista
è
piena di buche e ogni sobbalzo rischia di catapultarci in strada. I
villaggi scorrono bui al nostro fianco. Allam,
Aburaim, Kennina, Otrop.
Mohamed vuole che li impariamo a memoria e ride della nostra pronuncia.
Siamo tra amici. Capita a volte di scorgere una luce: è la
torcia di
qualche passante che squarcia la notte. Gallabat, la città
frontaliera
sudanese, è un enorme campo profughi. Le capre occupano lo
spazio
rimanente. Nel buio capita di salirci sopra e di inciampare nel fango.
Il ristorantino è umido, ma piacevole. Compaiono tre letti
di corda.
Alì dormirà accanto a noi. Per i nostri bisogni
forse c'è ancora
dello spazio tra un letto e qualche capra.
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| sudan - tra gedaref e gallabat |
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sudan - tra gedaref e gallabat |
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sudan - tra gedaref e gallabat |
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| sudan - gallabat |
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sudan - gallabat |
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sudan - gallabat |
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13-14 agosto
- gondar
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| etiopia - tra gallabat e
gondar |
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etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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| etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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| etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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| etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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| etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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etiopia - gondar |
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| etiopia
- gondar |
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etiopia
- gondar |
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etiopia
- bahar dar |
15 agosto - bahar dar
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| etiopia - bahar dar |
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etiopia
- bahar dar |
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etiopia - bahar dar |
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| etiopia - bahar dar |
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etiopia - bahar dar |
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etiopia - cascate di tis isat |
16 agosto - cascate di tis isat
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| etiopia - cascate di tis isat |
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etiopia - cascate di tis isat |
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etiopia - cascate di tis isat |
La meraviglia perduta
"Misser,
iu lachi, lot of uoter tudei". Un passo dopo l'altro,
oltre
il fango, su per la collina. Le cascate del Nilo Azzurro. Secondo James
Bruce "una visione magnifica che il tempo non potrà mai
cancellare". Purtroppo è accaduto. La costruzione di una
diga e
della centrale idroelettrica hanno drasticamente ridotto il flusso
d'acqua. Il sipario è calato su una delle meraviglie
dell'Africa. Solamente alcuni giorni all'anno, in seguito alle forti
piogge la diga viene aperta e la meraviglia torna a manifestarsi. Oggi
è uno di quei giorni. La ragazzina con le sciarpe in mano
sorride. Prima il rombo, poi la nebbiolina. Infine l'acqua. Un'enorme
parete marrone in caduta libera. L'occhio è rapito.
Ipnotizzato,
cerco di capire quali pensieri produsse la mente di Bruce due secoli
prima. Il privilegio di essere stato il primo sarà sempre
suo.
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| etiopia - cascate di tis isat |
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etiopia - cascate di tis isat |
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etiopia - cascate di tis isat |
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| etiopia - cascate di tis isat |
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etiopia - cascate di tis isat |
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etiopia - cascate di tis isat |
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17-18
agosto - addis abeba
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| etiopia - addis abeba |
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etiopia
- addis abeba |
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etiopia - addis abeba |
19-20 agosto - harar
A volo d'angelo (dal diario di Patrick)
Strada per Harar, una delle
innumerevoli soste del pullman, in
mezzo a un paesaggio di montagna mozzafiato. Felice mi avvio deciso in
mezzi ai prati circostanti, per trovare un luogo adatto, tra concime
naturale, rovi e capre, per la sosta fisiologica, necessaria per
affrontare altre 3 o 4 ore di tortuosissima via.
Mentre torno al nostro pullman, un po’ di corsa, a volo
d’angelo finisco rovinosamente a terra. D’istinto
mi riparo con le mani e la destra si ferisce rovinosamente. Uno
squarcio da cui esce sangue e che presto si riempie di terriccio,
pietriscoli e quant’altro si possa trovare su un terreno
accidentato. Nessuna cassetta del pronto soccorso a disposizione, solo
dei fazzoletti di carta che avvolgo, forse inutilmente, attorno alla
mano. Nella mia testa scorre rapido l’elenco delle
vaccinazioni “anti” che ho: basteranno?
Alcune passeggere etiopi mi guardano ridendo, mentre mi tampono tra
mille smorfie la mano. Dallo sguardo di Luca, invece, deduco che non
deve essere un bello spettacolo.
Il bruciore è intenso, ma nulla con quello che devo
affrontare la sera. Arrivati, ormai col buio, ad Harar, cerco con
affanno una farmacia, mostro la mano, e il
farmacista/dottore/assistente col camice bianco, dopo
un’iniziale espressione di disgusto, s’infila nel
retrobottega, da cui esce con un barattolino dei rullini della Kodak,
pieno di alcol puro. Il dolore che provo, nel bagno della mia camera
d’albergo, è probabilmente simile a quello del
rag. Fantozzi quando si dà una martellata sulla mano in
campeggio, ma non può urlare perché notte.
Afferro un asciugamano e lo mordo per soffocare in qualche modo la
sofferenza. Ripeto l’operazione più volte,
versando il prezioso liquido direttamente sulla ferita.
Miracolosamente tra un bruciore indescrivibile e l’altro, nel
giro di una settimana si forma una crosta spessa e dura e a distanza di
un mese dall’evento, mi accorgo che, di tutta questa
sofferenza, non rimarrà neppure il ricordo di una cicatrice.
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| etiopia - tra addis abeba e
harar |
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etiopia - harar |
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etiopia - harar |
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| etiopia - harar |
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etiopia - harar |
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etiopia - harar |
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| etiopia
- harar |
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etiopia - harar |
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etiopia
- harar |
I colori di Harar
Una gamba spunta da un cumulo di
stracci e immondizia. Una
mano piena di mosche poggia accanto a un corpo inerme. Se non sono
morti, è una vita terribile quella che li aspetta. Loro come
molti, qui sui dolci pendii dell'Etiopia orientale. Eppure questa
è una città colorata e vivace. Qui visse per
lungo tempo Arthur Rimbaud e il luogo gli ispirò somme
poesie.
Negussiè ha imparato l'italiano a Perugia. Ci offre da bere.
"Il mondo è piccolo" dice poi "siamo tutti vicinissimi".
Poeta o ubriacone? Ancora un minareto verde, un cortile lilla, un
vicolo azzurro, le corse con i bambini, un'improvvisata partita a
ping-pong e il sole tramonta sulla nostra splendida giornata ad Harar.
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| etiopia - harar |
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etiopia - harar |
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etiopia - harar |
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| etiopia - harar |
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etiopia - harar |
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etiopia - harar |
21 agosto - gibuti
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| etiopia - harar |
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gibuti |
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gibuti |
Qat
Acqua bassa, fondo sabbioso, colore
verde. Alcune isolette
deserte. A Gibuti tutto questo non è sinonimo di turismo.
Attraversiamo questo piccolo paradiso a bordo di una barchetta lanciata
a razzo dal 75 cavalli Yamaha. Sulla barca noi siamo solo comprimari;
protagonista è il qat. Il qat che tutti masticano e che
è l'inseparabile compagno di viaggio di ogni uomo che si
rispetti. La droga libera ma allo stesso tempo contrabbandata. Il
pilota cavalca con sapienza le alte onde del golfo. Siamo dall'altra
parte, ma la strada per il confine eritreo è ancora lunga,
ancora tante ore di deserto. E abbiamo sete, molta sete. Appollaiati
sulle confezioni di latte in polvere Nestlè, ci chiediamo se
riusciremo a passare questa frontiera difficile, non ufficiale e
ostile. Persi nei nostri pensieri, avanziamo verso un territorio
ignoto, nel buio dell'insicurezza.
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| gibuti |
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tra gibuti e obock |
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tra gibuti e obock |
22 agosto - obock
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| gibuti - obock |
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gibuti - obock |
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gibuti - obock |
23-24 agosto - mouloulhe
Sete
Gli occhi del granchio incrociano i
miei e fuggono dietro la
stuoia.
A Moulhoulé il tempo sembra trionfare su tutto. Siamo
arrivati
qui al confine con l'Eritrea ieri sera quando il buio già
dominava la scena. Ci hanno offerto due stuoie e lo spettacolo delle
stelle.
Il problema più grande è la sete. Per quanto
beviamo, non
riusciamo a vincerla. I soldi stanno per finire e accettiamo una
ciotola piena d'acqua corrente da un soldato.
Beviamo come gli animali, come le capre che davanti a noi si affannano
per guadagnare qualche goccia di liquido prezioso.
E' il deserto. E' il caldo tremendo della Dancalia. E' un confine che
senza l'arrivo di un'auto continua a rimanere un miraggio.
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| gibuti - tra obock e mouloulhe |
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gibuti - tra obock e mouloulhe |
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gibuti - mouloulhe |
Verso Assab
Il giorno si sta spegnendo sulla
nostra gabbia di legno. Siamo
ospiti dei militari di Gibuti che controllano il transito verso
l'Eritrea. Sembriamo calati nel "Deserto dei Tartari" e nel corso della
giornata veniamo illusi e disillusi sull'esistenza di una "voiture"
per
Assab.
Poi il miracolo. Un pick-up ci carica. E' già buio e ci
dobbiamo
arrampicare sulle casse di latte in polvere Nestlè. La
strada
è un'ininterrotta collezione di buche e noi abbiamo sonno.
Da
morire.
La frontiera è immersa nell'oscurità e,
richiamato dal
clacson, la guardia si fa largo con la torcia. Annota scrupolosamente i
dati. Sembra che ultimamente sia passato di qui un giapponese. Per il
resto nessuno. Di nuovo a bordo. In equilibrio precario prendo sonno e,
tra una botta e l'altra ricordo la foratura, la rottura del motore e il
salvataggio da parte di un'altra "voiture".
Poi un villaggio, il lancio
di una stuoia a terra e l'invito a dormirci sopra. Non ci facciamo
pregare a lungo. Assab è però ancora un miraggio.
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| gibuti - mouloulhe |
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gibuti - mouloulhe |
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gibuti - mouloulhe |
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24-25 agosto - assab
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| eritrea - tra mouloulhe e
assab |
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eritrea
- assab |
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eritrea - assab |
Giorni perduti
Due giorni ad Assab sono un eccesso
che siamo costretti a
regalarci. Il vecchio porto italiano è infatti diventata una
città sonnolenta che vive secondo un perenne ritmo
rallentato. Non ci sono auto private. Solo taxi collettivi e veicoli
delle nazioni unite che raramente disturbano la quiete delle ampie
strade. In piazza ci si ritrova al dehors
della caffetteria.
Lì si preparano ottimi macchiati e ci si siede a fare due
chiacchiere. Di fronte il porto fa bella mostra di sé, come
una fotografia, fissa e senza vita. Adesso che l'Eritrea è
indipendente, gli ex-cugini etiopi hanno trovato in Gibuti il loro
porto naturale, lasciando appassire il fiore di Assab. Qui il tempo non
corre più. La gente è partita, non ci sono
bambini. Qualche vecchio parla italiano e la ragazza delle fotocopie
conta nella nostra lingua. Insieme all'acqua frizzante, onnipresente a
placare la sete, è l'unico sussulto di questo luogo della
memoria.
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| eritrea - assab |
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eritrea - assab |
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eritrea - assab |
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| eritrea - assab |
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eritrea - assab |
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eritrea - assab |
26-27 agosto - da assab ad asmara
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| eritrea - tra assab e asmara |
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eritrea - edy |
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eritrea - tra assab e asmara |
Il caffè del mare
Non ricordo più il suo
nome, solo che significava
"mare".
La giovane donna estrae da un sacchetto un pugno di chicchi chiari. Li
getta in un pentolino e accende il fuoco con l'aiuto di quattro
bastoncini. I chicchi prendono colore e diventano più
familiari,
simili a quelli di una torrefazione. A questo punto viene riservato
loro un pessimo trattamento, la triturazione. Il lavoro è
preciso, ma violento. La grana lentamente si sbriciola. Nel frattempo
l'acqua bolle. La polvere e l'acqua confluiscono in uno speciale
alambicco, dove viene aggiunta una delicata mistura di spezie. Sul
fuoco la miscela sale e già fuoriesce la schiuma impaziente.
Il
caffè è pronto. Una pallina filamentosa tappa ora
il
beccuccio e fa da filtro. Nel vassoio le tazzine sono già
colme
di zucchero. L'infuso ha un aroma intenso che ricorda il tè
del
deserto.
Siamo a Edy, davanti al mare turchese dell'inospitale Dancalia.
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| eritrea - tra assab e asmara |
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eritrea - tra assab e asmara |
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eritrea - tra assab e asmara |
27-28 agosto - asmara
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea
- asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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| eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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eritrea - asmara |
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cairo-asmara
(2006) - consigli
Ecco alcuni consigli dati per area tematica e
nell’ordine cronologico dello
svolgimento del viaggio:
documenti
I visti da ritirare prima della partenza sono quelli
dell'Etiopia e dell'Eritrea (consiglio l'agenzia Dalu di Roma). Il
visto del Sudan è un po' ostico da ottenere in
Italia, ma in compenso estremamente semplice da fare al Cairo. Per
Gibuti potrete fare affidamento sul consolato di Addis Abeba.
viaggiare
In Egitto
consiglio l'autobus (efficiente ed economico) per i
trasporti est-ovest, mentre il treno è preferibile per
quelli nord-sud. La linea Alessandria Cairo Luxor Aswan è
dotata di treni moderni forniti di aria condizionata (anche troppo
forte!) e comodi sedili per dormire anche nelle classi più
spartane. La nave per il Sudan ha cadenza settimanale ed è
bene procurarsi il biglietto in anticipo presso la strazione
ferroviaria del Cairo. Parte dalla grande diga ed è
piacevole arrivare al porto con il trenino che attraversa paesaggi
lunari alla periferia di Aswan. Sulla barca bisogna accamparsi ma
l'avventura è garantita anche perchè i turisti
non superano la decina.
Da Wadi Halfa avrete una doppia opzione: treno verso Khartoum
o mezzi di fortuna lungo il Nilo. Io ho scelto la prima e non ho avuto
modo di pentirmi. Il treno è un'avventura vera; potrete
anche sperimentare il tetto, dove la sabbia si infilerà
dappertutto e vedrete i sudanesi bere alla cisterna dell'acqua
destinata all'irrigazione. Il biglietto per questo treno rimane un
mistero: siccome quasi tutti i viandanti che giungono da Aswan
proseguono con il treno, vi consiglio di comprarlo alla stazione non
appena mettete piede a Wadi Halfa. Se non lo fate, dovrete andare
lì la sera della partenza e infilarvi di straforo aspettando
gli eventi come ho fatto io. Alla fine mi è andata bene, ma
le minacce di una discesa forzata sono state tante!
In Etiopia
i mezzi sono passabili anche se soggetti a forature
e avarie. D'altra parte sono molto lenti, anche a causa del cattivo
stato delle strade. Attenzione anche ai furti: noi abbiamo subito la
"perdita" di uno zaino che avevamo affidato alle cure del nostro
autista di pick up tra Bahar Dar e Addis Abeba.
Per arrivare da Gibuti
ad Assab, in Eritrea,
dovrete sudare
molto. Se non vi trovate nel giorno della nave ufficiale, l'unico modo
di attraversare il golfo (scordatevi di passare via terra, non esistono
strade) e arrivare a Obock è quello di imbarcarsi su un
macinino carico di qat che sfiderà le onde per voi. Una
volta dall'altra parte alcuni mezzi partono per il confine, ma
viaggerete in mezzo agli scatoloni. Dal confine la faccenda si fa
ancora più dura perchè vi verrà
chiesto di attendere un mezzo dall'Eritrea che poi vi faccia ritorno.
La nostra attesa è durata un giorno e mezzo, senza acqua e
cibo se si eccettua un beverone e un piatto di riso offerto dalla
guarnigione a controllo del precario posto di confine: assolutamente
sconsigliato a chi desidera le comodità, visto anche che si
deve dormire all'aperto sulla nuda terra.
In direzione di Asmara ci sono un paio di autobus la settimana
da Assab. Il servizio è passabile anche se soffrirete il
caldo e vi toccherà dormire all'aperto a Galaalol a
metà del viaggio.
dormire
In Egitto
avrete ampia scelta a prezzi sempre competitivi. Non
così in Sudan
dove vi verrà chiesto di pagare
cifre alte per poi dover sempre dormire all'aperto, visto che l'interno
delle stanze senza aria condizionata è impraticabile a causa
del caldo estremo. A sud di Khartoum comincia a piovere e la situazione
migliora. Prezzi ottimi in Etiopia
ed Eritrea,
mentre a Gibuti
vi
toccherà pagare anche cinque volte di più per lo
stesso tipo di sistemazione.
mangiare
In Egitto
e Sudan
cibo ottimo e prezzi irrisori. La cucina
è vicina a quella mediorientale ormai in voga nelle nostre
città. Molto diversa invece in Etiopia, dove
l'ingera (un
pane spugnoso) è alla base di ogni piatto: all'inizio vi
sembrerà divertente abbinarlo a qualsiasi cibo, inclusa la
pasta, ma alla fine avrete voglia di cambiare e passare alla cucina
eritrea che annovera molti piatti della tradizione italiana, primo tra
tutti la pasta, in genere ottimamente cucinata.
Per quanto concerne il bere, si segnala il tè in
Egitto e Sudan, mentre si nota un graduale passaggio al
caffè in Etiopia, confermato poi dall'Eritrea dove la
bevanda è diventata una tradizione paragonabile a quella
italiana.
visitare
MONTE SINAI:
ascesa obbligata per chi passa qualche giorno sul
mar Rosso. E' necessario iscriversi a un giro organizzato che in genere
parte verso mezzanotte. Si sale in autobus e poi si comincia a
camminare dal monastero di Santa Caterina verso la cima della montagna
per circa tre ore. Lì si aspetta l'alba che vi
ripagherà di ogni sforzo. Il mattino dopo discesa verso il
monastero e sua visita prima del ritorno alla base.
MEROE:
il sito è piuttosto isolato e si trova poco
a sud di Atbara. Attenzione perchè Meroe, nome scritto su
tutte le guide, non è utilizzato dai locali che chiamano la
località Bajarawiya. Vi dovrete far lasciare sulla strada a
circa un chilometro dalle rovine. A piedi o con un carretto rggiungete
il sito e godetevi la visita in perfetta solitudine. Un grosso problema
per i fotografi è dato dalla sabbia che si
infilerà nella vostra macchina. Tornare verso Atbara o
continuare verso Khartoum costituirà un ostacolo
più serio di quello che potreste pensare e vi
converrà abituarvi all'idea di una lunga attesa ai bordi
della strada.
MONASTERI DEL
LAGO TANA: secondo me la visita non vale la
spesa. Vedrete alcuni monasteri che se da dentro possono essere
realmente interessanti, da fuori non colpiscono più di
tanto. Meglio limitarsi al monastero di Gondar e dedicare il tempo a
Bahar Dar per fare una gita alle cascate di Tis Isat.
comprare
A parte i mille articoli che potrete trovare in Egitto, il
resto del
viaggio potrebbe rivelarsi avaro di souvenir da comprare. Unica
eccezione Asmara che gode di una serie di libri sull'architettura
coloniale che vi consiglio di prendere in considerazione.
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