Dubai e
Rajasthan (2009) - Fotografie e racconti
Cliccando sulle foto precedenti
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immagini e racconti delle diverse tappe del mio viaggio. Al
termine di ogni sezione potrete tornare all'indice.
7 agosto
- abu dhabi
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| abu
dhabi - investment
authority tower |
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abu dhabi - grattacieli in
costruzione |
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abu
dhabi - emirates palace |
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| abu dhabi - emirates palace |
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abu dhabi - emirates palace |
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abu dhabi - emirates palace |
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| abu dhabi - esposizione sulla
nuova città |
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abu dhabi - esposizione sulla
nuova città |
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abu dhabi - esposizione sulla
nuova città |
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| abu dhabi - vista
della corniche |
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abu dhabi - vista
della corniche |
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abu dhabi - moschea shaikh
zayed |
7-10 agosto - dubai
Palme d'oro
Finalmente la vedo davanti a me. La
struttura punta dritto
verso il cielo e a 200 metri di altezza mi sento ancora piccolo
piccolo. Davanti al mio cocktail, all’ultimo piano del
grattacielo “The Address” ammiro la torre dei
record. Claudio ci illustra il panorama della città che
sarà. Perché a Dubai nulla è mai
definitivo, nuovi progetti sono sempre all’orizzonte. Lo
spettacolo dall’alto è impressionante. Interi
quartieri sono disegnati a piacimento sulla terra desertica. Ma lei no.
Lei c’è già e ha sfondato gli 800 metri
di altezza. Il prossimo gennaio diventerà la costruzione
più alta mai realizzata dall’uomo. Tuttavia,
quanto durerà il record del Burj Khalifa nessuno si sente di
dirlo. Da tutto il mondo che può è già
partita una sfida che ha dell’incredibile: infrangere la
barriera del chilometro in altezza. Sono state proposte torri che
superano i mille metri a Kuwait City, nel Bahrein e a Jeddah;
è tuttavia ancora Dubai ad avere il record dei sogni, con
una torre di 2400 metri, una vera città verticale. Pensate a
un struttura di 400 piani arrotolata attorno a un tronco nel quale
ascensori proiettile vi fanno salire di 100 piani in pochi secondi. A
sovrastare la torre ci penserebbe un’antenna di 400 metri in
grado di catturare l’energia eolica. Sarà solo una
visione?
Scendiamo dai sogni ed entriamo al Dubai Mall, il più grande
della città. Un altro modo di concepire lo shopping, ma
anche l’esposizione della merce. Gli alimentari solitamente
sfigurano in un centro commerciale di lusso e sono relegati in una zona
specifica, spesso sotto terra. Qui invece sono elevati a rango di merce
pregiata. Le pasticcerie espongono i cioccolatini come fossero gioielli
di Cartier, a formare piramidi dorate alle quali è difficile
resistere. Al centro del Mall una pista di pattinaggio ci ricorda che i
soldi possono anche portare un mondo lontano a pochi passi da casa.
C’è sempre la curiosità e la passione
per ciò che non possiamo avere: chi vive al freddo tutto
l’anno sogna le spiagge spazzate dal sole, chi di sole ne ha
fatto l’indigestione, sogna i manti nevosi. Così
Dubai ha portato la neve nel deserto. L’Emirates Mall,
maestoso sgorbio sbilenco, ospita una vera pista alpina. Si viene
vestiti a modo, dotati di sci e spediti sulla seggiovia per provare
l’ebbrezza di una discesa. Una grande vetrata permette ai
curiosi di ammirare gli aspiranti sciatori. In un angolo uno schermo
piatto simula il fuoco al centro di un finto camino: è un
ristorante in pieno stile chalet svizzero; gli uomini in elegante veste
bianca offrono alle loro donne dal sorriso nascosto un po’ di
esotismo.
La vetrina che la principale città degli Emirati offre
è una scintillante mostra di tutto ciò che
è moderno, efficiente e stupefacente. Ma come dietro alla
bella immagine di un televisore ci sono meccaniche che solo pochi
conoscono, in questo caso c’è un prezzo da pagare.
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| dubai - buj dubai |
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dubai
- the address |
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dubai - the address e burj
dubai |
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| dubai - vista da "the address" |
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dubai - vista da "the address" |
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dubai - burj al arab |
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| dubai - dubai mall |
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dubai - dubai mall |
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dubai - dubai mall |
Avevo conosciuto Claudio a Londra.
Un’amica comune
me lo aveva spedito a casa, con la richiesta che gli dessi da dormire
per qualche notte, mentre lui cercava fortuna nella grande metropoli.
Con lui avevo trascorso bei momenti in quel 2001 britannico, ma poi
c’eravamo persi di vista, troppo lontani per mantenere un
vero contatto. Claudio intanto faceva carriera negli studi
architettonici della city, fino a quando la voglia di un cambiamento
radicale non lo aveva fatto emigrare al caldo di Dubai, in compagnia
della sua moglie neozelandese. Chiedo al mio vecchio amico se sono vere
le storie che ho letto, vicende che raccontano di immigrati indiani,
pakistani e filippini illusi dalla chimera di un salario da brividi e
adesso ridotti in semischiavitù e privati del passaporto.
Lui è molto diplomatico e immagino che per vivere qui si
debba esserlo anche con se stessi: sì, la situazione sta in
effetti in questi termini, ma è anche vero che qui gli
immigrati guadagnano almeno tre volte più che nei loro paesi
d’origine e, grazie alle fatiche di alcuni individui, in
India o nelle Filippine con le rimesse può vivere
un’intera famiglia. Non c’è ombra di
giudizio nelle parole di Claudio, lui riporta i fatti. Tuttavia a poche
centinaia di metri dal suo appartamento, decine di operai cercano di
muoversi all’ombra e al sudore delle loro tute, arroventate
da un caldo che rende ogni passo una fatica di ercole. Quando
fotografo, tutti mi sorridono. Cosa penseranno?
Claudio e Joni vivono nel quartiere di Dubai Marina. Il loro
appartamento ha un bel terrazzo che accompagna lo sguardo verso il
porticciolo nel quale è d’obbligo attraccare lo
yacht, una volta si sia raggiunto lo status giusto per comprarlo. Nel
2002, durante la mia prima visita a Dubai, questo quartiere non
esisteva e la città ruotava attorno al centro e alla
luccicante Sheikh Zayed Road. Ora il baricentro si è
spostato verso sud, dove nuove costruzioni non sempre ineccepibili
hanno permesso l’espansione della città. La sera
ci spostiamo poco lontano, a Medinat Jumeirah, un albergo-quartiere un
po’ kitsch, ma dal quale si hanno belle viste della vela,
quel gioiello multicolore che è il Burj Al Arab.
All’interno del complesso si va per svagarsi tra i suoi
canali veneziani con tanto di gondole, i suoi locali e i negozietti di
souvenir; personalmente sono ammaliato da un pingue signore che compone
le sue opere d’arte con la sabbia. La polvere di diversi
colori scende e mentre cade lui riesce a pilotarla con maestria. Ne
nascono cammelli solitari e palme d’oro che aspettano i
compratori.
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| dubai - quartiere dubai marina |
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dubai - a casa di claudio e
joni |
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dubai - piscina nel quartiere
dubai marina |
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| dubai - quartiere dubai
marina |
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dubai - quartiere dubai marina |
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dubai - lungomare di dubai
marina |
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| dubai - la monorotaia di palm
jumeirah |
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dubai - palm jumeirah |
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dubai - hotel atlantis |
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| dubai - hotel atlantis |
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dubai - la monorotaia di palm
jumeirah |
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dubai - palm jumeirah |
Vicino ai canali e alla vela,
c’è la
palma. La palma è uno dei sogni dello sceicco Al Maktum.
Lungo il tronco una silenziosa monorotaia si apre la strada tra bassi e
anonimi palazzi per arrivare alla sommità dove dovrebbe
nascere un’alta torre. Da lì in avanti si
dipartono i rami, nastri di terra ornati di villette a due piani su
ambo i lati. Tutto sembra deserto. Ma il vagone avanza e, come sospeso
sulla laguna, raggiunge l’anello esterno, una chiosa di
alberghi con spiaggia privata, dei quali solo l’Atlantis
è a oggi terminato. E’ come entrare nel mondo
immaginario di Walt Disney, con la differenza che tutto è
reale. Ai piedi dell’hotel un parco acquatico,
all’interno un immenso acquario. Tanta acqua per non pensare
che fuori il sole brucia davvero.
Questa è la palma Jumeirah, ma nel sogno infinito
dell’edificazione di Dubai, essa non è che la
prima di una serie di tre palme che si stenderanno da nord a sud. Al
centro il mondo. Si può apprezzare il mondo esclusivamente
dall’alto, magari dal finestrino dell’aereo.
Centinaia di piccole isole sono state disegnate per dare
l’illusione di abbracciare il nostro pianeta con un solo
sguardo. Quando il complesso sarà completato, si
potrà navigare attorno alle isole-stato e viaggiare dai
resort di lusso, alle ville esclusive, dagli affollati atolli
residenziali, ai nodi commerciali. Sembra l’ultima frontiera,
ma se si gira un po’ per Dubai, si possono comprare alcune
mappe dei sogni, con la raffigurazione delle mete future; il mondo
è destinato così ad essere il centro di un altro
arcipelago, l’universo, in cui ogni isola rappresenta un
pianeta del sistema solare.
A questo punto è troppo anche per me, ed è venuto
il momento di una cena tra amici. Per l’occasione arriva
anche Antonio. Lui è più aggressivo di Claudio
sui temi dello sfruttamento e condanna il sistema degli emirati.
Secondo lui la stampa non è libera, non si sa nulla di
quello che succede. Ne nasce una garbata discussione, nella quale
Claudio e Joni mi sembrano più a loro agio, consapevoli che
difficilmente potranno contribuire a un cambiamento. Come si fa a
gettare fango sul luogo che sta costruendo il loro futuro, da spendere
magari sulle dolci colline dall’altra parte del mondo? Dubai
è un luogo di transito per Claudio, come forse lo
è stato Londra, un mezzo per raggiungere mete più
appaganti.
E’ una serata piacevole, mangiamo una pasta succulenta,
beviamo del buon vino. Non abbiamo preoccupazioni, nessuno a
comandarci. Possiamo discutere amabilmente e goderci la vita fino alla
mattina, fino a quando migliaia di operai saranno sparpagliati a sudare
per i nostri sogni.
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| dubai - in costruzione a
dubai marina |
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dubai - in costruzione a
dubai marina |
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dubai - forza lavoro in
attesa dell'autobus |
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| dubai - mall of the emirates |
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dubai - mall of the emirates |
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dubai - mall of the emirates |
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| dubai - fermata dei bus
climatizzata |
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dubai - attraversando il
creek sull'abra |
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dubai - madinat jumeirah |
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| dubai - lungo il creek |
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dubai - lungo il creek |
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dubai - bastakia |
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11-12 agosto -
delhi, agra e fatehpur sikri
Cento
Mi dicono che da bambino andassi
sempre in giro con un libro.
Alcuni di questi libri si chiamavano Atlanti e mostravano il mondo in
cui viviamo. Ho sempre avuto curiosità di conoscerlo. Poi un
giorno i libri non mi bastarono più e i miei genitori, che
lo avevano capito, mi portarono a vederlo con i miei occhi, il nostro
mondo. Prima i luoghi familiari, per poi allontanarsi ed entrare in
universi sconosciuti. Avevo 14 anni e in attesa di un aereo, forse a
Beirut o ad Aden, mi misi a elencare i paesi che avevo visitato.
Sì, perché oltre al mondo avevo maturato una
passione per i numeri e le statistiche, quasi una malattia che non mi
avrebbe lasciato più. Quei paesi erano comunque
già 20 e alcuni avevano visto solo qualche sparuto turista.
Ecco ciò che più mi piaceva, viaggiare. Da allora
molto tempo è passato e tanti viaggi archiviati. Il mio
quaderno si arricchiva di nomi, sempre di più e sempre
più strani. Fino a oggi. Oggi infatti cade un evento
particolare, come un compleanno speciale di un amico. Quando il timbro
sul passaporto ha validato il mio visto, sono entrato nel centesimo
territorio indipendente della mia vita.
Sul moto risciò voliamo verso la capitale. Prima
dell’alba Delhi nasconde nelle sue strade un triste segreto,
che ama svelare con le prime luci. Migliaia di vite risorgono
dall’asfalto che le ha cullate durante la notte e affrontano
il nuovo giorno. Mi sento fortunato. Penso a quanto ho visto io, mentre
loro per tutta la vita faticheranno a lasciare la città.
Poi, preso dall’irrequietezza, butto il pensiero in avanti e
mi chiedo: quale sarà il prossimo?
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| delhi - in partenza per agra |
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delhi - in partenza per agra |
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agra - taj mahal |
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| agra - taj mahal |
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agra - taj mahal |
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agra - taj mahal |
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| agra - sheela hostel |
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fatehpur sikri |
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fatehpur sikri |
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| fatehpur sikri |
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fatehpur sikri |
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fatehpur sikri |
13-15 agosto - jaipur
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| jaipur - city palace |
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jaipur - city palace |
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jaipur - city palace |
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| jaipur - city palace |
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jaipur - city palace |
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jaipur - city palace |
L'angelo e la Ferrari
Prendiamo un oggetto qualsiasi, ad
esempio lo stiloso I Pod
della Apple. A Zurigo per poterselo comprare è sufficiente
un giorno di lavoro: ci si alza la mattina, si va in ufficio, qualche
mail, chat, caffè, discussione con i colleghi e alla sera si
torna a casa sentendo la musica. A Bombay invece bisogna ripetere
questa giornata per tutto il mese prima di potersi permettere lo stesso
oggetto. Seduto davanti alla mia colazione, leggo questa notizia su un
quotidiano “usa e getta” quelli che infestano le
strada di ogni metropoli che si rispetti. La disparità,
presentata in questo modo, è davvero scioccante.
Ci penso ancora mentre Moin ci scorrazza per Jaipur, impazzito nel
traffico come una pallina di flipper. Moin si accontenta di 7 euro per
l’intera giornata e a questi va ancora sottratta la spesa
viva della benzina. In Italia a fine giornata, con quella cifra
potrebbe addentare un panino e bere un caffè. Moin
però è forte, non si lamenta mai, ha la battuta
sempre pronta. L’abbiamo conosciuto all’uscita del
City Palace, in compagnia della nostra amica belga Karen.
“Saltate sulla mia Ferrari” ci dice lui e il gioco
è fatto. Sul moto risciò sputacchiante ci ha
guidato a Jaipur per tre giorni. Moin è stato il nostro
angelo custode. Grazie a lui, la città rosa ci ha svelato il
suo volto più umano; con lui siamo riusciti a evitare che
rumore, sporcizia e incuria ci lasciassero un ricordo negativo. Ad
Amber ci ha portati al cospetto di due magnifici forti; con lui abbiamo
superato l’oscurità che nascondeva le scale al
minareto di Iswari; le sue acrobazie ci hanno portato al tempio delle
scimmie e poi a quello dei venti. Più semplicemente lui
è stato per noi Jaipur. L’ultima sera Moin ci ha
portato in stazione, ci ha preso il biglietto e ci ha salutato con un
gesto della mano, mentre pian piano raggiungevamo la banchina,
direzione Udaipur. Ricorderò a lungo la sua Ferrari, che
consente una vita dignitosa ai suoi tre figli, e la contagiosa allegria
che di certo farà felice la sua giovane moglie.
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| jaipur - riparazioni
elettriche |
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jaipur - con moin e karen |
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jaipur - nei pressi di amber |
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| jaipur - amber fort |
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jaipur - jaigarh fort |
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jaipur - jaigarh fort |
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| jaipur - amber fort |
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jaipur - fortificazioni tra
amber e jaigarh fort |
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jaipur - amber fort |
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| jaipur - amber fort |
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jaipur - amber fort |
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jaipur - amber fort |
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| jaipur - amber fort |
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jaipur - amber fort |
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jaipur - jal mahal |
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| jaipur - galta, tempio delle
scimmie |
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jaipur - galta, tempio delle
scimmie |
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jaipur - galta, tempio delle
scimmie |
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| jaipur - hawa mahal |
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jaipur - hawa mahal |
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jaipur - hawa mahal |
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| jaipur - vista dall'hawa mahal |
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jaipur - vista dall'iswari
minar swarga sal |
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jaipur - vista dall'iswari
minar swarga sal |
Torta di celluloide
Non c’è paese che
ruoti attorno al cinema
più
dell’India. Ogni anno si producono quasi 1000 film e vengono
staccati circa 4 miliardi di biglietti. Cifre impressionanti che solo
questo grande paese può regalare. I giovani sono in
fibrillazione per le nuove uscite, ma soprattutto per le vicende
personali degli attori. Ci hanno chiesto più di una volta se
seguissimo le peripezie delle star di Bollywood. Non se vedessimo i
film, ma se fossimo appassionati alle vicende rosa dei suoi
protagonisti. Il nostro totale disinteresse non finiva di stupire gli
indiani che tappezzano ogni luogo con le locandine dei loro film
preferiti, magari con qualche presenza femminile cha ammicca
lussuriosa. Volevo almeno sfiorare questo mondo di cinefili e
all’inizio del viaggio me ne si presentava subito
l’occasione.
A Jaipur c’è infatti un’icona di questa
grande
passione collettiva, il cinema Raj Mandir. Decido di andare,
confondendomi tra la folla. Il Raj Mandir è quanto di
più
kitsch si possa immaginare. Passabile da fuori, all’interno
sfoggia uno stile “barocco sudamericano” a tinte
rosa e
gialle. Siamo tutti accolti in un grande atrio dove fa bella mostra di
sé un ampio scalone. Da lassù si può
ammirare la
moltitudine che si accavalla al bancone dei popcorn e discute
animatamente. In breve, masticando all’unisono, siamo spinti
dentro la sala, enorme e sontuosa. Lo spettacolo può avere
inizio. A parte un paio di squilli di telefonini, rimangono tutti
rapiti dalla bella storia del film e il pubblico fornisce un esempio di
disciplina che non mi aspettavo. La pellicola è notevole,
una
specie di “Harry, ti presento Sally” dal sapore
internazionale, nella quale i divi si spostano con grande naturalezza
tra Delhi, San Francisco e Londra. Non ci sono sottotitoli, ma tutto
è perfettamente comprensibile, perché il
linguaggio del
romanticismo non ha bisogno di alcuna traduzione.
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| jaipur - panch batti |
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jaipur - cinema raj mandir |
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jaipur - cinema raj mandir |
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16-18 agosto -
udaipur
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| udaipur - lal ghat, city
palace e lago pichola |
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udaipur - lal ghat, city
palace e lago pichola |
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udaipur - vista del centro |
L'uomo dal cuore grande
E’ lui, Deep, finalmente.
E’ una limpida
serata sulla terrazza della pensione e la sua figura comincia a bucare
le tenebre. Saprà ripagare le nostre aspettative?
Tutto ebbe inizio alcuni anni fa. Avevo conosciuto Chiara una tiepida
serata di agosto, tra i vicoli adiacenti a Jalan Malioboro, a
Yogyakarta. Lei era in viaggio con Lisa, io con la mia fidanzata.
Avevamo organizzato un appuntamento di fortuna in quella bella
città e tutti assieme saremmo saliti al Monte Bromo per uno
degli spettacoli più appaganti delle nostre vite. Chiara era
allegra e mi sembrava che formasse con Lisa una coppia di viaggiatrici
curiose e instancabili. Con il passare degli anni, di lei il tempo
aveva disperso le tracce. Sapevo però che era andata in
India e che le avevano anche rubato la macchina fotografica a bordo di
un treno. Era arrivato il momento di riallacciare i rapporti e prima
del viaggio mi ero fatto scrivere una serie di consigli.
Sarà il piacere della novità o la pigrizia della
ricerca, ma capita spesso che questi consigli non vengano seguiti. A
Udaipur, però, Chiara mi aveva chiesto un favore. Il suo
consiglio di alloggiare alla Dream Heaven Guest House si tingeva anche
di una richiesta molto particolare: bisognava salutare una persona
speciale, Deep. Egli era, a quei tempi, il padrone
dell’albergo e aveva l’usanza di far dipingere ad
alcuni suoi ospiti dei murales. Chiara mi descrisse il suo: un sole che
incornicia un cammello solitario nel deserto, posto proprio dietro la
reception. Il compito sembrava facile e anche interessante e garantiva
la conoscenza di un uomo dal cuore grande, come aveva scritto Chiara.
La Dream Heaven sorge proprio di fronte al Lal Ghat e offre al termine
della sua scaletta angusta un panorama mozzafiato. Il lago Pichola
separa e valorizza tutti i gioielli della città: a sinistra
l’enorme City Palace che si stende dietro il ghat, al centro
le tre isole-palazzo tra le quali spicca per maestosità il
Lake Palace. Sulla quella terrazza si potrebbero passare settimane,
cullati dai materassi stesi all’ombra dei portici. I ragazzi
della pensione si dannano l’anima per proporti quei lassi che
hanno un suono tanto onomatopeico, ma che non sono altro che
gustosissimi frullati.
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| udaipur - dream heaven
guesthouse |
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udaipur - dream heaven
guesthouse |
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udaipur - dream heaven
guesthouse |
Avevamo adocchiato subito il murale,
un po’ sbiadito
dagli
anni ma ancora vivo. Deep invece, impegnato in altri progetti, si
faceva vedere poco, e le nostre strade non si incrociavano mai. Sunny,
suo cugino, stava spesso con noi e aveva sempre belle parole per quel
suo parente più maturo, anche se non voleva fargli sapere
del suo impegno all’albergo: troppo piccolo per lavorare,
secondo Deep. Una mattina mi ero arrampicato fino al tetto della
terrazza, perché la labirintica struttura della pensione
prevedeva anche questo e avevo visto una ragazza impartire lezioni di
yoga; era bello godere della bellezza del luogo mentre alle tue spalle
altre persone stavano meditando forse sullo stesso concetto di
bellezza. Avevo così scoperto che l’istruttrice
era la fidanzata di Deep. Messicana, bazzicava nel mondo dello
spettacolo e pareva essere una giramondo incallita. Con Deep aveva
aperto una specie di agriturismo fuori città. E Deep?
Avremmo potuto incontrarlo la sera, sulla terrazza.
Sono tre giorni che ci arriva l’eco delle imprese di questo
ragazzo. Sarà questa la serata buona per scoprire tutto
sull’uomo dal cuore grande?
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| udaipur - nei pressi di
gangaur ghat |
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udaipur - nei pressi di
gangaur ghat |
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udaipur - nei pressi di
gangaur ghat |
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| udaipur - nei pressi di
gangaur ghat |
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udaipur - jagdish temple |
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udaipur - jagdish temple |
Una vita di ricordi
A Udaipur è quasi il
tramonto. Il sole basso
dà ai bianchi palazzi un intenso color panna che si tuffa
nel blu del lago Pichola. Il Lal Ghat risuona delle urla dei ragazzini
che giocano a spruzzarsi e si lavano accuratamente;
sull’ultimo gradino una famiglia osserva un rito privato.
Uscendo dalla porta principale le stradine sono tutte in salita. Dalle
finestre le anziane signore battezzano con lo sguardo i passanti e
sembrano immerse nei pensieri più profondi. A un certo
punto, un piccolo spiazzo. Seduto sull’uscio di una casa, un
vecchio. Sorride, ma è un riso amaro. Ex autista di moto
risciò, Mohd è ora malato e le sue gambe non gli
consentono di proseguire quel lavoro che ha costituito la ragione di
tutta la sua vita. Adesso egli vive di ricordi del tempo che fu,
sfogliando le foto con i turisti di passaggio. La gioia del passato gli
sfugge dalle dita a mano a mano che la pila di immagini si esaurisce.
Ora colleziona riflessi di posti lontani, che mai
raggiungerà; cartoline di turisti che hanno goduto della sua
sapiente guida, sulle strade del Rajasthan. Alcune foto sono bruciate.
Il sole, impietoso, sta consumando anche gli ultimi ricordi. I suoi
pochi denti che si sciolgono in un sorriso sono il ricordo che conservo
di lui.
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| udaipur - lal ghat |
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udaipur - lal ghat |
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udaipur - lal ghat |
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| udaipur - sistema fognario |
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udaipur - la sporcizia del
rang sagar |
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udaipur - nei pressi del lal
ghat |
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| udaipur - verso il monsoon
palace |
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udaipur - monsoon
palace |
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udaipur - vista dal monsoon
palace |
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| udaipur |
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udaipur - verso il lal ghat |
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udaipur - jagdish temple |
Il mio nome è Bond, James Bond
Penso sia stata una passione trasmessa
da mio padre. Lui ha
sempre
amato le acrobazie dell’agente segreto per eccellenza. Si
guarda
i film più e più volte nelle sere senza sonno. A
me di
quei film piacciono due cose: le ragazze sempre bellissime e le
ambientazioni esotiche. James riesce a conquistare le donne
più
affascinanti nelle regioni più improbabili della terra.
Visti i
precedenti non poteva mancare l’India, la terra dei maharaja,
un
luogo dal carisma tutto da sfruttare.
Passeggiando per i vicoli di Udaipur si notano all’entrata
dei
locali delle vecchie lavagnette vergate di un gesso sbiadito, che
segnalano la proiezione alle sette di sera del film Octopussy. Il
vecchio James è stato dunque anche qui, quando aveva il nome
transitorio di Roger Moore. Ospite in un lussuoso albergo del City
Palace e bersaglio delle fiere sul sentiero verso il Monsoon Palace, il
nostro era approdato sulle rive del lago Pichola e noi volevamo seguire
le sue gesta. In effetti a Udaipur un turista deve assolutamente fare
tre cose: informarsi sui luoghi bondiani, visitarli e, infine, la sera
salire su una terrazza, gustare una buona cenetta e rivivere le visite
della giornata tramite il film. Puntualmente abbiamo seguito
l’iter. Purtroppo però l’immagine supera
spesso la
realtà e l’ultima parte non si sarebbe rivelata
all’altezza. Non tutti i ristoranti trasmettono la pellicola
come
promesso, la qualità è spesso scadente e
l’esercito
di zanzare assassine pronte ad annebbiare la visione è
sempre in
agguato. Tuttavia l’emozione di vedere l’agente 007
mentre
si tuffa nella piscina che avete appena ammirato lo stesso pomeriggio,
vale la fatica e le occhiate di sufficienza degli annoiati camerieri.
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| udaipur - lake palace hotel |
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udaipur - vista del lake
palace hotel |
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udaipur - shiv niwas palace
hotel |
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| udaipur - city palace |
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udaipur - fateh prakash
palace hotel |
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udaipur - corso di cucina |
19 agosto - autobus udaipur-jodhpur
Horn please
La mia scuola guida pullulava di
strani individui.
C’era un
tizio che confondeva sempre la sinistra con la destra; poi
c’era
Lovera, con la sua lista di film scritti “così
come si
pronuncia” e ancora Intraliggi e Monachella, che il nostro
docente si divertiva a prendere in giro e a inserire sempre nella
stessa auto virtuale che non dava mai la precedenza. Lui godeva nel suo
sadico esercizio di pungolarli e disorientarli. A scuola guida ci si
divertiva e una delle cose che ho imparato è che il clacson
è l’estremo tentativo di avvertire del pericolo.
Così diceva Massimo. Massimo, però, in India non
c’era mai stato.
Anche se ci fosse stato, si sarebbe aspettato da un clacson un suono
standard e monotòno. Le case automobilistiche seguono questi
canoni. I loro progettisti, però, non pensano
all’India.
Qui il suono del clacson è il vero padrone della strada.
Ogni
mezzo più grande di un’auto produce la sua
melodia, che si
ripete a ogni battito di ciglia. I passeggeri intrappolati nel siluro
metallico sono impotenti. Non si può svolgere alcuna
attività degna di nota. Ascoltare la musica è
ridicolo,
leggere è una sfida di concentrazione, parlare è
uguale a
comunicare durante un assolo di batteria. D’altra parte
apprendo
che saper suonare il clacson è una delle tre
virtù del
buon automobilista e tenuto conto che un’altra è
la
fortuna, si lascia intendere di che stoffa sono fatti gli autisti.
L’India ha un triste primato sulle strade, dove muoiono
tredici
persone ogni ora. E’ forse per questo che si adotta una forma
di
cautela. Sul retro di ogni mezzo che si rispetti è infatti
vergato a chiare lettere “Horn please”, che
significa: se
volete superare dovete prima avvertire chi arriva nel senso opposto, ma
soprattutto me che forse sono privo di specchietti; quando mi avrete
stordito, forse vi lascerò passare. Non pensavo che il suono
di
un clacson mi sarebbe penetrato nelle ossa e che avrei canticchiato per
ore le tante cacofonie. Ogni volta che ne sentivo una nuova mi
dimenticavo della precedente e adesso che sono a casa non ne ricordo
più. Per le strade della mia città ora mi chiedo
cosa
abbiano tutti da starsene così quieti. Ma perché
non si
scatenano e non si lasciano andare? Forse succede a tutti appena
tornati dal Rajasthan.
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| tra udaipur e jodhpur |
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tra
udaipur e jodhpur |
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tra udaipur e jodhpur |
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19-20
agosto - jodhpur
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| jodhpur - vista della
vittà dal forte |
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jodhpur - mehrangarh fort
dalla guesthouse |
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jodhpur - salendo al
mehrangarh fort |
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| jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur - mehrangarh fort |
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| jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur - mehrangarh fort |
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| jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur - mehrangarh fort |
Un mondo poco solitario
Era il 1993 quando per la prima volta
sentii parlare delle
Guide. Dovevo pianificare una breve puntata in Marocco e mi imbattei in
un compendio di tutta la zona mediterranea. Mi piacevano quelle guide
pronte a portarti a braccetto per il mondo. Io all’epoca non
lo sapevo, ma avevano già quindici anni di vita. Col tempo
sono sempre stato loro fedele, vedendo la mia piccola biblioteca
colorarsi con il crescere dei titoli. Compravo anche pubblicazioni su
posti dove non ero stato o non avevo intenzione di andare. Intanto il
successo degli ex-sposini inglesi era ormai mondiale e io gioivo con
loro.
Poi è venuta l’India e il loro mito ha iniziato a
scricchiolare. Qui le Guide sono idolatrate da chi è
riuscito a ricevere una segnalazione, conscio che quel gesto
può significare il netto miglioramento della sua vita.
Già pronti, i venditori sono lesti ad aprire il libro e a
indicare che il loro nome si è magicamente trasferito su
quelle pagine tanto preziose. Più ci spingiamo verso ovest,
più il Libro è presente. Qui a Jodhpur, davanti
all’albergo, una polverosa agenzia di viaggio espone la sua
insegna. Fa notare di trovarsi a pagina 237. Mi chiedo di che edizione,
in che lingua. Controllo, ma non è la mia. Tanti soldi spesi
inutilmente per due insegne subito invecchiate dal tempo. Ci spingiamo
oltre la strada dei falegnami, laddove si accende il mercato. Prima
della porta, ecco la celeberrima omelette shop citata dal Libro
… anzi due! Sì perché, attratto dal
successo del vicino, anche Vicky ha deciso di lanciarsi nel settore.
Come due galli da combattimento, le bancarelle si fronteggiano da anni.
Le insegne non mentono: una si vanta di essere nelle Sue pagine,
l’altra invoca pietà e comprensione, dal momento
che dalle pagine è stata esclusa. Stessi prezzi, stessa
qualità, ma quella originale vende cinque volte di
più. Con Madi faccio un esperimento. Entrambi proviamo
metà omelette da una parte e metà
dall’altra. Poi ci dividiamo i favori e le dediche sui libri
degli ospiti. I due padroni sembrano sorpresi e non paiono contenti.
Poi qualcuno mi porta in una saletta: lì
c’è un PC e un video girato da un ragazzo
francese. E’ un ritratto del padrone dell’Omelette
Shop originale. A lui l’impresa editoriale di una coppia di
giovani e intraprendenti viaggiatori ha cambiato la vita. A noi,
purtroppo, sta rimpicciolendo gli orizzonti del mondo.
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| jodhpur - mehrangarh fort |
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jodhpur |
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jodhpur - sadar market |
21-23 agosto - jaisalmer
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| tra jodhpur e jaisalmer |
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jaisalmer |
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jaisalmer - il forte |
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| jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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| jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
Hindlish
Che bello sarebbe stato essere
viaggiatori italici al tempo
dell’Impero Romano. La tua lingua ovunque ti spingessi, fino
ai
limiti del conosciuto. Ma forse non era così. Forse il
latino
era solo l’idioma ufficiale di un territorio immenso e
variegato
e nemmeno attorno all’Urbe le diverse classi sociali potevano
capirsi. Adesso dobbiamo fare un balzo in avanti di duemila anni.
L’inglese ha preso il posto del Latino, ma la domanda rimane.
E’ sempre la stessa lingua in tutto il mondo? Oppure stanno
nascendo cento, mille inglesi a seconda della contaminazione con le
lingue locali? Quando viaggio amo scattare foto alle declinazioni
involontariamente ironiche della nuova lingua universale e ho scoperto
che esiste addirittura un sito che ne raccoglie le storpiature.
Ricordatevi che il “Cek out”
a Bali è alle 10, che la “Entery”
di un supermercato a Teheran è da quella parte; a Pechino
potrete comprare una freschissima “Ice Watter”,
così come a Bangkok gustare ottimi “Sandwics”.
Centinaia, migliaia di questi strafalcioni mi frullano nella mente. In
Rajasthan, tuttavia, l’arte dell’Hindlish raggiunge
vette
sublimi e Jaisalmer ne è l’indiscussa capitale.
L’insegna senza macchia è una rarità.
Ne abbiamo
lette tante, gustandoci l’attesa per l’errore che
puntuale
arrivava sempre. Così alcune invitavano a “Rant a
Motor Bike” oppure “Rent a
Moter Bike” che “We arrang”
dei bellissimi tour dove girerai magnifici “Vedio”.
Dopo “30 minit”
di massaggi potrai quindi assaporare ottimo “Continnantal
food” al più vicino “Restorent”
o “Restaurent”
magari “Itaiyan”
in quel locale “Recoginsed”
dal Ministero per la sua ottima “Kitchan”.
Al mattino ricordati del “Cheak out”
alle 9 e poi di fare un’abbondante colazione. Cosa vuoi
mangiare: “Omelet”,
“Omellt”,
“Omellet”,
oppure ancora “Omlete”?
Forse non ci crederete ma il ristorante della “Gorakh
Haveli” ha voluto sbaragliare la concorrenza ed è
riuscita
a scrivere Omelette in quattro modi diversi nella stessa pagina. Manca
solo la versione corretta.
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| jaisalmer - hindlish |
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jaisalmer - hindlish |
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jaisalmer - hindlish |
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| jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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jaisalmer - il forte |
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| jaisalmer - vista dal forte |
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jaisalmer - vista dal forte |
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jaisalmer - vista dal forte |
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23 agosto
- deserto del thar
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| deserto del thar |
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deserto del thar |
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deserto del thar |
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| deserto del thar |
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deserto del thar |
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deserto del thar |
Solitudine
Basta poco per stancarsi del cammello.
Basta un’ora.
Accorgersene alle sette del mattino, con la prospettiva
dell’intera giornata in groppa, non è il miglior
buongiorno possibile. Siamo in viaggio in sei: Madi è su
Papaya, io sono su Michael e la nostra guida Arkha conduce le danze su
Mister India. Raggiungiamo il primo villaggio per colazione. I
ruminanti consolano la loro sete allo stagno, mentre noi siamo
circondati dai ragazzini. Chiedono le penne, poi giocano alla
settimana, quel passatempo già dei nostri genitori, nel
quale si salta di quadrato in quadrato con una gamba sola. Loro,
però, incidono il percorso sulla sabbia e ogni volta il
vento si occupa di cancellare il gioco. Ben presto siamo di nuovo in
sella. Sotto la minaccia di un colpo di sole avvistiamo alcune gazzelle
e gli straordinari scarabei stercorari, piccoli esserini che passano la
vita a rotolare accanto agli escrementi palliformi dei cammelli. Adesso
ondeggiamo stanchi alla ricerca di un briciolo di ombra per il pranzo,
ma gli arbusti sono troppo piccini per tutti noi. Quando ci appostiamo,
siamo in sette: è arrivato un amico di Arkha.
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| deserto del thar |
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deserto del thar |
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deserto del thar |
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| deserto del thar |
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deserto del thar |
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deserto del thar |
Menù per il pranzo: riso,
verdure e chapati;
cottura: in loco; colore dell’acqua da utilizzare: grigio
topo. Cerchiamo di scongiurare una sicura dissenteria e Madi si impunta
per l’utilizzo di acqua in bottiglia. Ormai siamo bollati
come schizzinosi, non c’è dubbio, ma ci va bene
così. Il pranzo, d’altra parte, si rivela ottimo e
ci ricarica parzialmente per il pomeriggio che a poco a poco sfianca le
nostre gambe. Prima del tramonto siamo al villaggio di Arkha.
E’ un agglomerato di capanne a pianta circolare dai graziosi
tetti di paglia. Alcune abitazioni sono abbellite da dipinti gioiosi e
per certi versi infantili. La casa del nostro cammelliere è
costruita attorno al cortile, che è il vero nucleo della
vita famigliare. Al centro la vecchia madre sta mungendo una vacca, che
dispensa frequenti getti di piscio e pare non gradire
l’operazione. La bellissima donna avvolta nella veste rossa
ci dice di essere la cognata di Arkha e ci mostra soddisfatta il
figlioletto. Quando parla del marito alza gli occhi addolorati al
cielo. La nostra permanenza nel villaggio è fatta di silenzi
e di sguardi che cercano di sostituirsi alle improbabili parole.
Nessuno mostra verso di noi quella curiosità che riteniamo
fonte di conoscenza e progresso. La sopravvivenza permea ogni momento
della vita.
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| deserto del thar |
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deserto del thar |
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deserto del thar |
Un cane si aggira ramingo sulle dune
al tramonto. Siamo noi e
la sabbia. La bellezza del momento sta nella solitudine. Qualche metro
sotto Arkha, Michael, Papaya e Mister India ci aspettano per strapparci
da quella realtà che non ci appartiene.
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| deserto del thar |
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deserto del thar |
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deserto del thar |
24 agosto - autobus jaisalmer-bikaner
Fiume in piena
Avevamo visto qualche gruppo andare
verso ovest. Procedevano a
piedi, attratti da qualche forza a noi ignota. A Jaisalmer avevamo
saputo di più. Ogni anno milioni di credenti raggiungono
dalle loro case il tempio di Ramdevra per una grande festa in onore di
un santo, che in vita era stato fervente oppositore del sistema delle
caste. Per un caso fortuito, Ramdevra si trova anche sulla strada per
Bikaner, dove siamo diretti. La striscia di asfalto sembra disegnata
col righello sulla nuda terra; ai lati solo pietrisco e deserto.
Lasciata Jaisalmer all’alba, non sono molti i fedeli che ci
accompagnano con il loro camminare. La situazione sembra sotto
controllo, ma è un’illusione effimera. Passata
Ramdevra il flusso cambia direzione, ci viene incontro e si decuplica.
Sta arrivando il grosso della processione dal Punjab e dallo stato di
Haryana. Una delle due corsie è costantemente infarcita di
un’umanità variegata. C’è la
famiglia in gita domenicale, con tanto di vessillo; ci sono i gruppi di
amici, i solitari e i santoni; e poi carretti, risciò,
vacche ondivaghe, cammelli, maiali, cani. Nell’altra corsia
si fronteggiano i veicoli nelle due direzioni di marcia e restiamo per
ore in una situazione di frontale potenziale. Il transito avviene
così: ci si lancia all’iperbolica
velocità di 80 km all’ora di fianco ai pellegrini
e si fa la voce grossa giocando col clacson; poi in lontananza ecco
l’avversario, il tuo nemico motorizzato che si avvicina in
pochi secondi. Ci si guarda, una sfida di occhi, mentre dietro
l’autista una torma di passeggeri si assiepa facendo il tifo
per lui e per la propria vita. E’ questione di un momento,
poi la brusca deviazione, gli uni sul pietrisco, gli altri a fare il
pelo agli indolenti marciatori. E anche questa volta è
andata. E’ una dura battaglia e i viaggiatori ne sentono
tutto il peso, arrivando a destinazione stremati dall’ansia e
dal rumore. Intanto, oltre i finestrini polverosi, la folla. Si
susseguono le stazioni di sosta dove un pasto caldo è sempre
pronto a sfamare questi inconsapevoli eroi. Ecco un gruppo che dorme;
più in là alcuni ragazzini si inventano una
doccia, perforando la superficie di un’autobotte. Dappertutto
risuonano i canti, squarciati dai latrati dei clacson. E’
l’inferno in terra. Tre ore di terrore, fino a quando le
ultime propaggini dei pellegrini pian piano lasciano il posto
all’asfalto e al silenzio. Sono gli ultimi ritardatari che,
forse, dopo tanta dedizione e fatica non riusciranno a raggiungere in
tempo Ramdevra, trovando al loro arrivo solo un triste letto di rifiuti.
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| tra jaisalmer e bikaner |
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tra jaisalmer e bikaner |
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tra jaisalmer e bikaner |
24-25 agosto - bikaner
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bikaner - hotel bhanwar niwas |
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bikaner - haveli |
25 agosto - deshnok
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| deshnok - karni mata temple |
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deshnok - karni mata temple |
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deshnok - karni mata temple |
Per caso, in una canzone
“Ci sono
topi tutti in giro, topi tutti intorno, topi mattina e sera, topi
mattina e giorno.”
Non riesco a capire il significato di questa canzone di Francesco, ma
per una volta mi sono trovato immerso in un suo testo e non in senso
figurato. I roditori giravano veramente tutti intorno. Non erano
trecento milioni, ma il grigio dominava comunque la scena.
Non c’è altro motivo per recarsi a Deshnok, se non
quello
di far visita al Karni Mata Temple. Karni Mata visse nel XIV secolo e,
si dice, fece reincarnare in topi molte anime. La venerazione dei sacri
roditori deriva dal fatto che alcuni di loro potrebbero essere
reincarnazioni di antenati dei fedeli attuali. A piedi nudi ci si tuffa
nel cortile dove fanno bella mostra due enormi ciotole piene di latte.
I ratti ciondolano stancamente dai loro angoli per suggere un
po’
di prezioso liquido e poi tornano all’ozio che li rende obesi
e
quasi immobili. E’ considerato segno di grande fortuna essere
sfiorati dai roditori, ma per nostra fortuna l’indolenza che
li
contraddistingue impedisce mosse rapide e imprevedibili.
La nostra attenzione però è catturata da una
bambina.
Avrà tre anni e a piedi scalzi si aggira per il cortile. Sua
madre l’ha depositata sulla nuda terra e prega poco distante.
Avvolta da una rossa veste, non si preoccupa che la piccola mangi il
mais destinato a topi e piccioni; un ratto la osserva
dall’alto,
lei incrocia il suo sguardo. La mamma continua a pregare, magari anche
per un futuro migliore per sua figlia.
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| deshnok - karni mata temple |
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deshnok - karni mata temple |
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deshnok - karni mata temple |
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| deshnok - karni mata temple |
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deshnok
- karni mata temple |
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deshnok - karni mata temple |
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25 agosto - treno da
bikaner a delhi
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| bikaner - in partenza per
delhi |
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bikaner - in partenza per
delhi |
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bikaner - in partenza per
delhi |
26-28 agosto - delhi
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| bikaner - il nostro vagone |
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delhi - red fort |
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delhi - red fort |
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| delhi - connaught place |
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delhi - connaught place |
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delhi - connaught place |
Cerchi concentrici
Erano anni che cercavo di immaginarmi
Connaught Place. Se
prendete una mappa di Delhi, vi salterà subito
all’occhio che la capitale vanta due piazze perfettamente
geometriche. Una è esagonale e conserva incisi
sull’arco di trionfo i nomi di tutti i caduti durante la
prima guerra mondiale. L’altra è circolare e
sembra un gioco di cerchi concentrici. Questa è Connaught
Place. Leggendo le guide, la pensavo piena di vita e centro pulsante
della capitale, ma la realtà, si sa, spesso affonda le
nostre illusioni e la piazza si rivela essere un luogo triste e
decadente. Pensata negli anni trenta come imitazione della mezzaluna di
Bath, si compone di tre anelli dai begli edifici porticati, purtroppo
in stato di colpevole abbandono. Si salva solamente l’enorme
parco centrale, dove curiosamente è vietato fotografare. Due
operai stanno dando il nero alle ringhiere, accarezzandole con le mani
imbevute di vernice, le coppiette cercano di sfuggire al caos cittadino
e i giovani discutono animatamente. Appena ci sediamo
sull’erba entriamo nel cono visivo di due ragazzi. Piyush e
Pulkit studiano ingegneria alla vicina università e ci
approcciano con una domanda curiosa: vogliono un nostro giudizio sul
loro paese per una ricerca che stanno portando avanti. Ne nasce una
lunga discussione, un interessante confronto di opinioni. I due giovani
sono colti, parlano un ottimo inglese e sono imbevuti di una rigida
dottrina nazionalista. Secondo la loro visione del mondo
l’India è allo stesso tempo una superpotenza e un
paese in via di sviluppo. A tutti i nostri appunti su ciò
che non funziona, rispondono con lo scudo del “paese in via
di sviluppo”. Chiedono, ma non ascoltano le risposte.
Chiedono di loro, non di noi. Non sono curiosi, non desiderano vedere
il mondo. Al limite vorrebbero un giorno trasferirsi a lavorare nella
Silicon Valley. E’ un invito all’umiltà
per l’Europa, per chi ha creduto che la sua storia
coincidesse con quella del mondo intero. Il mondo è in
realtà sempre stato più vasto del nostro
orizzonte e oggi Piyush e Pulkit lo hanno gridato dalla piazza dei
cerchi concentrici.
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| delhi - connaught place |
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delhi - connaught place |
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delhi - chelmsford road |
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| delhi - chelmsford road |
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delhi |
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delhi |
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| delhi - metropolitana |
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delhi - stazione di new delhi |
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delhi |
Paharganj
Adoro l’Asia orientale. Il
suo ritmo di vita, i suoi
contrasti e il fare pacato dei suoi abitanti. C’è
poi una particolarità che mi è sempre piaciuta:
la via dedicata agli alberghi economici. A dire il vero può
sembrare una stupida trappola per turisti farlocconi, ma è
anche una piacevolissima comodità. Stanchi e impolverati dal
viaggio, potrebbe non essere piacevole ritrovarsi a rimbalzare come una
pallina da ping pong per una grande città in cerca di una
pensione a buon prezzo, magari pulita e per giunta con una stanza
libera. Se però hai una strada zeppa di alternative, la
fatica è ridotta al minimo. Così a Bangkok
c’è l’immancabile Thanon Kao San, a
Jakarta Jalan Jaksa, a Hong Kong tutto è addirittura
concentrato in un unico edificio, la mitica chunking
mansion. Anche
Delhi è stata risucchiata in questa tradizione e offre ai
viandanti l’angusto tratturo chiamato Paharganj,
letteralmente “il quartiere collinare”. Per la
verità di collinare si vede ben poco, ma un quartiere in
miniatura, questa via lo è davvero.
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| delhi - paharganj |
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delhi - paharganj |
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delhi - paharganj |
All’ingresso, davanti alla
stazione ferroviaria di
New Delhi,
due rudimentali metal detector impediscono il normale flusso dei
passanti. Normalmente si dovrebbe essere obbligati, sotto il vigile
sguardo di un qualche graduato, a introdursi sotto questi aggeggi
infernali, ma in questo caso essi giacciono incustoditi a marcire, come
un vecchio armadio del quale ci si chiede la funzione. Alle loro
spalle, la strada offre un asfalto stentato che sfuma lentamente nel
terriccio. Polverosa d’inverno, la via diventa un sentiero di
fango e pozze nelle umide giornate d’estate. Ai suoi lati
negozi di ogni genere, i cui occupanti a ondate decidono di liberarsi
della spazzatura riversandone il contenuto in mezzo alla strada quasi
fossero consumati lanciatori di peso. Poi ci sono le mucche che giocano
a nascondino con i risciò, saltando fuori
all’improvviso per la gioia dei conducenti e il terrore dei
turisti. Al fondo della gerarchia sociale vengono però i
cani, che gli infiniti incroci hanno reso tutti ugualmente bianchicci,
brutti e smunti. I poveracci sopravvivono a fatica, cercando di portare
a termine senza danni ulteriori le loro giornate. A volte capita
però che non ci riescano, colpiti magari nel buio da una
ruota troppo rapida. Si sentono i guaiti, estreme richieste di aiuto,
che per lo più rimangono inascoltate. In fondo ci sono cose
più importanti delle quali occuparsi, per tutti.
Di sera le terrazze offrono un refrigerio
all’umidità accumulata durante il giorno.
Dall’alto Paharganj offre il suo lato migliore, lontani dal
selciato maleodorante. A metà della via si apre una
piazzetta: cercate un ristorantino che vi si affacci. I mercati
brulicano ancora di gente, le mucche pascolano placide e gli
altoparlanti gracchiano stentorei annunci. Avvertono i cittadini di
guardarsi dai turisti e dai pericoli che essi possono portare. Ogni
annuncio, un jingle musicale. Così per tutta la sera.
E’ un’immagine bizzarra, degna conclusione di un
viaggio in Rajasthan, una lunga apnea nella bellezza e nella
contraddizione.
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| delhi - paharganj |
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delhi - paharganj |
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delhi - paharganj |
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| delhi - lodi gardens |
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delhi - lodi gardens |
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delhi - lodi gardens |
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| delhi - lodi gardens |
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delhi - lodi gardens |
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delhi - lodi gardens |
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| delhi - lodi gardens |
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delhi - lodi gardens |
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delhi - rajpath |
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| delhi - india gate |
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delhi - rajpath |
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torino - gli acquisti |
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Dubai e Rajasthan
(2009) - Consigli
Ecco alcuni consigli dati per area tematica e
nell’ordine cronologico dello
svolgimento del viaggio:
documenti
Il visto per l'India
si può fare a Milano. La validità massima
è di tre mesi e bisogna concludere il viaggio entro l'ultimo
giorno di validità. Il consolato non è
più autorizzato a emettere i visti, per cui dovrete recarvi
all'Indian Visa Center. Non c'è quasi mai molta coda, ma
dovrete sborsare 70 euro più altri costi se non vi recate di
persona.
viaggiare
Autobus o treno? E' questo il dubbio che avrete ogni qualvolta
vi
dovete spostare in India. L'autobus ha l'indubbio vantaggio di poter
essere prenotato anche poche ore prima e di coprire tutte la
destinazioni. Per contro, è più pericoloso e
stancante.
Il treno prevede che voi pianifichiate gli spostamenti con un certo
anticipo. Le classi migliori vanno presto esaurite e resterete con gli
sleeper o, peggio, con i biglietti dell'ultimo minuto, quelli
dell'ordinary class. Nelle città più grandi
c'è
sempre un centro prenotazioni per gli stranieri dove basterà
compilare un modulo per la richiesta e avrete il vostro biglietto.
Ancora meglio, ma è un'opzione più cara, quello
di
affidarvi a un'agenzia di viaggio nelle città più
turistiche. Anche gli hotel a volte prenotano treni e autobus. Le
classi dei treni prevedono l'aria condizionata con gli allestimenti a
due, quattro o sei cuccette per scompartimento; le carrozze sleeper; i
posti ordinari. Ricordate che viaggiare con la classe sleeper ha lo
stesso prezzo che prendere i bus, mentre l'aria condizionata vi
costerà tre volte di più.
dormire
Alcuni hotel consigliabili provati durante il viaggio:
JAIPUR:
nel pieno caos di Jaipur è piacevole alloggiare al Pearl Palace Hotel,
un hotel molto conosciuto ma che può vantare ancora un
ottimo
rapporto qualità prezzo. Esiste una grande
varietà di
stanze a seconda delle vostre esigenze. Al primo piano c'è
una
superlativa stanza in cui rilassarsi, navigare su internet e prendere
un po' d'aria sul balcone. Ma la vera chicca si trova sul tetto, il
ristorante Peacock. Disposto su tre livelli, il Peacock offre una
deliziosa cucina indiana con vista a 360° su Jaipur. I prezzi
sono
leggermente alti, ma l'esperienza vale la pena. Preparatevi a
rifugiarvi sotto la copertura durante i mesi monsonici.
UDAIPUR:
un terrazzo, un comodo materasso in una nicchia, la vista che spazia
sul placido lago. E' questa l'atmosfera che troverete alla magnifica Dream Heaven
Guesthouse. Collocata di fronte al Lal Ghat, questa
guesthouse propone 16 stanze pulitissime, con un bagno ampio e una
bella vista sul lago. Sulla terrazza è possibile mangiare al
ristorante, notevole non tanto per i piatti serviti, quanto per il
panorama di cui si può godere. Il padrone, Deep,
è un ragazzone molto disponibile proprietario anche di una
specie di agriturismo fuori città. La sua fidanzata
messicana insegna yoga all'ultimo piano della struttura. Il nipote
Sunny vi potrà invece offrire un corso di cucina dai suoi
zii, nel cuore della città vecchia.
JAISALMER:
una pensione piuttosto nuova e accogliente è la Gorakh Haveli.
Le stanze sono grandi e accoglienti e il ristorante sul tetto
sufficientemente buono. La marcia in più è
però offerta dalla dinamicità del padrone. Egli
potrà organizzarvi un giro con i cammelli in zone veramente
poco frequentate dai turisti, così come potrà
prenotarvi un treno senza pretendere commissione alcuna. In effetti si
tratta della persona più onesta e capace con cui abbiamo
avuto a che fare durante il nostro soggiorno in Rajasthan.
mangiare
Difficile dare consigli su cosa o dove magiare in Rajasthan.
In genere si sceglie di cenare in base allo stato d'animo del momento e
i ristoranti sono difficilmente posti validi in assoluto.
C'è comunque da dire che i diversi locali provati nella
regione si distinguono per un tratto comune: la presenza di una
terrazza che da al pasto un lustro speciale. La vista è
soprattutto importante a Udaipur e in misura minore a Jodhpur e
Jaisalmer. Difficilmente potrete invece ammirare un bel paesaggio dagli
ultimi piani di Agra, Jaipur, Bikaner o Delhi. Le terrazze sono poi
un'arma a doppio taglio nella stagione monsonica se non dotate di
adeguata copertura. Può succedere che si debba interrompere
un pasto durante il suo svolgimento per rifugiarsi in spazi angusti nei
quali tentare di portare a termine la cena. A Udaipur un pasto non
sarà completo senza la simultanea visione del film Octopussy
della serie di 007, ambientato per la maggior parte in
città. E' solitamente previsto alle 19 ma, nonostante la
pubblicità all'entrata dei locali, accertatevi che la
proiezione abbia luogo sul serio. Riguardo al cibo, è
impossibile elencare tutte le prelibatezze di cui potrete cibarvi; il
consiglio migliore è quello di provare un po' di tutto e di
variare ogni volta il vostro menù.
visitare
Ecco un elenco
di alcuni luoghi che potrete decidere di visitare e sui quali mi sento
si spendere alcuni consigli:
AGRA, Taj Mahal:
come potrete non visitarlo? Eppure può essere una mezza
delusione, soprattutto perchè l'aspettativa è
ovviamente altissima. Per entrare bisogna togliersi le scarpe, quindi
portatevi delle calze da indossare in caso di pioggia. Uno dei momenti
migliori è quello che precede la chiusura, quando potrete
stare
da soli al cospetto di tanta meraviglia. Deludente comunque l'interno.
Da osservare i tanti scoiattoli nel giardino.
FATEHPUR SIKRI:
merita
assolutamente una visita, che si può concludere in mezza
giornata partendo da Agra. Se arrivate con un motorisciò
sarete
depositati lontani dall'ingresso e potrete accedere al sito con un bus
interno (5 Rs); state attenti a scendere nello stesso punto al ritorno,
in quanto è facile perdersi. All'interno troverete diversi
venditori che applicheranno ai souvenir prezzi ben più alti
di
quelli di Agra.
JAIPUR, City
Palace: la
visita richiede quasi mezza giornata. Unico consiglio è
quello
di non snobbare il negozio di artigianato nel quale si trovano anche
capi particolari, sebbene a prezzo maggiorato.
JAIPUR, Amber e
Jaigarh Fort:
bellissima visita che richiede più di mezza giornata. Vi
consiglio di salire prima al Jaigarh Fort, esaurendo la fatica maggiore
quando sarete ancora baldanzosi. L'ascesa dura più di
mezz'ora
ma ne vale la pena. Il biglietto per entrare al forte è
compreso
in quello del City Palace, ma dovrete sborsare un extra per il permesso
fotografico: fatelo a occhi chiusi in quanto il panorama dell'Amber
Fort dall'alto è meraviglioso. Perdetevi nel labirinto del
Jaigarh Fort e rilassatevi nei giardini che dominano la valle per
almeno un'ora, ma potrete concedervi anche di più. Dopo
trasferitevi all'Amber Fort dove potrete dedicare lo stesso tempo,
vista la quantità di ambienti da visitare.
JAIPUR, Hawa
Mahal: si
tratta di uno dei palazzi dalla facciata più famosa
dell'India
intera. Il fatto curioso è che durante la visita la facciata
non
la vedrete mai e dovrete andarci davanti espressamente una volta usciti
dal complesso. L'interno comunque è veramente originale e
potrete sbizzarrirvi in un'infinità di foto, che vi
consiglio
anche di dedicare al caos della sottostante Jaipur. Dall'alto potrete
vedere l'osservatorio astronomico e il City Palace.
UDAIPUR, Monsoon
Palace:
è uno dei set di Octopussy, quindi merita una visita se
siete
fan di James Bond. Il palazzo è in rovina e le scimmie vi
dominano la scena incontrastate. Tuttavia l'escursione di mezza
giornata è consigliabile per altre due ragioni: la strada
per
salire e la vista di udaipur che avrete dalla sommità. Per
ciò che riguarda la strada, si tratta di una piacevole
camminata
di tre quarti d'ora che sarete costretti a sorbirvi (andata e ritorno)
se andrete in motorisciò. Diversamente potrete ottenere un
passaggio lungo la strada oppure optare per un taxi, che
però
dovrete prendere dal centro e non ai piedi della montagna. La vista
è invece particolare in quanto la città risulta
lontana,
ma avrete anche un'idea della colline circostanti.
UDAIPUR, City
Palace:
visita piuttosto lunga perchè si compone del palazzo e di
una
serie di ambienti adiacenti tra i quali non dovrete perdervi l'hotel,
altro set cinematografico di Octopussy, e il giardino in riva al lago,
dove potrete assistere all'eterna lotta tra due mascotte del posto: un
cane e una scimmia.
JODHPUR,
Mehrangarh Fort:
la sorpresa del viaggio e la visita meglio organizzata di tutto il
Rajasthan! Dotati di audioguida compresa nel prezzo del biglietto,
sarete traghettati attraverso tutte le meraviglie del forte durante un
tragitto che occuperà almeno tre ore. Dall'alto godrete di
scorci coloratissimi della città e, al termine della visita,
potrete comprare i vostri regalini in alcuni shop tra i più
gradevoli e forniti della zona.
DESHNOK, Karni
Mata Temple:
il tempio dei topi, lo dico subito, non merita una deviazione dal
vostro itinerario alla scoperta del Rajasthan. Il tempio in
sè
passa quasi inosservato, vista la magnetica attrazione costituita da
centiania di topi mezzi addormentati o che si abbeverano dalla
ciotolona del latte. Il posto è ovviamente sporco e
maleodorante, adatto soprattutto per poter dire agli amici di aver
sfidato un esercito di ratti e di esserne usciti vincitori, Per la
verità i roditori, ben nutriti, sono intontiti dal loro
stesso
benessere e non vi daranno alcun fastidio, se non una visione che non
tutti troveranno gradevole. Portatevi delle calze da indossare per non
calpestare cibo ed escrementi.
comprare
L'India è la mecca dell'acquisto economico, ma
offre anche
merce decisamente interessante. Un consiglio che mi sento di darvi
è quello di controllare i prezzi e di non comprare alla
prima
occasione, ma nemmeno di lasciare gli acquisti per l'ultima vostra
meta,
in quanto le diverse città offrono oggetti non sempre
uguali. Ad
esempio i manufatti in marmo che troverete ad Agra costituiranno una
rarità nelle altre città, così come
Udaipur
risulterà un buon posto dove trovare diarietti in pelle di
cammello o dipinti su seta. Al contrario troverete Jodhpur piena di
spezie e Jaisalmer ricca di tessuti. A Delhi si potrà
comprare
un po' di tutto, ma a prezzi maggiorati. Nella capitale consiglio alle
ragazze alla moda uno spaccio di indumenti della marca Desigual
in Paharganj, non lontano dalla fermata di metropolitana di Ashram Marg.
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