cina in
treno (2007) - fotografie e racconti
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immagini e racconti delle diverse tappe del mio viaggio. Al
termine di ogni sezione potrete tornare all'indice.
14-17 luglio -
in treno da torino a mosca
Nonna
Lei non è più. Era mia nonna.
Non credo che da lassù mi guardi mentre mi allontano da lei.
Allora
penso a quando, sì, poteva vedere suo nipote farsi grande.
In questi
giorni abbiamo sfogliato i nostri ricordi di famiglia e ho conosciuto
fatti e persone che avevano riempito la sua semplice esistenza.
Della nonna non dimenticherò:
- i colpi di scopa stampati sul muso del frenetico cane Floki
- l'uovo sbattuto preparato durante ogni tappa del Tour de France
- quella volta in cui mi fece bere l'acqua del torrente
- il sorriso annegato nel torpore degli ultimi giorni
Ma per avere nuovi ricordi, dobbiamo sommare nuove esperienze ed
è
quello che, lentamente, mi appresto a fare, all'inizio di questo lungo
viaggio.
Il treno sta lasciandosi alle spalle il Monte Rosa. Per trovare una
vetta più alta mi toccherà coprire oltre
ventimila chilometri. Mi
chiedo se lei li abbia percorsi nel corso della vita.
Lo zaino
Molte volte mi sono sentito chiedere:
"ma tu come fai a portare
così
poco nei tuoi viaggi?"
Ecco allora la composizione dello zaino da 40 litri che mi
sarà compagno fedele per più di un mese. Ho
diviso gli oggetti in quattro
gruppi:
VESTIARIO
5 mutande
4 magliette
1 polo
2 pantaloni lunghi
1 felpa
1 paio di scarpe
IGIENE
Spazzolino da viaggio
Dentifricio piccolo
Spazzola richiudibile (alla fine occupa quanto un pettine)
Lamette e schiuma da barba piccola
Tagliaunghie
Shampoo
Cerotti
Ciabattine da doccia
Asciugamano
Federa (mi servirà?)
Sacco a pelo leggerissimo (forse nel gruppo sbagliato...)
DOCUMENTI E CARTACEO
Passaporto
Carta d'identità
Carta di Credito
Contanti
Foto Tessere
Guida
Mappa
Dizionarietto
Atlantino del mondo (sempre utile per fare conversazione)
Libri di lettura da abbandonare una volta letti
Quadernino per appunti con alcune penne
ELETTRONICA
Macchina foto con obbiettivo di ricambio
Cavalletto
Caricabatterie
Schede SD di ricambio (totale 7 GB)
IPod con caricabatterie
Macchina foto compatta con caricabatterie
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| budapest - stazione di keleti |
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treno
budapest-lviv |
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lviv |
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| lviv - teatro dell'opera
"ivan franko" |
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lviv |
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lviv - krakivska |
Chop
Sento che a Chop, la piccola
città che ospita il confine tra
Ungheria
e Ucraina, il mio viaggio inizia davvero. Penso ci siano diverse
ragioni per affermarlo.
Il caldo abbraccio dell'Unione Europea si scioglie e l'orologio avanza
di un'ora.
Ma la ragione principale la scoprirò presto. Il nostro treno
procede a
rilento nella notte stellata. Veniamo condotti verso una sorta di sala
operatoria illuminata da potenti fari.
Adesso rammento che lo scartamento dei binari è
più ampio nell'ex
Unione Sovietica.
Immagino che il territorio per lo più pianeggiante non
richiedesse
grandi curve e allo stesso tempo un treno più largo potesse
trasportare
meglio i grandi quantitativi di provviste alimentari necessari alla
sopravvivenza delle regioni orientali.
I vagoni superstiti vengono agganciati da due torri per ogni lato e
sollevati di un metro.
Decine di operai lavorano alacremente per sostituire i carrelli, mentre
cresce la nostra curiosità.
Scendo con Nat per catturare qualche scatto. Sulle prime siamo un po'
timidi, ma poi veniamo invitati
dai ferrovieri a osservare il loro lavoro. Rapidissimi, in meno di
un'ora terminano la loro fatica.
Tutti i treni, a tutti i confini dell'ex-impero, subiscono lo stesso
trattamento. Un lavoro immane,
eppure inevitabile. Quanto costerebbe cambiare lo scartamento di uno
dei due sistemi?
Nemmeno posso immaginarlo. E allora grazie ancora per averci permesso
di continuare il
nostro viaggio, sempre comodi sullo stesso vagone.
L'avventura è cominciata.
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| lviv - piazza galytska |
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lviv - stazione ferroviaria |
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treno lviv-mosca |
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| tra lviv e mosca |
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tra lviv e mosca |
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tra lviv e mosca |
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| tra lviv e mosca |
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tra lviv e mosca |
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tra
lviv e mosca |
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| in
treno tra lviv e mosca |
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in
treno tra lviv e mosca |
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in
treno tra lviv e mosca |
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| in treno tra lviv e mosca |
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in treno tra lviv e mosca |
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mosca - in metropolitana |
17-18 luglio - mosca
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| mosca - arbat |
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mosca - arbat |
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mosca - arbat |
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| mosca |
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mosca - ministero degli esteri |
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mosca
- san basilio |
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| mosca - san basilio |
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mosca - in partenza per
ulan-bator |
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mosca - in partenza per
ulan-bator |
18-23 luglio - in treno tra mosca e ulan bator
Il treno dei mercanti
A dispetto della luce pungente che
spazza la sera moscovita,
il
treno per Ulan Bator appare come una macchia marrone in continuo
movimento. A oscurare persino la bianca livrea dei controllori sono i
pacchi di tutte le fatte che sciamano lungo i vagoni. Li trasportano
freneticamente donne e uomini nerboruti, dallo sguardo tagliente che
parla di una destinazione esotica, una di quelle che fanno sognare i
bambini davanti all'Atlante.
Mentre la periferia della grande capitale ci scivola accanto, il treno
è attraversato da un unico fremito. I mercanti del
Transmongolico
devono decidere il posizionamento della merce. Munktzetzek è
una di
loro, con i suoi 35 anni segnati da troppe incertezze. Con un largo
sorriso mi accoglie nello scompartimento dove sono già
seduti Nara e
Sambo.
Così raggiungiamo la notte, la prima delle cinque in attesa
lungo la
ferrovia. Nessuno di noi si conosce ma il calore mongolo, come lo
chiama Nara, pervade l'aria e presto si crea la più naturale
intimità. Anche Sambo ha 35 anni e a Mosca ha appena
concluso
l'accademia militare. Nara è invece la mamma dello
scompartimento.
Professoressa di lettere in pensione, dall'alto del suo bel profilo ci
veglia come la chioccia fa con i suoi pulcini e ha parole dolci per
tutti.
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| in viaggio sul transiberiano |
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in viaggio sul transiberiano |
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in viaggio sul transiberiano |
Fitte nuvole basse ci consegnano una
fresca mattina e con lei i primi
mille chilometri. Tra una tazza di tè e qualche dolcino di
Nara,
Munktzetzek si prepara. Lei è uno dei tanti mercanti che
hanno fatto
di questo treno la propria casa. Intuendo le grandi
possibilità del
mercato globale, questi nomadi del nostro tempo comprano i capi
d'abbigliamento in Cina per poi lanciarsi nella quotidiana avventura di
un viaggio lungo due settimane sperando, tra l'andata e il ritorno, di
realizzare tre volte il prezzo d'acquisto. E' un lavoro massacrante per
via dello spostamento continuo e richiede molta concentrazione
perché
sono solo pochi minuti al giorno a decidere della propria fortuna. Il
treno concede infatti solo poche fermate e non tutte sono fruibili. Se
si giunge di notte, nessuno accorre a comprare; se la milizia
è di
guardia, i mercanti non scendono. A volte accade che la polizia li
costringa fuori dalla stazione; in altri casi, autorità
più
compiacenti chiudono un occhio e lasciano che si operi dal lato dei
binari.
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| balyezino |
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balyezino |
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balyezino |
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| tra balyezino e perm |
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perm |
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perm |
Munktzetzek apre le scatole. Il suo
campionario spazia dalle camicette
kaki senza manica alle colorate scarpe da ginnastica. Ci comunica il
prezzo al quale venderà ed è orgogliosa di
renderci partecipi dei
suoi affari. Come tutti i colleghi, possiede uno strumento essenziale,
il manichino. A decine, durante questa prima mattina, vengono vestiti e
appesi all'interno dei vagoni, che diventano una caleidoscopica
esposizione di moda. L'arrivo di una stazione è attesa con
notevole
anticipo. Al momento giusto, mani veloci staccano i manichini dai
finestrini per appenderli all'esterno o portarli con sé
sulla
banchina. Le contrattazioni hanno inizio, mentre il crudele conto alla
rovescia è già partito. Ogni città ha
la sua storia da scrivere: a
Perm una folla investe i mercanti e tra centinaia di occhi che si
cercano frenetici, vestiti e banconote passano di mano velocemente; la
milizia presidia Barabinsk impedendo ogni affare, mentre la notte
veglia su Yekaterinburg. Munktzetzek ci mostra con orgoglio la calza
che porta sempre legata alla vita, sotto i pantaloni. Nasconde il
denaro che questa vita da nomade le regala. E dalle due labbra scappa
un sorriso mentre, con consumata sapienza, conta i fasci di rubli: oggi
non è andata poi male.
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| tra perm e omsk |
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ingresso a omsk |
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ingresso a omsk |
Quando il buio si avvicenda alla
coltre di nubi, appare però
la vodka
e i mercanti cercano di fuggire verso il sogno di un'esistenza diversa,
che probabilmente non sarà mai. E' il lavoro che sanno fare
e rende
bene. In quattro brindano seduti accanto ai corpi addormentati di Nara
e Sambo, semplici viaggiatori come me. I loro occhi sono lucidi, si
lasciano cadere uno sull'altro impegnati in canti sgraziati. Infine
crollano nelle rispettive cuccette prima di diventare molesti.
Il giorno però non li aspetta per riprendere la sua corsa e
devono
lottare con il mal di testa. Munktzetzek lascia che quel corpo dal
quale ha preteso troppo sia cullato al suono del treno. Con la testa
sotto il manichino e le sue poche cose a farle compagnia, resta tutto
il giorno con lo sguardo perso nel vuoto. Fuori i chilometri sono quasi
tremila. A Omsk il mercato è di un'imponenza spettacolare,
mentre a
Novosibirsk, lungo il grande fiume Ob, è la pioggia a far
ristagnare
le trattative.
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| omsk |
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con
munktzetzek e nara |
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omsk |
Munktzetzek non se la sente di
scendere e Nara le
insegna come pungersi con l'ago i polpastrelli, fare uscire il sangue
ed espellere l'alcol, ma non sembra funzionare. Deve essere qualcosa di
molto più potente a risollevare la sua giornata.
Batr è monaco buddhista a Ulan Bator e Munktzetzek deve
averlo scovato
in qualche remoto angolo del treno. Lo porta per mano nello
scompartimento e prega tutti di uscire. Forse risulto invisibile o mi
salva l'ignoranza della lingua, ma sono incredibilmente ammesso ad
assistere al rito. Batr avrà poco più di 30 anni
e porta una
coloratissima borsa di tela. Si siede a gambe incrociate e ne estrae
una scatola di metallo. All'interno tre dadi consunti sono adagiati
sulla fodera in velluto. Il momento è solenne e Munktzetzek
dà il via
alle domande. A ognuna di esse Batr lancia i dadi, ne occulta il
risultato e sospira. Poi emette la sentenza. Ignoro se i verdetti siano
favorevoli o avversi, ma la giovane donna pare soddisfatta. A questo
punto il monaco stappa un tubetto e cosparge di una scura polvere le
scarpe di Munktzetzek. E' una benedizione per il buon successo negli
affari. L'atmosfera si fa magica; Batr svolge una striscia di stoffa e
centinaia di preghiere, incise su piccole pergamene, vengono stese sui
sedili. Una boccetta di spirito è versata nell'acqua
bollente e le
luci si spengono. I miei occhi, però, hanno scrutato troppo
e il libro
che mi divideva da loro non deve averli tratti in inganno,
cosicché
anche a me viene chiesto di uscire. Non saprò mai come sia
la
benedizione di Batr, giacché ogni monaco ha un suo modo
personale di
impartirla, ma Munktzetzek è come rinata e allieta la terza
notte
siberiana con deliziose litanie della sua terra, quella terra che vede
così poco. Intanto, lontano dai nostri sensi, il treno
penetra nella
taiga.
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| barabinsk |
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barabinsk |
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tra barabinsk e ilanskaya |
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| tra barabinsk e ilanskaya |
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ilanskaya |
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ilanskaya |
E' mattina a Krasnojarsk e dopo
quattromila chilometri un raggio di
sole bacia i mercanti. Per Munktzetzek si tratta degli ultimi affari in
questo viaggio. Fra poche ore lei e il suo manichino scenderanno alla
piccola stazione di Ilanskaya dove dormiranno una notte in attesa del
treno verso Mosca, sul quale cercheranno quella fortuna che Batr ha
loro predestinato. Accompagnata dai saluti di molti colleghi,
Munktzetzek scende sulla banchina e si dilegua mescolandosi alla folla.
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| ilanskaya |
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ilanskaya |
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ilanskaya |
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| ilanskaya |
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ilanskaya |
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ilanskaya |
Dopo alcuni minuti il treno riparte,
ma una donna è ancora
impegnata
nelle contrattazioni. Agitata, corre per risalire sul vagone, ma
inciampa e cade. Le sue vesti la coprono mentre grida e si dispera.
Gli occhi lucidi di quella donna che si allontana, simboleggiano la
vita di questa gente forte e determinata, ma la cui debolezza
può
emergere improvvisa tra un bicchiere di vodka e un lancio di dadi.
Mentre il treno si apre la strada verso il lago Bajkal, sento la
mancanza della piccola Munktzetzek, della sua calza e del suo
manichino, dei suoi aghi e del suo sorriso capace di affrontare
qualsiasi difficoltà. Nella cavalcata verso la Mongolia,
siamo tutti
più soli.
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| verso il lago bajkal |
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verso il lago bajkal |
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il nostro scompartimento |
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| verso ulan ude |
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verso ulan ude |
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verso ulan ude |
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| ulan ude |
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ulan ude |
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ulan ude |
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| verso ulan bator |
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verso ulan bator |
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verso ulan bator |
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23-25 luglio -
ulan bator
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| ulan bator - piazza
sukhbaatar |
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ulan bator - piazza
sukhbaatar |
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ulan bator - piazza
sukhbaatar |
Un picnic fra tradizione e modernità
Il sole brilla al tramonto sulla
superficie di un fiume. Alti
alberi
chiazzano d'ombra la spiaggia erbosa. In acqua i bambini giocano.
Lontano, qualcuno pesca. Un idillio che faremmo fatica ad associare
alla Mongolia, terra aspra e avara di soddisfazioni, dal clima rigido
ed estremo. Invece siamo a pochi chilometri dalla capitale e i miei
ospiti stanno per preparare uno dei piatti nazionali: il khorkhog.
Nei lunghi giorni a bordo del treno trans-mongolico da Mosca si hanno
parecchie occasioni di conversazione. Incrociavo spesso una ragazza dal
perfetto francese e ci raccontavamo qualcosa di noi in corridoio.
Giorno dopo giorno Ronda e io ci conoscevamo meglio e arrivati a Ulan
Bator a lei è sembrato naturale invitarmi a stare con la sua
famiglia.
In pochi minuti sono risucchiato nella calda atmosfera dei parenti in
festa, giunti in massa alla stazione. Le celebrazioni continuano a casa
e si materializzano in una colazione faraonica. Ora dopo ora mi sento
sempre più a mio agio. Il padre Bold, vedovo, è
un ex-pilota della
Miat, la compagnia mongola di aviazione. Con orgoglio mi mostra le
fotografie dei tempi che furono, splendidi bianco e nero che lo
ritraggono nelle grandi capitali del mondo. Con lui vive Puce, figlio
di Ronda, scatenato tifoso del Manchester United che si veste solo con
la maglia di Rooney. Infine ci sono Ronda e Ochoo che fra dieci giorni
coroneranno il loro sogno e si sposeranno nel migliore albergo del
paese. Lei, che lavora come traduttrice e ha studiato a lungo nei paesi
francofoni, ha grandi sogni da coltivare e questa città
sembra piccola
per contenere le sue ambizioni. Lui, senza lavoro, guarda al futuro
fiducioso, con l'incoscienza e l'entusiasmo di chi ha tutto da
costruire.
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| ulan bator - vista da casa di
ronda |
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ulan bator - vista da casa di
ronda |
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ulan bator - vista da casa di
ronda |
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| ulan bator - zona vecchia |
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ulan bator - zona vecchia |
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ulan bator - zona vecchia |
Mentre i giorni passano, si alza il
sipario sulla Ulan Bator quotidiana
tra una visita ai parenti e i preparativi per il matrimonio. La
città
sta vivendo un fermento impressionante. I vecchi palazzi del periodo
filosovietico cadono a decine sotto i colpi delle ruspe giapponesi e
coreane che promettono luccicanti grattacieli da far invidia alla Cina.
La facciata principale del palazzo del governo ha precorso i tempi e
oggi offre una struttura hi-tech che non sfigurerebbe in una megalopoli
nord-americana; mi fermo a osservare una vecchia cartolina che ancora
immortala le colonne in stile regime e capisco cosa intendono i locali
quando parlano di salto di qualità.
Anche se grandi e grigi viali dominano ancora la regolare geometria
della città, alcune macchie di colore riescono
già a infrangere la
stantia e monotona rigidità del vecchio impianto. Sono i
nuovi palazzi
residenziali dove l'ascensore funziona anche di notte e le scale sono
riscaldate. Lì vivono i nuovi ricchi, come Baiar, il
fratello di
Ronda, ingegnere alla Miat. Da lui ci attende l'airak, latte di
giumenta fermentato e leggermente alcolico, frutto di una tradizione
millenaria. Lo beviamo però davanti al nuovo televisore al
plasma
acquistato in Cina. Baiar è contento: viaggia spesso e
presto
accetterà l'invito in Europa di alcuni colleghi svedesi
venuti qui per
uno stage di due settimane. Anche lui ha il sogno del vecchio
continente. In un'animata discussione, Bold ammette di preferire i
tempi passati quando mancavano gli estremi e la povertà era
accettabile perché condivisa e attutita da una serie di
ammortizzatori
sociali, ma Ronda non è d'accordo e dice di non poter
rinunciare alle
boutique di moda e ai ristoranti francesi. Nessuno tra le nuove
generazioni si cura delle baraccopoli che lambiscono le Ramblas del
centro, degli ubriachi che infestano la notte e della
criminalità in
aumento. E' il prezzo da pagare, secondo l'opinione comune, per il
promesso salto di qualità.
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| ulan bator |
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ulan bator |
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ulan bator |
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| ulan bator |
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ulan
bator |
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ulan bator |
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| ulan bator - monastero di
gandan |
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ulan bator - monastero di
gandan |
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ulan bator - monastero di
gandan |
E allora, ancora incerto sulla
posizione da condividere, eccomi
sfrecciare tra sguscianti automobili giapponesi verso il paradiso
dorato del fiume Tuul Gol.
Per preparare il khorkhog siamo chiamati tutti al lavoro: bisogna
recuperare legna ed escrementi secchi per accendere il fuoco; dal fiume
che, gelido, si fa strada verso la capitale si devono invece
raccogliere alcuni sassi
piatti. Il fuoco che adesso scintilla vivo ha il compito di renderli
roventi. A questo punto vengono gettati uno a uno in due dita d'acqua
fredda contenuta in una pentola a pressione. Sopra ogni sasso viene
sistemato un pezzo di carne che così acquisterà
un sapore intenso e
del tutto particolare. Cavolo e patate riempiono la pentola prima della
chiusura. Mentre si preparano i piatti, innaffiati dall'acqua che si
è
fatta brodo, ci si passa da una mano all'altra le pietre roventi: un
toccasana per i problemi di stomaco, mi assicura Ronda, e anche un
antidiuretico molto usato dai bevitori. Quando le zanzare prendono
possesso del fiume è ora di lasciare gli avanzi ai cani
randagi e di
rituffarci tra i boulevard.
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| ulan bator |
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ulan bator |
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dintorni di ulan bator |
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| dintorni di ulan bator |
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dintorni di ulan bator |
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ochoo |
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| puce |
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con bold e ochoo |
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ronda e ochoo |
Anche di notte si lavora alla nuova
Ulan Bator: le chiese volute dai
coreani sono quasi terminate, i casino avanzano, gli hotel di lusso
sovrastano le tradizionali ger. Ogni tanto anche Ronda è
sorpresa
dalla sua città e mi guarda soddisfatta. Bold ci porta allo
Zaisan
memorial dove la sera giovani coppie, famiglie e ragazzini scatenati si
riuniscono e salgono in processione alla collina del milite ignoto,
anche se probabilmente molti ignorano che il milite in questione
è
russo e celebra l'aiuto che la grande madre del comunismo ha donato
durante la seconda guerra mondiale ai mongoli. Dall'alto di quegli
interminabili scalini, Ulan Bator offre il suo sfavillio di luci; sullo
sfondo la torre della televisione si illumina con fantasiosi giochi di
colore e gli abitanti l'hanno già eletta a loro simbolo. "I
ricchi
ormai crescono vertiginosamente" sorride Ronda. "Lavorano all'estero e
grazie alle rimesse permettono che qui, nelle steppe siberiane, cresca
una piccola Shanghai. Il mio futuro? Vorrei tentare a Parigi o negli
Stati Uniti, ma rimango alla finestra caso mai le tante promesse che ci
stanno offrendo si materializzino".
Tornando a casa dobbiamo salire otto piani a piedi e siamo ancora
fortunati, c'è chi abita al quindicesimo. Nel vecchio
palazzo
sovietico l'ascensore ha il suo orario di lavoro, come un impiegato.
Dopo le 22 si riposa e le è anche concessa la siesta tra le
14 e le
16. La doccia è sconsigliata perché anche l'acqua
calda ha i suoi
tempi e stanotte non lavora: si dormirà sporchi.
Penso che Ronda dovrà guardarsi intorno per parecchi anni,
perché il
nuovo corso di Ulan Bator è appena iniziato e senza un
consenso
generalizzato.
Forse le luci dalla collina illudono facilmente, ma fatico a immaginare
un suo futuro qui.
Intanto, per il viaggio di nozze, si vola in Europa dove i benestanti
di Ulan Bator trovano già quel futuro cha tanto bramano.
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| la preparazione del khorkhog |
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la preparazione del khorkhog |
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la preparazione del khorkhog |
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| sulle rive del fiume tuul gol |
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dintorni di ulan bator |
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ulan bator - vista dalla
collina del milite ignoto |
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26 luglio-2 agosto -
beijing
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| beijing - hutong |
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beijing - hutong |
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beijing - hutong |
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| beijing - hutong |
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beijing - hutong |
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beijing - hutong |
Il funerale del cane
Avevo letto dell'esistenza di un
vecchio barbiere nei pressi del
Jingshan Park e mi sono detto che dovevo trovarlo.
Mi infilo in un vicolo e sono solo. Lungo il vicolo c'è un
portoncino
che conduce lo sguardo verso un passaggio interno su cui affacciano
alcune case. Mi si avvicina un anziano signore, avrà
ottant'anni. Gli
spiego chi cerco, mi sorride, è lui! Vengo fatto accomodare
su uno
sgabello posto al centro della stradina e, visibilmente soddisfatto, il
vecchio va in casa a prepararsi. Ne esce con una borsa da lavoro, la
posa sopra un tavolaccio ed estrae il materiale: tutti vecchissimi
arnesi di cui non sospettavo nemmeno l'esistenza. Sua moglie, nel
frattempo, gli sporge una bacinella con l'acqua calda e il sapone. I
movimenti di Jing Qui sono lenti ma sapienti e la sensazione che
dà è
piacevole, vorrei non finisse mai. A un certo punto, però,
rientra la
sua vicina accompagnata da una candida cagnetta dal nastrino rosa a
correggerle un ciuffo ribelle. Si mettono entrambe di fronte a me e la
donna estrae una bacinella più grande della mia calandoci
dentro il
cane. I minuti che seguono sono tutto un insaponare e strofinare che la
cagnetta deve conoscere alla perfezione perché accetta ben
volentieri.
L'ammasso peloso viene poi deposto sul tavolo e avvolto da un capiente
asciugamani che viene passato più volte sull'inerme animale.
Adesso
lei e io ci guardiamo, entrambi sotto i ferri, ma non devo starle
simpatico perché comincia a ringhiarmi non appena il phon
per la sua
messa in piega entra in azione. Intanto i miei capelli vengono lavati
con un getto d'acqua che non capisco da dove venga e l'odioso animale
continua la sua lotta a distanza con quell'ospite che non gradisce.
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| beijing
- hutong |
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beijing - hutong |
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beijing - hutong |
La toeletta di questa cagnetta viziata
e riverita simboleggia
la
costante crescita della cura per gli animali domestici, soprattutto i
cani, che si registra in Cina. A Shenzen, nella zona più
avanzata del
paese, il capo di un'impresa ha obbligato i suoi operai a smettere di
lavorare per andare alla ricerca del suo inseparabile compagno di
passeggiate da lui stesso smarrito durante la pisciatina serale.
Nonostante le proteste, le ricerche sono andate avanti per un giorno
intero, ma i 100 uomini non sono stati in grado di rinvenire la
preziosa belva. Ancora più assurda la storia di Lin, un
ottantenne
professore
universitario della provincia del Sichuan, che ha speso 100.000 yuan
(10.000 euro) per il funerale del suo cane. Per convincere l'impresa di
pompe funebri, un po' riluttante sulle prime, ha pagato l'enorme somma
in contanti. Tra le spese spicca quella di 18.000 yuan per il veicolo
funebre.
E' un'altra stravaganza che ci mostra come la Cina del boom economico
abbia assunto le nostre stesse manie, quei gesti sconsiderati che
sembravano essere un'esclusiva di paesi molto più a ovest (o
a est?).
I cinesi comunque, interpellati sull'argomento, hanno approvato
l'operato di Lin, dichiarandosi anche favorevoli a un'eventuale legge
per istituire cimiteri per gli animali domestici.
Ancora scosso da questi pensieri, pago il vecchio Jing e mi dileguo nel
labirinto degli hutong.
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| beijing - hutong |
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beijing
- hutong |
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beijing - hutong |
I giochi del buon cinese
Girando per viali e hutong di Beijing,
leggendo i giornali e parlando
con gli abitanti della capitale, è chiaro come le olimpiadi
siano
diventate veramente lo spartiacque fra ciò che non
sarà più e il
futuro della grande superpotenza. Tutto viene detto e pensato in
funzione dell'immagine da dare ai due milioni di visitatori ma
soprattutto ai tanti giornalisti presenti il prossimo anno per i
giochi. I punti dolenti che le autorità hanno individuato e
su cui
stanno lavorando, vertono soprattutto su questioni igieniche ed
ecologiche. La Cina sarà anche una grande potenza economica,
ma in
giro si sputa ancora, i rifiuti sono ammassati alla luce del sole e
l'inquinamento ha raggiunto livelli impressionanti.
Uno dei problemi centrali è quello delle toilette. Il
governo della
capitale ne ha fatto un punto fondamentale del suo programma. A Beijing
si possono trovare più toilette pubbliche che fermate
dell'autobus,
sono dovunque e, agli angoli, è anche segnalata la distanza
che ti
separa dalla più vicina. In questi mesi stanno subendo tutte
un
accurato restyling estetico e funzionale. Passando anche negli hutong
più miseri si notano gli operai al lavoro: addirittura
stanno
applicando le segnalazioni per i ciechi. In più
sarà in vigore un
costante controllo di qualità che coinvolgerà
anche il personale
addetto alla pulizia, che non sempre evidentemente operava in accordo
con i nuovi standard del governo municipale.
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| beijing - piazza tienanmen |
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beijing - piazza tienanmen |
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beijing - piazza tienanmen |
La prova delle toilette potrebbe
dunque essere veramente centrale, ma
la battaglia olimpica si gioca anche in molti altri campi.
Si sta cercando, ad esempio, di ripulire le stazioni della
metropolitana dagli elementi "indesiderati" quali barboni e
strimpellatori della domenica, che tanto inquinamento visivo e sonoro
arrecano all'immagine di efficienza che si vuole consegnare al mondo.
Un altro fronte è quello dei controllori del traffico. Sono
un'istituzione e in città si trovano a tutti gli incroci,
uno per ogni
angolo. Protetti dalla divisa, pantaloni e cappellino blu e camicia
marrone, agitano fieri la loro bandiera rossa che altro non fa che
confermare tutte le direttive del semaforo. Ma loro si sentono
importanti: quando ti fermi in bici vieni scrutato e capita anche che
venga esaminato, più per curiosare che per censurare, il
contenuto del
cestino: una rivista sfogliata, un pacco agitato. Bene, adesso a questi
vigili sarà imposto un codice di decoro: niente barba o
capelli lunghi
e bandita ogni stravaganza, tipo gioielli o sciarpe, in vista del
grande evento.
Un rimprovero che viene spesso mosso è anche quello di non
sapere
stare in coda. In effetti la situazione è molto peggiore
anche di
quella del nostro tanto vituperato paese, con schegge impazzite pronte
ad avventarsi là dove bisogna arrivare, senza curarsi del
danno
arrecato agli altri. Ora, anche in questo caso, le Olimpiadi portano
con loro il rimedio: è stato istituito il giorno per la fila
ordinata.
L'11 di ogni mese i cittadini della capitale dovranno mostrare di
essere capaci di una coda a regola d'arte, per poi esibire questa loro
destrezza agli occhi del mondo intero.
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| beijing - chinglish |
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beijing - chinglish |
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beijing - chinglish |
Ci sono poi risvolti più
esplicitamente positivi. E' di
pochi giorni
fa la notizia che l'acqua della città è stata
finalmente considerata
potabile in tutta la municipalità, un bel successo e il
primo caso a
livello nazionale. In più si pensa di limitare al traffico
il centro
storico, in vista delle olimpiadi prima, per poi magari mantenere il
divieto tentando di togliere Beijing dalla lotta per lo scettro di
città più inquinata del mondo. Ancora, un
progetto pilota per la
produzione di energia eolica verrà messo in funzione per i
giochi e
già si stanno montando le pale poco fuori la capitale.
Esiste infine un problema di lingua. L'inglese è poco
conosciuto e
tramite continui annunci si cerca di rastrellare gli interpreti
necessari il prossimo agosto. In tutta la città le scritte
bilingue
sono comunque sempre più numerose e a tutti i tassisti
è stata
imposta, entro l'anno prossimo, la conoscenza dell'inglese di base. Non
sarà facile, ma è l'ennesimo sforzo per riuscire
a passare l'esame.
Le olimpiadi sono uno dei più grandi eventi mediatici a
livello
mondiale e quando a ospitarli è chi ambisce a una poltrona
tra i
grandi, è naturale che l'approccio venga preparato con molta
cura. Ma
qui tutti sono sicuri che il buon cinese saprà piegarsi alle
direttive
che provengono dall'alto, anche con il rischio di rinunciare a qualche
aspetto di una tradizione millenaria.
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| beijing - hutong |
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beijing - hutong |
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beijing - hutong |
Scusi, come lo vuole il the?
Vincent Cassel, in un recente film di
successo, si allenava a
evitare i raggi laser degli antifurti a passo di danza. Ciascun
aspirante visitatore della Città Proibita dovrebbe seguire
il suo
esempio per cercare di evitare tutti quei fili invisibili che uniscono
fotografo e soggetto, immersi tra i palazzi del recinto imperiale. E'
un lavoro sfiancante che richiede pazienza e che ha come segno del
fallimento un gesto di disapprovazione del fotografo di turno.
E' comprensibile, dunque, che uscito quasi indenne da questa prova
abbia accolto con felicità le parole di due ragazzi cinesi
che, in un
inglese appena passabile, si informavano discretamente sul mio conto.
Viene naturale in questi casi discutere degli argomenti più
banali
facendo due passi. Combinazione vanno nella mia stessa direzione e
accetto ben volentieri la loro compagnia. Si tratta di due cugini,
originari di Hangzhou a sud di Shanghai e in visita per la prima volta
nella loro capitale. Mi insegnano alcuni ideogrammi e mi offrono il
loro ombrello per ripararmi dalla pioggia. Siamo adesso in un'area di
hutong a sud della piazza Tienanmen. E' una zona dove fervono i lavori
preolimpici e si sta compiendo un'altra opera di demolizione dei
tradizionali vicoli che ruotavano tutto intorno al palazzo
dell'imperatore. Siamo in un posto turistico, al quale volevo dedicare
una parte del pomeriggio.
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| beijing - piazza tienanmen |
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beijing - piazza tienanmen |
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beijing - città
proibita |
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| beijing - città
proibita |
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beijing - città
proibita |
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beijing - città
proibita |
I ragazzi sembrano conoscere bene la
strada, ma non do il giusto peso a
questa stranezza. Decidiamo di andare a bere un the e mi va bene, in
effetti sono stanco. All'interno di un mercato coperto si sale una
ripida scala e ci si ritrova in una specie di esposizione di pietre
preziose, al termine della quale siamo introdotti in una piccola stanza
quadrata. Sullo sfondo, due ragazze in vestaglia rossa e blu ci
aspettano soddisfatte. Comincio a percepire che qualcosa non va, ma mi
siedo con loro. L'acqua per il the sta bollendo sul fuoco e comincio a
chiedere ai ragazzi se questo giochetto non ci possa costare un tantino
caro. Loro negano, ma la tensione disegna adesso i loro sguardi. Allora
chiedo la carta dei prezzi, che viene estratta e nascosta. La raccolgo
e la scruto con sospetto. I prezzi vanno dai 3 ai 18 euro per una
tazzina e non è chiaro in cosa consista la differenza. Mi
tiro
indietro, d'altra parte non ho ancora consumato nulla. I ragazzi
cercano di trattenermi spiegando che non è caro, ma io
dichiaro che
non berrò qualcosa che vale più della mia stanza.
Ormai i sorrisi si
sono spenti nell'aria e non ci si riesce a guardare negli occhi. Loro
mi dicono che vogliono provare e mi fanno sapere che si paga anche per
osservare, allora apro la porta ed esco. Una delle ragazze in vestaglia
mi accompagna, visibilmente infastidita, giù per le scale,
ma io non
mi dileguo, voglio aspettare i sedicenti cugini. A questo punto sono
certo del tranello, ma mi premuro di verificare. La mia guida riporta
che una delle fregature più in voga è quella di
trascinare il turista
nella sala da the, per bere e mangiare, salvo poi dichiarare di non
avere soldi obbligando il malcapitato a saldare il conto per tutti. Mi
si gela il sangue, sarebbe andata proprio così. I ragazzi
non ci
mettono molto a scendere. Io sono davanti a loro ma non mi degnano
nemmeno di uno sguardo, alzano le spalle e si perdono tra gli hutong.
Sorrido, alla fine è stato ancora più bello. Mi
piace fidarmi delle
persone e l'ho fatto, poi un sesto senso, dettato anche dalla
parsimonia d'uopo in un lungo viaggio, mi ha fatto captare il rischio.
Ma ho partecipato a tutto il processo. E' stato come essere trascinato
sul ciglio di un burrone per poi scappare nella direzione opposta.
Mi spiace ragazzi...poi io preferisco il the alla menta!
30 luglio - la grande muraglia a mutianyu
Tour della muraglia
La Grande Muraglia può
essere osservata in numerosi punti
lungo il suo
percorso. Molti si trovano a poche ore da Beijing e quasi tutti sono
bene attrezzati. Dopo un attento esame dei pro e dei contro, scelgo
Mutianyu, che pare essere interessante e poco frequentato. Preceduto da
un forte temporale arrivo nello spiazzo dei venditori. Da qui si hanno
tre possibilità: continuare a piedi, prendere la funivia o
farsi
cullare dalla seggiovia. Incurante della pioggia che continua a cadere,
decido di optare per gli scalini e ancora non immagino le implicazioni
della mia scelta. Dopo la teoria dei bancarellari che spacciano
magliette di Mao, libretti rossi e ventagli impresentabili, i gradini
si fanno alti e ripidi. La pioggia ha smesso di disturbare l'ascesa, ma
ha lasciato un cielo pesante come la mano di un dio cattivo pronta ad
abbattersi sul malcapitato suddito con tutta la sua forza. Sono il solo
a salire; ogni tanto incrocio qualche faccia soddisfatta che scende, mi
chiedo come è salita. La fatica comincia già a
farsi sentire e vedo
le torri di guardia, a una distanza infinita, farsi beffe di me.
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| mutianyu - la grande muraglia |
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mutianyu - la grande muraglia |
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mutianyu - la grande muraglia |
Allora
decido di non pensare allo sforzo, di solito faccio così.
Cosa posso
inventarmi questa volta? Certo, i vincitori del Tour de France dal
1978! Sono sicuro di ricordarli tutti, e poi la maggior parte delle
corse le ho seguite in diretta! Si comincia: 1978 Hinault, poi ancora
lui, 1980 Zoetemelk eh non ci casco...intanto mancano 550 metri dice un
cartello...uff. 1986, vince Lemond ma ricordo l'arrivo all'Alpe d'Huez,
lui e Hinault mano nella mano, che bello! Ai 450 metri vengo informato
che il parco è aperto al pubblico dal 1988, ah in quell'anno
vinceva
Perico Delgado, una meteora. Ormai il sudore ha preso possesso di me,
avrò già salito più di 500 gradini,
forse 1000, chi lo sa. Ah ecco,
siamo al ciclo Indurain, facile, poi nel 1996 Rijs, dopo Ullrich,
certo, poi Pantani, anche qui liscio come l'olio. Mancano 250 metri: un
altro cartello, che noia! Il parco è ricoperto al 96% da
vegetazione
perenne, bla, bla, non ce la faccio più, devo concentrarmi
sulla mia
sfida; adesso arriva Armstrong, ecco voglio ricordare i podi
così è
più difficile, magari qualche tappa.
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| mutianyu - la grande muraglia |
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mutianyu
- la grande muraglia |
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mutianyu
- la grande muraglia |
Quando leggo che anche Clinton
nel 1998 è salito fino qui per dichiarare che non aveva mai
visto
nulla di così magnificente, sono vicino allo svenimento. Il
sudore mi
corre lungo tutto il viso e devo togliere gli occhiali che si sono
inzuppati. Armstrong ha vinto l'ultimo tour nel 2005 e poi l'anno
scorso Landys, no Pereiro, com'è poi finita? Oddio chi ha
vinto l'anno
scorso, sono rovinato, non posso cedere proprio adesso, devo ricordare
e poi quest'anno, sono arrivati ieri, non ci ho capito nulla, tutti
fuori...servirebbe a me un po' di quella roba!...oh, sono sbucato! La
torre numero 10 è deserta, solo io a contemplare questo muro
di
contenimento che, come un serpente accovacciato, abbraccia tutta la
foresta. E' un'immagine bellissima e sorprendentemente tranquilla. La
mano pesante però è sempre sopra di me, umida e
soffocante. Devo
riposarmi e lo faccio dominando questa splendida opera dell'uomo, ma
sono ancora turbato dal mio stesso gioco: chi ha vinto quel dannato
tour de france dell'anno scorso?
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| mutianyu - la grande muraglia |
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mutianyu - la grande muraglia |
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sotto il ritratto di mao |
1 agosto - il palazzo d'estate
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| beijing - serata nel
quartiere di wanfujing |
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beijing - verso il palazzo
d'estate |
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beijing - verso il palazzo
d'estate |
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| beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
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beijing
- il palazzo d'estate |
L'amica nepalese
Il palazzo d'estate è la
perla di Beijing.
Avvicinatevi in
punta di
piedi, con la barca che si lascia alle spalle i grigi palazzi della
periferia. Salite sul ripido ponte che domina il lago e perdetevi tra i
sentieri imperiali. Un'isola, un giardino, una torre. Infine,
annunciato dalla splendida barca di marmo, ecco il palazzo vero e
proprio con i suoi passaggi segreti, il sentiero scavato nella roccia e
i numerosi templi. Una gioia per gli occhi gratificati da una delle
rare mattinate terse d'estate.
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| beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
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| beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
Non sono solo a spalancare gli occhi
davanti a questa meraviglia, lo
fanno con me due nuovi amici. Blitz, che in tedesco significa tuono,
è
giapponese e studia a Berkeley. Capitato qui per caso, causa
overbooking sul volo Tokyo-San Francisco, è un vero spasso,
gran
compagno di viaggio. Michel invece è francese, innamorato
dell'oriente
alla ricerca dell'ennesima fidanzata da inserire nella sua teca
personale. Adesso siamo seduti sull'autobus che ci riporta nello smog
cittadino e, in perfetto inglese, una ragazza nepalese si inserisce
nella nostra conversazione. Lei è stata sempre al traino di
suo padre,
in piena carriera diplomatica. Ora è qui per cinque anni e
segue
l'Università. Non sa da dove veniamo, ma Michel svela la sua
origine e
la ragazza dichiara di essere stata anche a Parigi. Lui si scalda e le
chiede quanto le sia piaciuta. Lei abbozza una smorfia e dice di aver
preferito di gran lunga Roma. Michel si incurva e si fonde con il
seggiolino fingendo un sorriso di cortesia. Poi mi indica, dicendole
che farebbe meglio a parlare con me.
La ragazza indovina da dove vengo, mi guarda e mi sorride.
Grazie, amica nepalese!
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| beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
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beijing - il palazzo d'estate |
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3-8 agosto -
hong kong
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| hong kong - avenue of stars |
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hong kong - vista da kowloon |
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hong kong - vista da kowloon |
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| hong kong - vista dal ferry |
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hong kong - wan chai |
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hong kong - wan chai |
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| hong
kong - bank of china |
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hong
kong - vista da kowloon |
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hong
kong - the masterpiece |
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| hong kong - citybank plaza |
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hong kong - two international
finance center |
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hong kong - bank of china |
"E' una vita che non ti vedo",
"sei eterna", "ho un milione di cose da
fare" sono tutte iperboli. In realtà sono frasi che non
vanno prese
alla lettera, sono esagerazioni.
"La mia stanza a Hong Kong sarà stata tre metri quadrati"
non è
un'iperbole. L'ho misurata. E' 140x200 centimetri. Al fondo del
corridoio, la porta 1107 si apre a stento rosicchiando il letto a
sinistra. Davanti uno spazio già angusto viene mortificato
dall'inutile televisione. La finestra è oscurata da
ventilatore e
condizionatore e sotto al letto una serie di latte impedisce di
infilare il bagaglio. Il bagno comune è poco più
di un metro
quadrato. Chiuso da una porta a tendina, vanta un lavandino talmente
minuscolo che si fatica a infilare la mano sotto al rubinetto. Quando
si usa la doccia, l'acqua non trova ostacoli nella sua corsa verso il
corridoio.
Siamo all'undicesimo piano della Chungking Mansions, una giungla di
cemento che alberga viaggiatori con zaino in spalla ma soprattutto
affaristi asiatici e africani.
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| hong kong - salendo al
victoria peak |
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hong kong - vista dal
victoria peak |
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hong kong - vista dal
victoria peak |
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| hong kong - tra central e
admiralty |
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hong
kong - tra central e admiralty |
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hong kong - tra central e
admiralty |
L'elegante ingresso del
palazzo può far pensare a un
condominio di
pregio, ma basta alzare gli occhi al cielo per una veloce disillusione
alla vista della facciata, pesta come può esserlo un
edificio dopo un
bombardamento. Sulla soglia, allineati come difensori in attesa della
punizione, i procacciatori di clienti offrono stanze, orologi falsi,
droga, cambio valute, massaggi e piatti tipici. Superata la barriera,
un dedalo di corridoi mostra la vera natura del luogo, con negozietti
di tutti i generi gestiti da indiani e pakistani. E' possibile passare
una giornata intera alla Chungking Mansions: si mangia colazione, si
cambiano i soldi e si porta la roba in lavanderia. Poi si va dal
barbiere, si fa shopping elettronico e si comprano dei vestiti. Verso
sera si cena, si comprano articoli a luci rosse, si affitta un film e
ci si rilassa con un massaggio.
Poi si sale in camera. Ogni blocco dell'enorme palazzo è
servito da
una coppia di ascensori, uno si ferma ai numeri pari e uno ai dispari.
A presidiare l'onnipresente coda, un uomo della security.
In fila,
stritolati tra un trippone nigeriano e un pakistano col turbante, ci si
saluta, ci si osserva, si fanno gli affari. Sì
perché la Chungking
Mansions, vera istituzione cittadina, è sede di incessanti
trattative,
nelle quali si sfida una moltitudine di individui, loschi da far
rizzare i capelli.
In ascensore incontro George. E' di Kinshasa e si fa vedere ogni tanto
nella baia. Un paio di giorni gli bastano per acquistare un migliaio di
cellulari e organizzarne la spedizione. In Congo guadagnerà
dai 20 ai
30 dollari al pezzo, il che gli consentirà una vita da gran
ricco
nell'inferno centroafricano. Camicia fuori dai pantaloni, occhiali
scuri e valigetta gli bastano per assumere il giusto piglio.
Circolano molte voci su questo palazzo che sembra rovinare su Nathan
Road. A volte pare scoppino liti furiose e si finisca anche
assassinati. Capita che non si riescano nemmeno a identificare i corpi
di questi affaristi freelance.
Alla mattina prendo il solito cappuccino da Kafur. Il distinto signore
che me lo serve è di Singapore e mi confida che la Chungking
Mansions
gli ha insegnato a rispettare i neri. Li credeva tutti poveri e
mendicanti ma questi nuovi esemplari, con i soldi che escono dalle loro
tasche, devono averlo impressionato. Gli affari a Hong Kong procedono
bene!
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| hong
kong - chungking mansions |
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hong
kong - central library |
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hong
kong - hongkong & shanghai bank |
Se solo i cittadini del
palazzo aspettassero il tramonto e si
avventurassero duecento metri più a sud, superando il
leggendario
Hotel Peninsula, si affaccerebbero su uno degli spettacoli
più
abbaglianti del pianeta. Centinaia di grattacieli che bagnano di luce
la baia, cercano lo spazio per arrampicarsi sulle pendici del Victoria
Peak. Da lassù i flash dei turisti sono impegnati a
illuminare la
scena. A fine serata loro torneranno agli hotel da cartolina con vista
panoramica, ignari che lì vicino pulsa la vita in un
edificio che
sarebbe annientato al primo incendio, dove le scale di emergenza sono
invase dalla spazzatura e dove migliaia di esistenze si accontentano
dei tre metri quadrati che la baia ha riservato per i loro affari.
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| hong kong - vista da kowloon |
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hong kong - vista da kowloon |
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hong kong - vista da kowloon |
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| hong kong - kowloon |
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hong kong - central |
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hong kong - central |
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| hong kong - peak train |
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hong kong - vista dal
victoria peak |
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hong kong - vista da kowloon |
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| hong kong - monastero dei
diecimila buddha |
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hong kong - monastero dei
diecimila buddha |
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hong kong - monastero dei
diecimila buddha |
Ancora un minuto, per
favore
Ci sono momenti in cui
gli occhi sono sopraffatti da immagini
che si
vorrebbe congelare per l'eternità. Allora si chiede di
restare ancora
un minuto davanti a quello spettacolo prima che svanisca lentamente
nell'illusione del ricordo.
Pochi giorni fa ho potuto aggiungere uno di questi momenti alla mia
galleria.
Sul treno per Shanghai ho viaggiato tra le fotografie della memoria e
ho cercato di ricordare le immagini più belle legate ai
luoghi che ho
visitato.
Ne ho trovate 30 e le descrivo con il solo ordine cronologico. Spero
che ognuno possa ripercorrere le sue, per non dimenticare.
Il castello di Praga dal ponte Carlo in una tranquilla serata degli
anni 80
New York dall'Empire State Building
Piazza dei miracoli a Pisa camminando scalzi sul prato
Tramonto allo Zabriskie Point, California
La baia di San Francisco dalla Coit Tower a Telegraph Hill La bianca
Siviglia dalla torre della cattedrale
Il tesoro che appare in lontananza attraverso il siq a Petra
I coloratissimi tunnel delle tombe delle regine a Luxor
Il corno d'oro e le moschee di Sultanhamet dalla torre di Galata a
Istanbul
La città di Siena dalla Torre del Mangia
La discesa da Montepulciano alla valle dell'Orcia
Le rovine e la vegetazione di Macchu Picchu dall'Huayna Picchu
L'oasi lacustre di Gabraoun in Libia
La vista da capogiro affacciati dal teatro di Segesta
La città vecchia e i resti del ponte sul letto del fiume a
Mostar nel
1997
I panettoni di Rio de Janeiro dal Corcovado
Le cascate dell'Iguaçu
Il salar di Uyuni dove le distanze assumono contorni indefiniti
I tetti e la moschea di Djennè in Mali dall'alto di un
edificio
Le maestose montagne armene verso il confine con l'Iran
La città abbandonata di Bam in Iran
I tetti di Venezia dal campanile di San Giorgio
La strepitosa alba sul Monte Bromo in Indonesia
Le risaie a terrazza di Tirtagangga, Bali
I sassi di Matera dalla balconata della piazza in una sera d'inverno
Il Lysefjord dal curioso sasso di Preikenstolen, Norvegia
Tramonto sulle Cascate Vittoria
Il ponte e l'Opera House a Sydney visti dal giardino botanico
La Città Eterna dalla terrazza del Vittoriano
La baia di Hong Kong durante lo spettacolo di luci serale
5 agosto - macao
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| macao |
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macao - avenida sun yat sen |
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macao - vista dalla fortaleza
de guia |
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| macao - vista dalla fortaleza
do monte |
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macao - vista dalla fortaleza
do monte |
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macao - vista dalla fortaleza
de guia |
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| macao |
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macao - capela de nossa
senhora da guia |
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macao |
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| macao |
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macao - casino lisboa |
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macao - casino lisboa |
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9-10 agosto -
suzhou e nanjing
A casa con il cappotto
Per le strade di Nanjing, in questo
luminoso pomeriggio d'agosto, mi
sento come una piccola fetta di melanzana che viene dimenticata per ore
sulla griglia. Facendomi forza ricordo a me stesso che sono qui per
un appuntamento.
Luisa veste un elegante abito viola e sorride nascosta dall'ombrellino.
Nel suo italiano timido ma sicuro mi spiega di come la pelle bianca sia
un dono troppo importante per permettere che il sole se lo porti via.
Mi guardo intorno mentre sudiamo nel parco cittadino e in effetti poche
ragazze azzardano un confronto diretto con la nostra stella. Mi dice
che è una tradizione secolare e deriva dal tentativo di
imitare i ricchi
che, non uscendo mai di casa, non avevano modo di colorare i loro visi.
Per farmi capire meglio, Luisa apre la borsetta. Dentro una busta tiene
un paio di foto. In una è bellissima mentre, vestita di
tutto punto,
simula di suonare uno strumento tradizionale. E' evidentemente
truccata, ma di un bianco neve che la rende finta, un'eroina tra il
mitologico e il cinematografico. Guardo e riguardo quell'immagine, non
posso credere sia la stessa persona che ho davanti.
A cena ci aspetta la pentola mongola.
Come in un celebre piatto
francese, diversi tipi di carne vengono intinti nell'acqua bollente per
poi ricevere la benedizione della salsa prescelta. Davanti a questo
banchetto, gocciolando per il caldo spossante, mi si gela il sangue.
Il fiume azzurro divide in due zone la Cina: quella in cui esiste il
riscaldamento e quella in cui si soffre il freddo. Nanjing è
appena al
di sotto del confine e la mia amica cinese vive un inverno all'ombra
del suo cappotto, che deve portare ovunque. In casa ci sono dai due ai
cinque gradi e ci si scalda solo in bagno con l'acqua della doccia.
All'università, nei negozi, in autobus, un unico e
pesantissimo gelo.
Luisa però è sorprendentemente contenta e
confessa che non potrebbe
sopportare gli sbalzi di temperatura delle nostre calde case europee.
Ma il vento sta cambiando e i nuovi uffici e le case di lusso
cominciano a installare il riscaldamento centralizzato. Lei
è
preoccupata. Fra poco, se continuerà così,
dovrà preoccuparsi dei
vestiti indossati sotto il cappotto, una volta invisibili come gli
indumenti intimi.
Un pensiero mi sfiora: un inverno dal volto umano mi sembra valga la
fatica di scegliere un maglione carino la mattina. Poi guardo l'eroina
che mi fissa indecisa e decido di non parlare.
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| nanjing -
università |
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nanjing - parco xuan wu |
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nanjing - alessandra e luisa |
Un caldo benvenuto
Una sala conferenze. Quindici ragazzi
che stanno sviluppando le loro
abilità comunicative. Cosa ci faccio io in mezzo a loro?
Tutto era iniziato un paio di ore prima davanti alla pentola mongola.
Adesso Luisa non è più sola.
Alessandra ha scelto questo nome italiano di ripiego. Innamorata di
Filippo Inzaghi, ha dovuto fare i conti con la mancanza del
corrispettivo femminile e si è accontentata di portare il
suo tributo
a un numero 10 ormai in declino. Molto più spigliata
dell'amica,
propone di continuare la serata con un gruppo di ragazzi che in
novembre arriveranno a Torino per un anno di lavoro all'Iveco. Si pensa
possano essere curiosi di avere notizie dell'Italia da un loro futuro
concittadino.
Mi sento l'ospite d'onore di una riunione che in realtà
prevede un
gioco molto serio, in cui si deve mostrare ai capi la padronanza di
abilità essenziali per il futuro lavoro. Io siedo accanto a
loro e
ogni tanto qualcuno si eclissa e viene da me.
Antonio, Lorenzo, Fabio, Grazia, Renato, Donatello, Massimo, Daisy a
turno cercano conforto nelle mie parole, pervasi dalla sottile ansia di
non integrarsi in quel mondo tanto lontano, fatto di una lingua
sconosciuta, un cibo diverso e una città potenzialmente
ostile. Faccio
loro molte promesse. Spero di poter dare
tutto il calore mediterraneo di cui siamo capaci perché non
si sentano
mai soli.
11-14 agosto - shanghai
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| shanghai - il maglev |
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shanghai - il maglev |
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shanghai - in aeroporto |
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| shanghai - il gruppo |
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shanghai - il maglev |
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shanghai |
La modernità in gruppo
Non ho alcuna esperienza particolare da raccontare su Shanghai. Nessun
incontro memorabile o una storia che valga la pena di essere letta.
Però sono stato bene.
Voglio ringraziare Paola, Carlo, Fabrizio, Enrico e Pamela
perché i
nostri giorni insieme sono stati allegri e spensierati. Il mio ricordo
della città più moderna della Cina
resterà sempre legata a loro.
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| shanghai - oriental pearl
tower |
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shanghai - grattacieli a
pudong |
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shanghai - jin mao e world
financial center |
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| shanghai - il fiume huangpu e
pudong |
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shanghai - grattacieli a
pudong |
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shanghai - vista dalla
captain guest house |
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| shanghai - vista dalla
captain guest house |
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shanghai - vista dalla
captain guest house |
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shanghai - temporale su
nanjing donglu |
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| shanghai |
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shanghai |
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shanghai |
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| shanghai - sul ponte a zigzag
di yu yuan |
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shanghai
- sul ponte a zigzag
di yu yuan |
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shanghai - sotto il ponte a
zigzag
di yu yuan |
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| shanghai - sotto il bund |
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shanghai - sotto il bund |
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shanghai - lungo il bund |
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| shanghai - vista dal jin mao
tower |
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shanghai - oriental pearl
tower |
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shanghai - lungo il bund |
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| shanghai - jin mao e world
financial center |
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shanghai - interno del jin
mao
tower |
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shanghai - shanghai world
financial center |
15 agosto - linxia
Tremila metri di felicità
La Cina cosmopolita attraverso la
quale ho viaggiato non mostra
un'anima religiosa. Anche i templi che mi è capitato di
incontrare
sembrano solo corpi estranei sui quali per un attimo si posa lo sguardo
dei passanti.
Nella provincia del Gansu, a duemila chilometri dalla costa, ho trovato
invece un luogo diverso, dove il culto è praticato con
convinzione e
trasporto. La città di Lanzhou sorge come crocevia
strategico nel nord
della Cina. Se si oltrepassa la grigia scacchiera dei palazzi centrali,
si raggiunge una valle che nasconde al suo interno un tesoro religioso
raro da osservare in questo paese.
Stipati a forza nel minibus per Linxia, gli occhi sono rapiti dai primi
minareti. Lo stile di questi gioielli dell'islam si fonde qui in modo
del tutto originale con le strutture locali. Più tozzi degli
esemplari
arabi, hanno i diversi livelli aperti e simili a quelli delle pagode. A
sormontarli un tetto ricurvo e la mezzaluna dorata aperta verso il
cielo.
A Linxia gli uomini camminano sovrastati da un bianco e piatto
copricapo, mentre le donne vestono lunghi abiti neri che incorniciano
il volto senza nasconderlo alla vista. La sera ceno in un locale povero
dove si ordina ciò che è esposto in cucina.
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| linxia - a cena |
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tra linxia e xiahe |
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tra linxia e xiahe |
La famiglia dei
proprietari è curiosa e gentile. Il figlio di sei anni
continua a
tirarmi i peli delle braccia mentre mangio e tutti mi vogliono per una
foto. Alla fine il pasto offerto mi riporta a quegli esempi di
generosità islamica che tengo stretti nei miei ricordi.
Tuttavia non c'è tempo, occorre risalire la valle
là dove l'autobus
arriva a squarciare la gelatina distesa sulle nostre teste e il cielo
ci riconsegna il suo colore naturale.
16-17 agosto - xiahe
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
Xiahe è sede del
più importante monastero
tibetano fuori da Lhasa. A
tremila metri l'aria risveglia dal torpore le mie membra. Mi siedo in
un cortile e scruto i monaci che tornano dalla preghiera. Zhouni Jianzo
mi invita nella sua cella. Dietro la tendina, un mosaico di mattonelle
colorate incornicia una piccola stanza al fondo della quale
è posato
un materasso. Alle pareti l'immagine del Dalai Lama veglia sulle sue
notti, mentre lo stereo lo distoglie, probabilmente, dalla monotonia
delle sue giornate. Zhouni estrae dall'unico armadio gli ingredienti
dello Tsampa. Taglia una fetta di burro di Yak, la mischia con l'orzo
in polvere e aggiunge acqua calda e zucchero. Con una bacchetta agita
l'impasto che diventa pronto per essere consumato. Mentre cerco di
camuffare una smorfia a causa dell'insolito sapore, cala l'imbarazzo
tra di noi. La comunicazione è molto difficile e lui
continua a
battersi i pugni sulla fronte maledicendo l'incapacità di
parlare una
lingua comprensibile al suo ospite. A ogni frase nomina il Dalai Lama e
mi mostra alcuni libri che, essendo in tibetano, posso apprezzare solo
per il colore della copertina. Allora Zhouni li prende, se li batte
sulla fronte e, dopo avermi salutato, si dilegua per la preghiera.
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
Quando il buio tiranneggia su Xiahe
è ora di rientrare,
prima di
essere assorbiti dalle voragini delle fogne, celate dietro
l'oscurità.
Allora capita di sedersi in uno dei locali aperti da viaggiatori
idealisti e ascoltare strane storie, come quella di Cristian. A
vent'anni ha lasciato Lima per seguire Eugene, l'amico americano.
Insieme hanno aperto un ristorantino che domina dall'alto la vita
semplice del paese. Allo Snowy
Mountain si preparano succulenti piatti
peruviani e si può trovare riposo dai lunghi inverni che
spazzano le
strade ghiacciate.
Negli occhi e nelle parole di Cristian c'è la certezza di un
futuro
difficile, ma anche la determinazione giovanile ad andare avanti.
Mi chiedo cosa possa aver portato un ragazzo così lontano da
casa, in
un luogo freddo e inospitale. Forse qualche brutta storia accaduta in
Perù oppure il peggior compagno che si possa desiderare, la
solitudine.
L'aria fuori vibra al suono dei corni e profuma di incenso. Mentre
impara il tibetano tra i suoi nuovi amici, Cristian è
appoggiato alla
stufa ancora spenta e dal suo sorriso vedo trasparire qualcosa vicino
alla felicità.
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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| xiahe - monastero labrang |
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xiahe - monastero labrang |
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xiahe |
Un paese su rotaia
Spostarsi all'interno della Cina vuol
dire soprattutto viaggiare lunghe
ore sui treni. Adesso, dopo aver percorso oltre ottomila chilometri,
posso dire che è una delle esperienze migliori che questo
grande paese
possa offrire.
Il viaggio inizia sempre con l'acquisto del biglietto, forse l'impresa
più ardua e snervante. Solo Beijing e Shanghai dispongono di
uno
sportello per gli anglofoni; altrove bisogna arrangiarsi. Con le sigle
per esempio. Ogni treno è sempre e solo designato da una
lettera e da
un numero. Dalla lettera si evince la tipologia del convoglio e ci si
può fare un'idea del comfort che si troverà a
bordo.
Un altro problema è costituito dall'enorme massa di cinesi
in
movimento, si stima almeno dieci milioni in qualsiasi momento.
Nonostante la straordinaria offerta di collegamenti non ho mai visto un
posto libero nei vagoni dove ho viaggiato. Così è
consigliabile
prenotare parecchi giorni prima per non doversi accontentare di una
panca di legno per un viaggio di due giorni.
Con il biglietto in mano entriamo in stazione e in fila indiana
passiamo alla prova del metal detector. Superato questo ostacolo si
accede all'universo delle sale d'attesa, perché le stazioni
cinesi
assomigliano agli aeroporti con i loro gate
e le rampe di accesso.
All'interno della sala d'attesa, dove si arriva anche due ore prima
della partenza, si possono ultimare gli acquisti, dal cibo, ai
tabacchi, ai profumi.
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| treno no stop beijing-hong
kong |
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beijing - stazione dei treni |
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treno veloce nanjing-shanghai |
E' l'ora dell'imbarco e finalmente
siamo al binario. La lunga serie dei
vagoni (ne ho contati anche 25) è presidiata dal personale,
che
gentilmente controlla il biglietto, assegna il posto e ci fornisce di
lenzuola e asciugamano. Nel caso di un viaggio lungo avremo
probabilmente optato per una cuccetta, o soft
sleeper
o hard
sleeper a
seconda della classe. In ogni caso si tratta di vagoni aperti, con le
serie di sei cuccette comunicanti con il resto del treno. E' un buon
modo per favorire la socializzazione e anche la sicurezza a bordo.
Lentamente il treno lascia la stazione e l'emozione cresce. La
velocità di crociera varia tra i 100 e i 250 chilometri
all'ora e i
cinesi si divertono a comunicarlo tramite il display, orgogliosi della
loro efficienza. Possiamo poi scoprire temperatura, fermate e alcune
raccomandazioni anche in inglese.
Mentre mare, montagna, strette gole o campi di riso sfilano al nostro
fianco, è ora di mangiare. E' sempre ora di mangiare per i
cinesi che
tendono a salire a bordo carichi di provviste. Solitamente si fanno
fuori una scatola di noodles
che ha bisogno solo dell'acqua bollente
per essere pronta. Altri preferiscono l'offerta dei cuochi interni che
passano continuamente con stuzzichini o carrelli tipo mensa aziendale
con varie pietanze succulente.
Per ogni vagone ci sono almeno tre impiegati: il capo, il pulitore e
l'aiutante. La loro attività è instancabile.
Provvedono al cambio
delle lenzuola, alla pulizia del tappeto dalle briciole, al
rifornimento di acqua calda per i pasti e curiosamente alla vendita di
oggetti. Infatti a nessun ambulante è permesso di salire a
bordo e
allora sono loro che ne fanno le veci. Ho assistito a quella che poteva
essere una televendita: una ragazza doveva far fuori due oggetti
improbabili. Uno era un rasoio fosforescente e l'altro un bastoncino
che piegandosi formava figure divertenti. Lo ricordo anche da noi
quando ero piccolo, si chiamava coso, era rosso e io lo volli a tutti i
costi. Adesso giace dimenticato in qualche angolo della cantina. Ma lei
è brava nella gestualità e pare risultare una
grande oratrice,
perché i due inutili soprammobili vanno come il pane.
Ma cosa si fa durante questi lunghi trasferimenti?
Il cinese tipo sembra dividersi fra tre attività: dormire,
mangiare e
giocare a carte.
La prima occupa gran parte della giornata e alcuni riescono a separarsi
dalla posizione sdraiata solo per andare al bagno. Le altre due sono
limitate alle pause imposte dalla mancanza di sonno. Il gioco delle
carte soprattutto è molto interessante perché con
esso nasce il
coinvolgimento di persone che non si conoscono e anche io ho fatto
così alcune conoscenze, benché non sia riuscito
ad afferrare le
regole.
La giornata si chiude alle dieci, quando uno degli impiegati oscura i
finestrini e le ferrovie cinesi ti prendono per mano nel viaggio verso
la notte. La musica classica accompagna il primo sonno, mentre le luci
si spengono all'unisono e tutto il treno diventa un nero proiettile.
Ma il nuovo giorno arriva alle sette in punto e con esso ritorna la
musica che cerca di aprire gli occhi cisposi dell'alba e ci segue per
la durata della colazione.
La nostra destinazione si avvicina e allora una voce suadente con un
sottofondo musicale ci ricorda che posto magnifico stiamo per
raggiungere; ne passa in rassegna la storia e illustra i suoi monumenti
principali. Addirittura ne riassume l'essenza in inglese.
Adesso si vedono i primi palazzi della periferia e mille scatole e
valigie vengono ammassate nei corridoi. I nuovi amici si salutano per
non rivedersi forse mai più e, fra strette di mano e
sorrisi, ci si
chiede quando un altro treno sarà pronto a cullare le nostre
notti
cinesi.
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18-19 agosto - verso
il kazakhstan
Nello zaino solo un granello di sabbia
Saliamo a bordo. L'autista ci consegna
un sacchetto nel quale
dobbiamo riporre le scarpe. Ci infiliamo fra le tre file di cuccette a
due piani dell'autobus. Per me è un'esperienza nuova;
dormirò
disteso accanto al grande finestrino, mi godrò questo
limpido tramonto
e da domani la Cina sarà solo un ricordo.
Mentre Urumqi e le sue moschee si perdono nel passato, rifletto su
questi miei giorni nel paese di mezzo. Non credo di potermi permettere
giudizi assoluti, sarei troppo presuntuoso, ma lascerò
scritte alcune
impressioni che futuri viaggi si incaricheranno di confermare o
smentire.
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| tra urumqi e astana |
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tra urumqi e astana |
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tra urumqi e astana |
Comincio col dire che le persone che
ho potuto conoscere si sono
rivelate tutte squisite. Non sapevo di preciso cosa aspettarmi e sono
rimasto conquistato dalla loro gentilezza. In genere le ragazze, che
tra l'altro vantano dei bellissimi lineamenti, sono più
simpatiche.
Inoltre la loro proverbiale snellezza le rende molto eleganti.
Accanto a un commento positivo, eccone uno di segno opposto: ho
sperimentato uno dei peggiori climi della mia vita. Ho viaggiato in
posti più caldi, più umidi e più
nebbiosi, ma nessuno dava il
massimo in tutte queste tre caratteristiche allo stesso tempo. La
giornata alla grande muraglia è stata la caporetto del
viaggio. Un
vero peccato perché sono sicuro che ad esempio Beijing mi
sarebbe
piaciuta molto di più con il sole.
Un altro aspetto importante è il numero. Bisogna fare i
conti con la
prorompente forza di più di un miliardo di persone che,
ovviamente,
non stanno mai ferme. Lo si nota. Dappertutto. E' spiazzante e
può
innervosire.
Poi c'è la modernità. Ci si domanderà
se può aver oscurato la Cina
tradizionale. Io questo non lo so, ma nemmeno a Shanghai ho percepito
la parte contemporanea come il principale oggetto della mia attenzione.
E' lì, la si vede, ma ci si concentra su altro, su quegli
aspetti che
sono più diversi dal nostro mondo. Hong Kong fa
però
storia a sé.
Viaggiare all'interno del paese è molto semplice e la lingua
non è
una barriera insormontabile. Inoltre è tutto assai
economico, anche
nelle grandi città. Non durerà per sempre ma
è ancora così. Un
ostello può costare quattro euro a Beijing, ma anche due in
provincia.
Si mangia sempre sotto i tre euro e in un buon ristorante con cinque.
Con venticinque euro si fanno millecinquecento chilometri in cuccetta.
Naturalmente non tralascio la qualità dei monumenti. Molto
difficile
giudicare. Mi sono esaltato per la Grande Muraglia e il palazzo
d'estate a Beijing, laddove la città proibita mi ha deluso.
Immagino
che dipenda come sempre dalle aspettative e le mie erano molto alte,
troppo nel caso della capitale.
Quello che più conta è che questi venticinque
giorni mi sono sembrati
come un'introduzione a un paese che meriterebbe almeno dieci di questi
viaggi. Non so se riuscirò, ma mi rendo conto che oggi mi
porto a casa
solo un granello di sabbia dell'intero territorio cinese.
21-23 agosto - astana
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| astana |
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astana - abbellimento delle
facciate |
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astana - abbellimento delle
facciate |
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| astana - nuovi palazzi |
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astana - nuovi palazzi |
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astana - nuovi palazzi |
Dai una mano al tuo presidente
Fin dalla più remota
antichità, uno dei
grandi
desideri dei sovrani è stato quello di lasciare un segno
riconoscibile del proprio passaggio
terreno. Perché il tempo del ricordo è
infinitamente
superiore a
quello del vissuto.
Si pensa, a volte, che questa tendenza sia scomparsa, ma esiste una
città, lontana e isolata, a dimostrare il contrario.
Posata sulla steppa e falcidiata da inverni gelidi e ventosi, Astana ci
dimostra che i tempi dei faraoni sono tornati.
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| astana - fiume ishim |
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astana - il presidente e la
sua famiglia |
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astana - lungo il fiume ishim |
La sua storia è breve, ma
tormentata. Fondata nel 1830 come
avamposto
cosacco, viene chiamata Aqmola,
"abbondanza di bianco". Negli anni 50
del secolo scorso diventa il fulcro del programma di Kruscev per creare
qui il granaio dell'Unione Sovietica ed è ribattezzata Tselinograd
(città delle terre vergini). Si sviluppa quindi come una
media città
fredda e grigia fino agli anni 90, quando il presidente kazako
Nazarbaev annuncia di volervi trasferire la capitale del neonato paese.
La decisione suscita forti perplessità nonostante le
motivazioni di
una pericolosa prossimità di Almaty ai suoi turbolenti
vicini e alle
zone sismiche della regione. Si pensa che questa possa essere la tomba
bianca del presidente così come sugerisce un altro
significato di
Aqmola e Nazarbaev prontamente cambia il nome in Astana
"capitale",
dichiarando di volere portare a termine il progetto. Per la terza volta
in 40 anni, la città acquista una nuova identità.
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| astana - parco centrale |
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astana - parco centrale |
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astana - parco centrale |
Alla fine del 1997 tutto era pronto
per il trasferimento del potere
nella polverosa piana kazaka. Tuttavia occorreva ripulire il tetro
aspetto dei palazzi del centro e il presidente decise che tutte le
facciate sarebbero state ricoperte di eleganti piastrelle. Oggi il
viale della Repubblica abbaglia per la sua pulizia e
modernità, ma se
solo si ha voglia di grattare la superficie delle apparenze, basta
andare sul retro per rendersi conto del tipo di operazione portata
avanti. Mi ricorda un film della mia infanzia in cui il protagonista
prestava il suo camion a un autista slavo che glielo riportava in
apparente perfetto stato. Il lato nascosto alla vista si sarebbe
incaricato di rivelare l'infame trattamento subito dal mezzo.
Astana brindava comunque al suo ingresso nel nuovo millennio con la
speranza di un futuro migliore per i suoi 400.000 abitanti.
Pochi immaginavano che il Presidentissimo, che già si
avviava a essere
tiranno a vita, avesse in mente un piano rivoluzionario, capace di
imprimere una svolta radicale nella struttura urbana. L'architetto
Kisho
Kurokawa si sarebbe incaricato di dare forma ai suoi
sogni.
Dall'alto del Baitiriek
la città nuova prende già forma. Distesa
sulla direttrice est-ovest, saluta alba e tramonto con due progetti
dell'architetto Norman Foster, la piramide della pace e l'enorme tenda
trasparente che già fa capolino in lontananza. Dopo la
piramide si
nota subito il palazzo presidenziale dall'elegante cupola azzurra:
dalle sue finestre Nazarbaev può dominare un parlamento da
qualche
giorno interamente nelle sue mani.
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| astana - kabanbai batyr avenue |
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astana - il triunf astana |
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astana |
Le elezioni che lo hanno visto
vincere con l'88,5% dei voti sono state probabilmente truccate, ma una
osservatrice dell'Osce mi fa notare
come il consenso nel paese sia comunque altissimo. I brogli sono stati
commessi solo per assicurare che nessun partito superasse lo
sbarramento del 7% necessario per sedere nell'assemblea legislativa.
Abbasso gli occhi sul modellino dove una ragazza illustra i gloriosi
tempi che aspettano i cittadini della capitale. Siamo sull'albero al
centro del mondo, il nuovo simbolo del Kazakhstan, effigiato sulle
banconote e sui cartelli stradali. Dice una leggenda che il fiume del
mondo scorra nel centro dell'Eurasia e che sulle rive si innalzi
l'albero della vita. Eccoci dunque in cima a quell'albero, una sfera
dorata al centro del delirio di onnipotenza del Sultano della steppa.
Salgo al vertice della cupola, dove una lunga coda mi inibisce la
vista. Dai bambini in fasce alle babushka incartapecorite, tutti i
sudditi sono ansiosi di apporre la propria mano sul calco di quella del
presidente. Si dice che un tempo suonasse l'inno a ogni contatto, ma
forse si è temuto di esagerare.
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astana
- la zona delle
ambasciate |
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Per tornare verso la città
vecchia prendo una macchina,
grande
invenzione del mondo sovietico. Chiunque, se vuol realizzare un po' di
soldi, può improvvisarsi tassista, con il risultato che
muoversi è
facilissimo e anche ecologico, dato che si gira spesso in auto piene.
Renato mi dice che il presidente li ha effettivamente presi per mano e
allontanati dalla povertà. Lamenta di come nel 1995 non ci
fosse da
mangiare e avere un lavoro fosse un lusso che solo pochi privilegiati
potevano vantare. Per tutto questo il popolo kazako gli sarà
sempre
riconoscente, perché ad Astana ormai rombano costose
fuoristrada
giapponesi e i ristorati sono sempre pieni.
E allora si può passare sopra anche agli insuccessi, come
quello del
programma Kazakhstan 2030. Intorno al 2000 si proponeva il Kazakhstan
come il leopardo della neve, vero traino dell’intera regione.
Accortamente, Nazarbaev aveva pensato una data in cui lui non sarebbe
più stato vivo a testimoniare un eventuale fallimento. Il
piano, tuttavia, si è dimostrato vuoto ed è stato
sostituito dalla promessa dell’ingresso del Kazakhstan nel
novero delle 50 nazioni più attive del mondo. Anche in
questo caso il manifesto è molto vago e non ha nemmeno una
data di
attuazione o una classifica a cui fare riferimento.
Cammino fra le strade vuote continuamente flagellate da autobotti che
spargono acqua insaponata. L’ossessione per la pulizia
rischia di essermi fatale, mentre entro nella nuova moschea finanziata
dai sauditi. All’interno, protetti da una cupola blu, cerco
refrigerio dalla propaganda di stato,
mentre fuori centinaia di gru danno invece sfogo a ogni fantasia e
decine di grattacieli crescono a vista d'occhio.
Salgo sulla ruota del parco pubblico.
Ogni città sovietica
che si rispetti ha la sua ruota. Solo nell’abitacolo, per
alcuni minuti sono ammesso allo spettacolo del lungofiume, con gli
scintillanti e colorati palazzi residenziali che lo fronteggiano. E
più in fondo il Triunf
Astana, un castello di appartamenti
di lusso sulle stile dei sette palazzi moscoviti.
I giovani kazaki sono in attesa del loro turno. Vogliono assaporare da
quassù il brivido del cambiamento. Tuttavia dovrebbero
guardare lontano, laddove la sede della società petrolifera
ricorda loro qual’é la vera divinità
alla quale devono inchinarsi. Tutti compreso Lui.
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| astana - palazzo
presidenziale dal baitiriek |
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astana - interno del baitiriek |
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astana - vista dal baitiriek |
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| astana - palazzo presidenziale |
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astana - palazzo governativo |
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astana - la piramide della
pace |
24-26 agosto - da omsk a mosca
L'Atlante di Yuri
La luce del tramonto dipinge calde
pennellate sui colorati
edifici
della Prospekt
Lenina. Il vento sferzante però ricorda ai
passanti che
l'inverno in Siberia si prende solo un breve riposo. Mi aggiro
così
per gli ampli viali di Omsk, che mi avevano erroneamente descritto come
anonimo centro industriale.
Oggi sono stanco. Le tante notti in
autobus sono riuscite a infliggere
costanti ferite nel mio fisico che ora ha bisogno di vero riposo.
L'attesa del treno per Mosca è una lunga agonia. Seduto
accanto allo
zaino, faccio fatica a tenere gli occhi aperti e rischio più
volte di
cadere. E' in questo stato che entro nello scompartimento. Mentre
preparo la cuccetta, Yuri dorme un sonno vigile.
Il raggio di sole che mi riporta al mondo dei vivi proviene dalla
stazione di Tyumen, il mattino dopo. Yuri mi squadra e mi annuncia il
buon giorno. Vedo la sua faccia rubiconda saldamente avvitata alle
spalle sbucare dal corridoio. Mi chiedo dove sia scomparso il collo, ma
poi vengo preso da un'altra considerazione: mi trovo su un treno di
lusso e quasi vuoto.
Yuri lavora nelle ferrovie ed è partito da una cittadina
siberiana per
sei mesi di prova a Briansk, vicino alla Bielorussia. Mi mostra la
tenuta di servizio e, con un piacere quasi morboso, cuce gli stemmi
sulla manica della giacca.
Due giorni in treno possono essere
lunghi e noiosi o brevi e piacevoli.
E' Yuri a far pendere la bilancia dalla parte giusta. Le nostre
chiacchierate sono semplici ma assidue e io cerco di aggrapparmi a
qualche parola conosciuta per stare a galla nel suo russo veloce.
Yuri possiede un vecchio atlante ferroviario di quando l'Unione
Sovietica brezneviana era ancora un impero temuto e rispettato.
Seguiamo il percorso del nostro treno sfogliando le sue pagine e io me
ne innamoro subito. Intanto, mentre la musica che ammalia il vagone, ci
accompagna verso ovest, ci scambiamo cibo e piccoli regali. Alle
stazioni più importanti Yuri scende, dice di volersi
sgranchire, ma
poi torna sempre con due gelati.
Mosca è ormai alle porte. Yuri lo aveva capito subito.
Prende
l'atlante e me lo regala. In quel momento, ne sono sicuro, fa di me
l'uomo più felice del treno.
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| omsk-mosca: il nostro
scompartimento |
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yuri nel nostro scompartimento |
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mosca |
28 agosto - kiev
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| kiev - verso maydan
nezalezhnosti |
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kiev - verso maydan
nezalezhnosti |
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kiev - verso maydan
nezalezhnosti |
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| kiev - maydan nezalezhnosti |
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kiev - chiesa di san giovanni
battista |
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kiev - cattedrale di santa
sofia |
29 agosto - l'viv
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| l'viv - ploshcha rynok dal
municipio |
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l'viv - ploshcha rynok dal
municipio |
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l'viv - ploshcha rynok dal
municipio |
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